domenica 21 agosto 2016

Sacchi neri e pifferai magici

Se fosse così facile come nelle fiabe, non saremmo qui a parlarne un giorno sì e l'altro pure.
Non esiste il pifferaio suadente che ammaestri i sacchi dei rifiuti o, meglio ancora, i latori degli stessi, convincendoli al rispetto delle regole.
Nella raccolta differenziata, Parma brilla a livello nazionale per i risultati sorprendenti del suo sistema (oltre il 75% di RD), tali da richiamare commissioni internazionali interessate a simili percentuali e da rinvigorire tutto il Movimento sostenitore della strategia “Rifiuti Zero”, che oggi l’Europa reclama a gran voce, promuovendo al tempo stesso l'economia circolare: ogni genere di rifiuto rappresenta un errore di progettazione e non un destino ineluttabile; ogni oggetto deve poter essere recuperato e reimmesso al consumo attraverso le operazioni ormai note della riparazione, riuso, riciclo.
E' la lezione partita molti anni fa da Capannori (Lucca) e che oggi coinvolge 224 comuni italiani (4,7 milioni di abitanti) di tutti gli schieramenti politici, riuniti in Zero Waste, il movimento guidato da protagonisti assoluti come Rossano Ercolini, Paul Connett, Enzo Favoino, Patrizia Lo Sciuto.
Ma, ovviamente, non esistono sistemi perfetti e occorre tempo per raggiungere l'eccellenza (un valore prossimo al 100% di riciclo effettivo), considerato che senza il contributo legislativo nazionale e regionale, il traguardo non sarà facilmente raggiungibile nel breve periodo.
Va anche sottolineato che da quando a Parma è stato attivato il Porta a Porta sono stati introdotti diversi aggiustamenti per far fronte alle criticità emerse ed adattare il sistema alle esigenze dei cittadini dei vari quartieri (vedi ad esempio le eco station o i ritiri più frequenti in centro).
Il Porta a Porta (con tariffazione puntuale) è l'unico strumento davvero vincente se lo scopo concreto delle amministrazioni locali è quello di azzerare i rifiuti.
Il Porta a Porta affida la prima differenziazione dei rifiuti ai cittadini, che diventano “esperti di rifiuti”, o meglio di materiali da scartare, indirizzando ogni oggetto e materiale al suo flusso specifico.
Una ricetta semplice che porta con sé 3 risultati eclatanti: si incrementa il tasso di riciclo, cala in modo drastico il rifiuto residuo, si verificano importanti benefici ambientali, oltre ad una sensibile riduzione dell’importo della Tari.
L'incremento dei materiali riciclati ha come diretta conseguenza maggiori introiti nelle casse comunali: i materiali prodotti dal Porta a porta hanno molto valore, perché sono più puliti e di conseguenza più pagati dai Consorzi del riciclo (Co.Re.Pla., Co.Re.Ve., etc.).
Il calo del rifiuto residuo fa risparmiare tanti soldi, perché diminuiscono in modo importante i conferimenti in discariche ed inceneritori e l'ambiente tira letteralmente un sospiro di sollievo, poiché si riducono gli inquinanti prodotti da questi sistemi di smaltimento molto impattanti.
Ma nel Porta a Porta i pifferai non sono certo previsti.
Se un cittadino non rispetta le regole il sistema ovviamente ne risente.
Il sacco abbandonato, come i mozziconi buttati a terra o i rifiuti gettati dai finestrini, sono gesti di inciviltà dei singoli, non imputabili al sistema adottato.
Con pazienza certosina va intercettato chi per motivi vari (per es. utenti evasori) ostinandosi a non rispettare le regole, fa pagare alla collettività la propria personale indifferenza.
In materia di rifiuti oltre che richiamare la responsabilità dei produttori di imballaggi e beni di consumo, sicuramente occorre rimarcare il senso di responsabilità civica di ognuno di noi, che si deve assumere la responsabilità della corretta selezione e conferimento dei propri scarti.
E per gli irriducibili del degrado nessun magico pifferaio, ma solo salate sanzioni.

