lunedì 8 febbraio 2016

Lesa Tibre

Quando sfileremo per i tanti no e i tanti sì?

Oggi la GazzIndustria strilla e strepita per "manovre" del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, contro il progetto Tibre.
Quale sarà mai l'oscuro disegno complottista?


Quali azioni dinamitarde sta tramando piazza Garibaldi?
L'orribile segreto di Pulcinella (siamo in pieno carnevale) è una lettera a Del Rio per invitarlo ad ascoltare le associazioni NoTibre. Orrore.
Le parole più esplosive? "Caro Graziano".
Una lettera che diventa prima notizia di un giornale, seppure provinciale come la Gazza, fa pensare.
Si aggirano fantasmi sotto il ponte Caprazucca.
Il cemento che sembra a un passo dal riempire la vogliosa scodella non va messo in dubbio da chicchessia. Guai a chi fiata.
Io mi domando.
Ma quel popolo democratico che pensa davvero, che non vuole gli inceneritori perché preferisce la salute, che non vuole inutili bretelle perché preferisce verdi fertili distese, che vuole i pesticidi fuori dai campi e dalla vita.
Quel popolo lì insomma: quando deciderà di fare massa critica?
Quando sfileremo in migliaia per il/i centro città a dire i tanti no e anche i tanti sì?
Desiderosi di futuro?

Desiderosi di una rappresentanza, di uno straccio di buonsenso, di un piccolo spazio dentro il quale discutere, parlarsi, condividere.

sabato 6 febbraio 2016

Ergastolo di polvere

Si è chiuso un gennaio shock dal punto di vista ambientale.
Sui 31 giorni del mese appena trascorso, l'aria della regione è stata non respirabile, fuori legge, sporca, per 14 di essi.
La media regionale dei valori del Pm10 si è attestata a 53,27 microgrammi di polveri sottili per metro cubo di aria (il valore massimo ammesso è 50), mentre nel 2015 era stata di 52,49 e nel 2014 di 38,62, quindi in netto peggioramento in questo avvio dell'anno, con 125 valori fuori limite registrati dai capoluoghi di provincia.


A Parma la media di gennaio 2016 è stata 52,39, la media 2015 63,58, quella 2014 44,67.
Un trend in miglioramento rispetto alle altre province che pone la città ducale al quinto posto per inquinamento, nella triste classifica che vede oggi primeggiare Modena (63,65), 16 giorni di fila di polveri fuori norma, e Ferrara (60,19).
Ma il dato di Parma nasconde in realtà una netta inversione di tendenza.
I superamenti delle centraline di città sono stati infatti “solo” 10 nel mese di gennaio, collocando Parma al 25° posto per aria cattiva.
E' infatti la centralina di Colorno a registrare dati preoccupanti, ponendo seri interrogativi su cosa i venti prevalenti portino a nord di Parma. Il 30 gennaio l'asticella colornese ha raggiunto 146 microgrammi per metro cubo di aria (Parma Cittadella 104), il 29 gennaio 96 µg/m3.
Il dato da sottolineare è insomma quello che ci dice che l'aria in città è migliore di quella del Paip a Ugozzolo, dove i dati del Pm10 superano sempre quelli della centralina della Cittadella o di via Montebello.
Una attenta analisi sulle fonti emissive sarebbe davvero utile anche per poter poi agire con cognizione di causa per ridurre l'impatto ambientale e migliorare la qualità dell'aria.
Viviamo insomma in una situazione drammatica e i dati allarmanti sulle percentuali di morti e malattie in Europa dovrebbero fare riflettere.
La risposta della politica è stata invece contraria al buon senso.
Lo sblocca Italia infatti invece che ridurre l'impatto degli inceneritori ne prevede altri 12 sparsi un po' in tutta Italia e insiste chiedendo che quelli attualmente operativi possano bruciare rifiuti al massimo della loro capacità.
Un disegno suicida che ha ricevuto l'avvallo di tutte le regioni tranne Lombardia e Campania.
L'assessore lombardo all'ambiente ha definito la nuova legge “uno scempio ambientale”, norma che “farà pagare un prezzo altissimo ai lombardi, in termini ambientali e di salute”.
Siamo condannati all'ergastolo. Di polvere.


giovedì 4 febbraio 2016

Il Comune di Parma ferma Iren

Stop all'incremento dei rifiuti inceneriti

Com'è noto Iren ha fatto richiesta di incrementare la capacità autorizzata di smaltimento rifiuti alla “saturazione” del carico termico dell'inceneritore di Parma. Ciò avrebbe determinato il passaggio da 130.000 a 195.000 tonnellate annue, un incremento del 50% rispetto agli attuali limiti regolati dall'Autorizzazione Ambientale Integrata del 2008.


