lunedì 15 agosto 2016

C'è tutto un mondo intorno

Mai le persone reali saranno all'altezza dei bit

Non presenti nel presente.
Stiamo cadendo tutti (o quasi) nella trappola della connessione perpetua.
Siamo costantemente “attaccati” ad uno schermo, telefonico, tablet o pc che sia, e gli effetti li possiamo vedere a tutte le ore, ovunque poniamo lo sguardo.
Capi chini, colli inclinati, sguardi disconnessi dal qui e ora.
La connessione perpetua fa rima con disconnessione dal reale.
Le scene sono consuetudine.


Ogni persona con il proprio terminale, che vive di ciò che trova dentro lo schermo, isolandosi dal luogo in cui è.
Ai tavoli dei ristoranti e nelle sale colazioni degli hotel, nelle reception, alle fermate degli autobus, sui treni, sugli autobus, in spiaggia, al bar, negli uffici pubblici, tra il pubblico degli spettacoli, conferenze, incontri.
Ovunque e in qualunque momento, come se avessimo l'angoscia di avere anche solo un momento di distrazione, di vuoto, di “non ho niente da fare”.
Così è sempre un non qui, non ora.
Non presenti, quindi non consci di cosa vediamo, di dove siamo, di chi abbiamo accanto, del mondo che ci circonda e delle meraviglie che ha in sé.
Il contatto virtuale è semplice, ci libera dal porre tutto noi stessi di fronte all'altro.
Una chiacchierata via uots permette di cesellare il dialogo, di nasconderci, di rimandare sine die il confronto reale, di conoscere senza conoscere chi è al di là dallo schermo.
Con la conseguenza che poi la realtà ci annoia, mai così colorata e cangiante come il mondo irreale virtuale. La droga raffinata dello schermo ci nasconde il reale, offuscandone le tinte meravigliose.
Mai le persone in carne ed ossa saranno all'altezza di quelle “conosciute” via bit.
Eppure... c'è tutto un mondo intorno.