lunedì 15 agosto 2016

C'è tutto un mondo intorno

Mai le persone reali saranno all'altezza dei bit

Non presenti nel presente.
Stiamo cadendo tutti (o quasi) nella trappola della connessione perpetua.
Siamo costantemente “attaccati” ad uno schermo, telefonico, tablet o pc che sia, e gli effetti li possiamo vedere a tutte le ore, ovunque poniamo lo sguardo.
Capi chini, colli inclinati, sguardi disconnessi dal qui e ora.
La connessione perpetua fa rima con disconnessione dal reale.
Le scene sono consuetudine.


Ogni persona con il proprio terminale, che vive di ciò che trova dentro lo schermo, isolandosi dal luogo in cui è.
Ai tavoli dei ristoranti e nelle sale colazioni degli hotel, nelle reception, alle fermate degli autobus, sui treni, sugli autobus, in spiaggia, al bar, negli uffici pubblici, tra il pubblico degli spettacoli, conferenze, incontri.
Ovunque e in qualunque momento, come se avessimo l'angoscia di avere anche solo un momento di distrazione, di vuoto, di “non ho niente da fare”.
Così è sempre un non qui, non ora.
Non presenti, quindi non consci di cosa vediamo, di dove siamo, di chi abbiamo accanto, del mondo che ci circonda e delle meraviglie che ha in sé.
Il contatto virtuale è semplice, ci libera dal porre tutto noi stessi di fronte all'altro.
Una chiacchierata via uots permette di cesellare il dialogo, di nasconderci, di rimandare sine die il confronto reale, di conoscere senza conoscere chi è al di là dallo schermo.
Con la conseguenza che poi la realtà ci annoia, mai così colorata e cangiante come il mondo irreale virtuale. La droga raffinata dello schermo ci nasconde il reale, offuscandone le tinte meravigliose.
Mai le persone in carne ed ossa saranno all'altezza di quelle “conosciute” via bit.
Eppure... c'è tutto un mondo intorno.

domenica 7 agosto 2016

Applausi a sacco aperto

Il rifiuto rifiutato

E' ancora scontro aperto con i nostri rifiuti.
Siamo noi a produrli ma vorremmo che fossero altri ad occuparsene.
Sostengono alcuni: “Paghiamo salato il servizio, ci pensino loro”.
Trattiamo i nostri rifiuti ancora con un vecchio metro di giudizio.
Ciò che scartiamo diventa seduta stante sporco, puzzolente, intoccabile.
Come uno di famiglia che ha frequentato casa fino a pochi istanti prima di essere considerato un paria.


