lunedì 25 gennaio 2016

Enìo e le scorie tese

Una cosa è certa, l'inceneritore non chiude nessun cerchio virtuoso

La questione del destino delle ceneri è stato senz'altro in questi anni uno dei temi più caldi (!) della questione inceneritore di Parma e dello scontro tra chi si opponeva e chi sosteneva il progetto di costruzione di una fabbrica insalubre di classe prima, la più pericolosa, nella food valley.
Dove vanno a finire le scorie del camino, visto che se ne producono 30 mila tonnellate circa all'anno? Quali le risposte fornite a questa domanda? C'è poca chiarezza.


Sulla possibile destinazione, le preoccupazioni aumentano quando si apprendono notizie come quella apparsa di recente su diversi siti, come Repubblica http://parma.repubblica.it/cronaca/2016/01/14/news/sequestrata_cava_di_ghiaia_in_zona_parco_del_taro-131262046/,
e il Fatto Quotidiano
I sigilli sono stati apposti dal Corpo Forestale dello Stato all'area di "Ghiaie di mezzo", proprio a ridosso del Parco del Taro, un grande appezzamento di 6 ettari, con una cava dove si ipotizza siano stati immessi grossi quantitativi di materiali illeciti in arrivo da tutta Italia come fanghi, ceneri, scorie da incenerimento.
L'indagine parte da Bologna, dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ed è coordinata dal sostituto procuratore Stefano Orsi.
Di ceneri e del loro smaltimento se ne parlò tanto anche a Parma.
In città, avevano lodato la pratiche messe in atto da aziende specializzate nelle gestione dei rifiuti, in particolare, delle ceneri di risulta degli inceneritori.
A dirlo fu il presidente di Enia, Andrea Allodi,
"A Noceto c'è un ditta…" e aveva tuonato, “noi seguiremo questa strada!”.
Quella, quindi, di convogliare le ceneri in un impianto specializzato nella periferia di Parma, che ne avrebbe fatto la malta di base per il calcestruzzo, risolvendo il problema scorie, anzi trasformandole in materiali da costruzione, “mattoni al profumo di camino” per le nostre case.
A quanto risulta da atti pubblici, Iren ha, infatti, attivato una serie di bandi per affidare i cumuli fumanti in uscita dall'impianto di Ugozzolo.
Gare che hanno determinato i vincitori, come l'appalto 6470, lotto n 2, Parte A, che ha visto anche una ditta di Noceto tra i soggetti aggiudicati per un valore di gara di oltre 500 mila euro, http://eeparma.ireti.it/upload/appalti/598-esito%20guce%206469%206470%206471.pdf
I siti della società hanno in primo piano proprio il trattamento delle scorie da incenerimento.
Nei servizi giornalistici trasmessi non si fanno nomi, si citano solo luoghi. Ma quante aziende a Noceto saranno impegnate in questa attività?
Gli investigatori hanno perquisito molti uffici e tratto tanta documentazione, definita interessante, durante una operazione che visto l'impiego di 40 agenti della Forestale.
Ci sono state proteste e segnalazioni dei cittadini, che in questi anni avevano più volte segnalato sia il fitto traffico di bilici provenienti da molteplici località sia il persistente polverino che ammantava alberi e terreni di quelle zone.

Una cosa è certa: l'inceneritore non chiude nessun cerchio virtuoso, lasciando alle sue spalle una scia di rifiuti imponente e molto pericolosa.

giovedì 14 gennaio 2016

Un anno in polvere

L'inquinamento da Pm10 è cresciuto in regione del 16%

Il bilancio 2015 della qualità dell'aria in regione è negativo, con un netto peggioramento della performance ambientale rispetto al 2014.
Gli sforamenti dei 50 microgrammi per metro cubo registrati dalle centraline Arpa sono stati complessivamente 574, mentre 940 volte si è superata la soglia di attenzione di 40 microgrammi.
A Parma il dato annuale registra 78 superamenti del limite di legge e 120 dati oltre la soglia di attenzione.


