lunedì 25 luglio 2016

Parma, prima in regione

Un risultato al limite dell'imbarazzo

Sono usciti i dati ufficiali di gestione della raccolta differenziata 2015, a cura di Arpa regionale.
Parma svetta sopra tutti gli altri capoluoghi di provincia con un 74% (+6,3%) di raccolta differenziata, la seconda città, Forlì, si ferma al 64%. La peggiore è Bologna con il 45%.


In termini da formula uno Parma ha doppiato gli avversari.
Osservando il dato più importante, quello del rifiuto residuo pro capite, i rifiuti da smaltire insomma, la città ducale fa segnare 139 kg, ed anche qui non c'è gara.
Le seconde città capoluogo più virtuose sono in ex equo Modena e Forlì con 270 kg, un quantitativo doppio rispetto a Parma, che surclassa i centri emiliano romagnoli con numeri eclatanti.
Siamo al limite dell'imbarazzo.
Perché non è nemmeno possibile un confronto.



I parmigiani si dimostrano i migliori riciclatori della regione e il sistema di raccolta differenziata cittadino quello che ha dato la svolta ambientale al sistema, con una ricaduta economica importante, quei 700 mila euro che la nuova legge regionale ha assegnato nel 2016 proprio a Parma, in virtù dei sorprendenti numeri espressi.
Non possono che gioire gli amministratori pentastellati con in testa l'assessore all'ambiente Gabriele Folli: Parma esempio a livello italiano, ma anche caso europeo studiato e premiato.
E pensare che si può ancora migliorare.
Attaccando quel 25% di residuo anche ancora resiste.
Sono le micro discariche attorno ai cestini stradali, le ancora migliorabili prestazioni delle imprese (bar e ristoranti in cima alla lista), la differenziata nei parchi e durante le feste di quartiere, l'ampliamento della differenziata alle plastiche miste.
Vediamo ancora troppe persone gettare mozziconi e cartacce, liberarsi sulla strada di ciò che non serve più.
Ma anche sul fronte legislativo la strada è ancora lunga.
Ci sono troppi imballaggi di difficile o impossibile riciclo, troppi materiali non inclusi nel contributo Conai per il riciclo, troppi scarti che finiscono nella fauci degli inceneritori o nelle profondità delle discariche, ancora troppo usa e getta e oggetti di insufficiente durata e riparabilità.

Parma ha dimostrato come sia possibile anche nelle grandi città applicare una corretta gestione dei rifiuti e trasformare in risorsa quello che generalmente viene considerato un irrisolvibile problema.

venerdì 15 luglio 2016

Little boy

L'ennesima carneficina ci ha mostrato l'estrema semplicità del male.
Facile falciare vite e impossibile prevenire simili eventi, che rasentano la normalità, nel loro orrore.
Che sia in atto una guerra tra occidente e estremismo islamico è alla luce del sole.


Isis contro tutti verrebbe da pensare.
Ma Daesh non basta a sé stessa per minacciare la fine del mondo, come lo abbiamo sin qui conosciuto.
Un enorme flusso di denaro è condizione indispensabile per poter tessere questa tela mondiale di morte.
Come non si potrebbe fare a meno delle frustrazioni dei musulmani. Male integrati e disillusi da un occidente che non ha dato loro l'eldorado sognato nelle immagini televisive, che nelle rabbia e nei gesti estremi trovano una ragione di vita fin qui svanita nelle banlieue, nelle lunghe file della disoccupazione o del lavoro malpagato e sfruttato.
Dovremmo anche osservare la storia, fatta anche di orrori come quello di Nizza o peggio.
Non dimenticare di quanto sangue umano l'umanità si è abbeverata nella sua corsa alla supremazia.
Ricordare l'infinita sequela di stragi ad ogni latitudine.
Non serve nemmeno rimettersi sui libri per suggerire alcuni di questi tragici momenti.
La ferocia delle guerre sante, del rispettivo orrore sui cristiani da parte degli arabi in espansione.
Il napalm sulle popolazioni vietnamite.
Gli estremismi nazisti e comunisti hanno fatto strage di cittadini inermi in numero di milioni.
A Hiroshima in un unico scoppio Little Boy evaporò sessantamila giapponesi.
I regimi del centro-sud America hanno fatto degli squadroni della morte la quotidianità.
Tutto ciò non per sminuire quello che ci sta accadendo, ma per farlo ricadere in una logica, seppur terribile.
Questa escalation è frutto della modernità.
Di una rete che consente di dialogare con chiunque da ogni parte del mondo e di vedere ogni angolo del mondo ovunque ci troviamo.
Di una pseudo religione che sempre con l'aiuto della tecnologia raccoglie la disperazione dei disperati e li conduce su una strada chiusa e senza sbocco, come era la loro vita.
Oggi l'Isis vive probabilmente di petrodollari e di fonti di finanziamento che provengono direttamente da paesi apparentemente filo occidentali.
Assad, for example, è stato amico e poi nemico del nostro Mondo.
Come Arafat, Gheddafi, Al Sisi, Saddam, Khomeyni…
Non chiudiamo gli occhi di fronte a queste ovvietà, come la storia algerina e il colonialismo francese.
Da dove ripartire dunque?
La non equa distribuzione della felicità fa scaturire le rabbie odierne.
Niente di nuovo sotto il sole.
L'azzimato occidentale vive del lavoro sottopagato a oriente o a sud.
Poche sigle sovranazionali impongono le politiche economiche di mezzo mondo.
Le guerre sono decise dalle lobbies armaiole che arricchiscono il mondo a ovest.
Oggi noi cerchiamo, tutti, di vivere in apnea nella speranza che questo mondo di disperazione si mantenga oltre il fosso che avevano ritenuto sufficientemente profondo, ma che oggi si mostra livellato dai cadaveri di chi ha tentato la traversata su mezzi di sfortuna.
E' un mondo in ribellione che muove masse di milioni di corpi impossibili da trattenere.
Mossi dalla fame, di cibo, di vita migliore, di modernità, di clima accettabile.
E' nello stesso rimescolamento dei popoli che si nasconde l'impossibilità di prevenire questi atti.
Oggi le nostre armi d'Occidente sono più affilate e nascoste, sono macchina da cucire, bidoni di acidi per la concia della nostra haute couture, fertilizzanti chimici e erbicidi totali.
In fondo in fondo è la periferia che bussa ai bei lampioni del centro ed anche a Nizza, dietro il brillìo della Promenade des anglais, spuntano casermoni a nido d'ape addossati alla tangenziale.

Brusii fastidiosi nel tempo dell'incertezza, senza alcuna soluzione pret a porter.