Piace molto criticare il sistema di gestione dei rifiuti.
Perché fa audience, raccoglie con certezza adesioni, al di là delle posizioni politiche.
Criticare il sistema di gestione dei rifiuti è sparare sulla croce rossa: centro garantito.
Basta proporre un unico enorme cassonetto stradale, dove poter gettare qualunque cosa vogliamo scartare, a qualunque ora del giorno e della notte.
Applausi a sacco aperto.
Soffermandosi sulle notizie da nord a da sud, si lamenta chi non ha la differenziata e chi ce l'ha, chi ha il porta a porta e chi non ce l'ha, chi è al 10% di differenziata come chi è all'80%.
Perché, come detto sopra, siamo ancora in una cultura di rifiuto del rifiuto, di errata identificazione dell'oggetto.
Il rifiuto un attimo prima dell'averlo scartato era cibo, profumato e fragrante sulle nostre tavole.
Il rifiuto appena scartato era un imballaggio, proteggeva i nostri acquisti, ne permetteva l'uso e la conservazione.
Il rifiuto appena scartato era un arredo, un giocattolo, un flacone di profumo, un cd.
Il rifiuto non era rifiuto e neanche lo diventa.
Il rifiuto rimane quello che era: plastica, carta, cartone, materia organica, vetro, tetrapack.
Può essere ancora utilizzato, mantenendo il suo valore intrinseco.
Basta separarlo in mucchi omogenei in modo che raggiunga la piattaforma corretta di riciclo.
Se attribuiamo il corretto valore agli scarti smettiamo di considerarli spazzatura e cambiamo completamente atteggiamento, vedendoli finalmente per quello che sono.
Perché il modo di gestire gli scarti incide direttamente sulla bolletta che la nostra amministrazione locale sarà tenuta a pagare al gestore dei rifiuti.
Se gestisco correttamente i miei scarti la bolletta sarà positiva, altrimenti il mio comune dovrà pagare il conto, che poi farà pagare a noi contribuenti.
I cittadini hanno l'opportunità quindi di scegliere se perdere o guadagnare dalla gestione dei rifiuti.
Una democrazia diretta senza eguali.
Osserviamo ogni giorno lo sperpero di denaro pubblico, quindi nostro.
Ai lati delle strade fioriscono rifiuti di ogni genere, che automobilisti senza dignità hanno provveduto a lanciare dai finestrini.
Davanti alle tabaccherie molti fumatori si liberano con gesto naturale di plastiche a cartine che imballavano il loro pacchetto di sigarette. Gli stessi cultori del tabacco riempiono l'ambiente di cicche inquinanti, ricche di sostanze chimiche, che inquineranno i terreni per anni.
Guardate i fossi, le spiagge, i fiumi e i mari, e le loro collezioni di porcherie.
Camini di impianti obsoleti bruciano sena tregua materiali riciclabili, rilasciando in atmosfera migliaia di sostanze inquinanti.
Si bruciano perfino le munizioni.

E il pianeta non ringrazia.

venerdì 5 agosto 2016

Ho cenato a Mercatiamo

Ho passato il pomeriggio in compagnia di Mercatiamo e di Wopa, lo spazio dell'ex Manzini che ospita, da un anno ormai, il mercato di produttori locali.
L'ex Pasubio è un luogo unico a Parma. La fu fabbrica trasuda fatica e vita, luoghi sperimentati, spazi fuori del comune che lasciano vagare in libertà il sogno.


Sono state ore ben spese a riscoprire agricoltori appassionati del loro lavoro, a conoscere visi franchi e storie di alzate quando ancora fa buio, per aspettare il calar del sole tra un filare e l'altro.
Perché è la terra che genera i frutti migliori, non c'è industria o grande distribuzione che tenga.


Perché ho preso verdure che questa mattina erano ancora in campo e frutta che ancora all'alba di questo giorno soggiornava sull'albero.
E allora non c'è storia.
Vedo le mani di chi coltiva, cresce e accudisce ciò che mangerò questa sera.
Perché mi porto a casa una cena con i fiocchi.
Anticipata da focaccia e torte di verdura, accompagnate da birra artigianale, tutto made in Mercatiamo, insieme agli amici che questo anno ci ha regalato senza chiedere nulla in cambio.
Una cena che oggi non solo possiamo sognare ma anche gustare con facilità.
Insalata croccante e rosso cuore di bue, con olio extravergine di oliva della Lunigiana.
Pane ai cereali a pasta madre e croccanti cracker al sesamo.
E torte di patate, di riso, di erbetta, insieme al morbido prosciutto di maiale nero.
Cetrioli, zucchini, fiori di zucca, peperoni, zucche saporite per il risotto.
Susine gialle deliziose, e pesche, nocipesche, fichi, pere.
E crostata di frutta e al cioccolato e pere.
E il vino, prosecco o lambrusco per tutti i palati, per fare compagnia all'altezza ai cibi squisiti.
Riscopro i sapori delle stagioni e il gusto che credevo sparito per sempre dai prodotti dalla terra.
Riscopro il valore della frutta colta matura, della foglia verde ancora croccante e densa di gusto, dei pomodori antichi ricchi di sapore dolce, dei peperoni da accompagnare a una pasta o da gustare soli, delle melanzane saporite e dei cocomeri dolcissimi e pieni di estate.
Mercatiamo si ferma due settimane, il prossimo appuntamento è per venerdì 26 agosto, in via Palermo 6 (entrata su via Catania), dalle 16 alle 19,30, per godere dei frutti della natura, quando natura li crea.