Non solo.
Il gestore ha anche richiesto, in virtù di quanto previsto dal decreto “sbloccaitalia” di estendere indefinitivamente il bacino di conferimento dei rifiuti (potenzialmente a tutta Italia) rispetto al limite attuale della provincia di Parma, e riconoscere all'inceneritore la qualifica di impianto di recupero energetico di rifiuti (R1).
Si è così aperto (10.08.2015) l'iter della conferenza dei servizi presso la Provincia di Parma riguardante sia la valutazione di impatto ambientale che la modifica sostanziale della autorizzazione.
Diverse le sedute dove è emersa la netta opposizione del Comune di Parma, a fronte del sostanziale silenzio (poi divenuto consenso) degli altri comuni ed enti presenti.
Il 1° febbraio nell'ultima seduta della conferenza vi è stato un confronto tra Arpae (Regione Emilia che, nel frattempo, ha acquisito la competenza) che ha portato a mantenere il limite di 130 mila tonnellate annue, già autorizzate nel 2008.
Per quanto ci risulta questo valore non era presente nel rapporto di impatto ambientale proposto dalla regione.
Questo limite non è presente nell'accordo Regione Emilia Romagna/Iren datato 29 gennaio, a nostro avviso redatto per superare il diniego espresso dal Comune di Parma nella seduta del 12 gennaio, quando fuori dalla Provincia manifestavano i No Ince.
Infatti in tali documenti figurava (e nell’accordo figura tuttora) esclusivamente il riferimento ai flussi definiti dal Piano regionale nella ultima versione adottata ai primi di gennaio 2016.
Il gioco è stato evidente, superare la opposizione del Comune con un “colpo di teatro” apparentemente risolutore.
Basti pensare che la seduta conclusiva della Conferenza dei Servizi era prevista per il 22 gennaio ma venne rinviata dalla Regione due ore prima del suo inizio per rinviarla al 1° febbraio e, in quella sede, presentarsi con la “novità” dell’accordo tra Regione e Iren, del quale nessuno degli enti locali era stato informato.
L’accordo mostra ulteriori ambiguità: viene in pratica creata una macro area Parma-Piacenza-Reggio Emilia, con i due inceneritori di Parma e Piacenza che bruciano tutto quello che è disponibile nelle 3 province,
L'accordo regione/Iren è stato proposto alla stampa prima delle decisioni della conferenza dei servizi, sbandierando un risultato che ha invece altri protagonisti, prova ne sia che le 132.500 tonnellate riportate nei comunicati non trovano riscontro nella nuova autorizzazione.
E’ vero invece che nelle proposte avanzate dalla Regione nella seduta del 1.02 la chiara indicazione del limite di 130.000 t/a – perlomeno per tutta la durata del vigente piano regionale – non era presente.
Lo scontro in conferenza si è protratto per tutta la giornata tra la posizione del Comune di Parma e quella della regione oramai allineata al contenuto dell’accordo di pochi giorni prima e quindi al pieno accoglimento delle richieste del gestore ancorché (per ora) contenute nell’ambito delle previsioni pianificatorie.
Contestualmente alla questione della capacità (quantità) autorizzata si è discusso della riduzione dei limiti emissivi (sull’argomento le posizioni del Comune di Parma e della Regione non erano distanti) definendo, a fronte degli impatti incrementali comunque correlabili con la proposta di Iren (traffico, emissioni reali, residui da incenerimento, consumi) una riduzione nei flussi emissivi su base annua dei contaminanti sottoposti a monitoraggio.
In conclusione l'inceneritore mantiene la capacità autorizzata nel 2008, si apre il bacino di utenza a Reggio Emilia (anche se l’accordo, in potenza, apre anche a Piacenza), è classificato come R1. In termini di configurazione di esercizio non vi sono, nel complesso, modifiche rispetto a quanto autorizzato nel 2008, per le emissioni invece vi è un decremento.
Rimane ovviamente, per il futuro, la possibilità di ulteriori richieste di Iren in relazione alla concreta applicazione del Piano regionale ma anche ai decreti applicativi del decreto sbloccaitalia.
Ma quest’ultimo aspetto non dipende da decisioni locali anche se i contenuti di quanto approvato il 1° febbraio potranno costituire un argine a nuove e ulteriori imposizioni dall’alto.
Attendiamo di poter leggere il rapporto di impatto ambientale e la nuova AIA nel dettaglio ma quel che ci sembra certo è che se la quantità di rifiuti autorizzata a incenerimento presso l’impianto di Parma non sia aumentata e che ciò sia chiaramente scritto lo dobbiamo principalmente alla fermezza del Comune di Parma e non alla Regione Emilia Romagna.