Rispetto al 2014 la regione registra un incremento del 41% di sforamenti, e un 35% di incremento della soglia di attenzione.
Anche Parma ha peggiorato la sua performance, ma molto meno della media regionale.
Nella città ducale gli sforamenti sono aumentati dell'11%, i superamenti della soglia di attenzione del 6%.
Colpisce il netto miglioramento da ottobre in avanti. Forse le misure adottate qualche effetto lo danno: 12 mila auto in meno in circolazione, un'area di 33 km quadrati “limitata” (a Modena solo 11), nessun viale di attraversamento consentito (invece a Reggio Emilia ci sono).
E' andata malissimo a Modena, dove gli sforamenti sono passati da 46 a 78, con un incremento del 70%, dando alla città degli Este la leadership 2015 per i superamenti dei limiti di legge.
Prendendo in considerazione i dati dell'intero 2015 vediamo che la media regionale di polveri sottili si attesta a 35 microgrammi con Parma che registra un dato superiore, 38.
L'aria peggiore dell'Emilia Romagna la detiene nel 2015 Reggio Emilia, che ha spodestato Parma, regina nera invece nel 2014.
L'aria meno fetida è quella di Bologna e di Forlì Cesena, 31 µg/m3 di media.
Un'intera regione malata d'aria, che è riuscita a peggiorare la qualità di cosa respiriamo in modo netto, passando da una media di 30 a una media di 35 microgrammi di polveri fini per metro cubo di aria.
La cappa regna su tutta la regione e su tutto il bacino padano.
In queste condizioni di estremo malessere crescono a dismisura ricoveri, accessi ai pronto soccorso, malattie respiratorie e cardio-vascolari.
Si incrementano i decessi e diminuisce la qualità della vita.
E' una vera emergenza ambientale e sanitaria.
I nostri polmoni stavano meglio 20 anni fa.


A dirlo è un'indagine dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa. Disturbi polmonari più che raddoppiati, attacchi d'asma passati dal 3,4 al 7,2%, per la rinite allergica si è saliti dal 16.2% al 37.4%, l'espettorato ha superato il 19% rispetto all'8.7% del 1985 e la broncopneumopatia cronica ostruttiva ha raggiunto il 6.8% contro il 2.1% iniziale.
In una situazione di questo genere aver progettato, sostenuto, costruito un impianto inquinante di classe uno, la peggiore, come un inceneritore, quando c'erano evidenti alternative, è stato quanto meno un atto scellerato.
Ma questo è quello che è successo a Parma.
Oggi che la recita è finita ci troviamo un debito di 200 milioni di euro e un impegno scritto degli enti locali di provvedere al suo rimborso.
Un camino che per sopravvivere “deve” bruciare più del doppio di quanto è disponibile sul territorio, che affamato di rifiuti deve andare a caccia oltre i confini che gli erano stati posti come limite invalicabile.
Il modello Parma della raccolta differenziata ha messo a nudo i calcoli di comodo che erano stati invece proposti come architravi del progetto.
Il modello Parma dice, numeri alla mano, che per tutta la regione basterebbe un solo inceneritore, in attesa di portare a zero il rifiuto residuo, oggi causato da una errata progettazione dei materiali, da oggetti che in una prospettiva di economia circolare non dovrebbero essere prodotti né la legge dovrebbe consentire la loro messa in commercio.
La soluzione delle autorità? 
Incrementare la potenzialità degli inceneritori.
Livelli di saggezza e lungimiranza da sforamento!

domenica 10 gennaio 2016

No all'incremento dell'inceneritore di Parma

Il 12 gennaio si svolgerà un’ulteriore conferenza dei servizi in Provincia a Parma per autorizzare l'inceneritore di Ugozzolo a superare le attuali prescrizioni che erano alla base del progetto e cioè il vincolo dell'origine dei rifiuti urbani e speciali dalla Provincia di Parma nonché la capacità massima autorizzata che tuttora è di 130.000 t/a (70.000 t/a rifiuti urbani, 60.000 t/a rifiuti speciali).


Ci hanno sempre raccontato che il forno avrebbe servito solo il nostro territorio, che le tariffe si sarebbero abbassate e che un eventuale aumento della raccolta differenziata non avrebbe influito in nessun modo sulla gestione dell'impianto.
Oggi dopo solo 2 anni di funzionamento il gestore ha chiesto un aumento della capacità da 130.000 t/a a 195.000 t/a e l'allargamento del perimetro da cui possono ricevere rifiuti a tutta Italia.
E' probabile che la Provincia ed alcuni comuni siano orientati ad accogliere queste richieste, anche se l’assemblea dei Sindaci, che rappresenta ben l’85% della popolazione provinciale, ha dichiarato di NON volere questo aumento.

CI TROVEREMO PRESSO LA SEDE DELLA PROVINCIA IN PIAZZALE DELLA PACE, MARTEDI' 12 GENNAIO ALLE ORE 15,00.
PARTECIPIAMO NUMEROSI PER MANIFESTARE LA NOSTRA CONTRARIETA'.

La pagina dell'evento facebook
https://www.facebook.com/events/1533293980316072/

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma GCR

gestionecorrettarifiuti@gmail.com

martedì 5 gennaio 2016

La befana nel camino

L'inceneritore di Parma ha chiuso il 2015 con una media di funzionamento che si è attestata all'84% della sua potenzialità complessiva.
La linea 1 ha funzionato per 323 giorni, la linea 2 per 293 giorni.
Erano previste 8 mila ore di attività annua per ogni linea di incenerimento.
La linea uno si è fermata a 7752 ore con 42 giorni di inattività, mentre la seconda linea ha lavorato 7032 ore con 72 giorni di fermo macchine.
Nel 2014 la percentuale di attività si era fermata al 70%.


Dalla lettura di questi dati sembra che l'inceneritore di Iren non risenta della raccolta differenziata porta a porta avviata del Comune di Parma, che ha ridotto in modo drastico i conferimenti.
Ma l'inceneritore, essendo un sistema rigido, ha bisogno di un apporto fisso e costante di rifiuti e non ha la possibilità di “bruciare” meno o di più secondo la disponibilità di residuo.
La domanda allora che emerge è: cosa si è bruciato a Ugozzolo? Solo rifiuti made in Parma oppure anche altro? Gli enti di controllo sono al corrente della provenienza dei materiali?
Come regalo della Befana, arriva la notizia che Reggio Emilia rappresenterà la fonte di alimentazione del forno per il 2016: l'80% dei rifiuti indifferenziati reggiani saranno inceneriti ad Parma.
Diventerà infatti operativo in queste ore il piano regionale di gestione dei rifiuti, che liberalizza la movimentazione dell'indifferenziato in tutta la regione e permetterà di saturare l'impianto parmigiano anche con rifiuti da fuori provincia.
Tutto il contrario di quanto recitava l'originario progetto e diversamente da ciò che dichiarava chi, quel progetto, lo ha approvato.
Non era forse prevedibile che costruire un impianto da 130.000 tonnellate di rifiuti, doppio rispetto alla necessità locale, avrebbe aperto le porte ai rifiuti da fuori?
La novità introdotta dal piano regionale rappresenta quindi una boccata di ossigeno per la multiutility. E una boccata di inquinanti per chi vive nei pressi del camino.
Bisogna, infatti, tenere presente che il camino emette ogni ora 144 mila metri cubi di aria, condita dai veleni che si sono formati durante la combustione, una miscela di polveri ultra fini, le più pericolose, che vanno a sommarsi alle emissioni di sostanze varie (ammoniaca, pm10, diossine) provenienti dalla produzione agricolo-industriale e dai trasporti e che, in condizioni climatiche sfavorevoli, contribuiscono a rendere ancor più irrespirabile l'aria che ci circonda, come i dati allarmanti e le soluzioni emergenziali hanno evidenziato in questi giorni di festa.
Siamo consapevoli che i cittadini di Parma e Provincia sono debitori nei confronti di Reggio Emilia, il cui inceneritore ha bruciato per molto tempo i loro rifiuti; ma, proprio per il tempo trascorso rispetto a quando furono costruiti i primi inceneritori nella nostra regione, insieme ai recenti studi sull'inquinamento, si dovrebbe aver compreso che l'alternativa all'incenerimento dei rifiuti è percorribile e auspicabile, per il bene della collettività tutta, attuale e futura.
Insomma dobbiamo ringraziare l'ente locale Provincia che nel 2008 ha pensato bene di regalarci (per modo di dire visto che il camino lo paghiamo in bolletta) un impianto che lega lo smaltimento dei rifiuti all'incenerimento per altri anni ancora, invece di percorrere altre strade più virtuose, quelle della riduzione e del riciclo.
Sono gli amministratori che hanno promesso tanto, mantenuto poco.
Hanno promesso il calo delle tariffe ai livelli di Reggio e Piacenza non appena fosse stata accesa la macchina delle meraviglie, ma noi non abbiamo visto alcun calo delle tariffe.
Hanno promesso che i rifiuti bruciati a Ugozzolo sarebbero stati solo e soltanto prodotti a Parma, ma oggi sappiamo che era tutto un teatrino.
Più che amministratori erano politicanti.

La Befana, questa volta, porta carbone per tutti.