Io intanto ho fatto scorta.

lunedì 25 luglio 2016

Parma, prima in regione

Un risultato al limite dell'imbarazzo

Sono usciti i dati ufficiali di gestione della raccolta differenziata 2015, a cura di Arpa regionale.
Parma svetta sopra tutti gli altri capoluoghi di provincia con un 74% (+6,3%) di raccolta differenziata, la seconda città, Forlì, si ferma al 64%. La peggiore è Bologna con il 45%.


In termini da formula uno Parma ha doppiato gli avversari.
Osservando il dato più importante, quello del rifiuto residuo pro capite, i rifiuti da smaltire insomma, la città ducale fa segnare 139 kg, ed anche qui non c'è gara.
Le seconde città capoluogo più virtuose sono in ex equo Modena e Forlì con 270 kg, un quantitativo doppio rispetto a Parma, che surclassa i centri emiliano romagnoli con numeri eclatanti.
Siamo al limite dell'imbarazzo.
Perché non è nemmeno possibile un confronto.



I parmigiani si dimostrano i migliori riciclatori della regione e il sistema di raccolta differenziata cittadino quello che ha dato la svolta ambientale al sistema, con una ricaduta economica importante, quei 700 mila euro che la nuova legge regionale ha assegnato nel 2016 proprio a Parma, in virtù dei sorprendenti numeri espressi.
Non possono che gioire gli amministratori pentastellati con in testa l'assessore all'ambiente Gabriele Folli: Parma esempio a livello italiano, ma anche caso europeo studiato e premiato.
E pensare che si può ancora migliorare.
Attaccando quel 25% di residuo anche ancora resiste.
Sono le micro discariche attorno ai cestini stradali, le ancora migliorabili prestazioni delle imprese (bar e ristoranti in cima alla lista), la differenziata nei parchi e durante le feste di quartiere, l'ampliamento della differenziata alle plastiche miste.
Vediamo ancora troppe persone gettare mozziconi e cartacce, liberarsi sulla strada di ciò che non serve più.
Ma anche sul fronte legislativo la strada è ancora lunga.
Ci sono troppi imballaggi di difficile o impossibile riciclo, troppi materiali non inclusi nel contributo Conai per il riciclo, troppi scarti che finiscono nella fauci degli inceneritori o nelle profondità delle discariche, ancora troppo usa e getta e oggetti di insufficiente durata e riparabilità.

Parma ha dimostrato come sia possibile anche nelle grandi città applicare una corretta gestione dei rifiuti e trasformare in risorsa quello che generalmente viene considerato un irrisolvibile problema.

venerdì 15 luglio 2016

Little boy

L'ennesima carneficina ci ha mostrato l'estrema semplicità del male.
Facile falciare vite e impossibile prevenire simili eventi, che rasentano la normalità, nel loro orrore.
Che sia in atto una guerra tra occidente e estremismo islamico è alla luce del sole.


Isis contro tutti verrebbe da pensare.
Ma Daesh non basta a sé stessa per minacciare la fine del mondo, come lo abbiamo sin qui conosciuto.
Un enorme flusso di denaro è condizione indispensabile per poter tessere questa tela mondiale di morte.
Come non si potrebbe fare a meno delle frustrazioni dei musulmani. Male integrati e disillusi da un occidente che non ha dato loro l'eldorado sognato nelle immagini televisive, che nelle rabbia e nei gesti estremi trovano una ragione di vita fin qui svanita nelle banlieue, nelle lunghe file della disoccupazione o del lavoro malpagato e sfruttato.
Dovremmo anche osservare la storia, fatta anche di orrori come quello di Nizza o peggio.
Non dimenticare di quanto sangue umano l'umanità si è abbeverata nella sua corsa alla supremazia.
Ricordare l'infinita sequela di stragi ad ogni latitudine.
Non serve nemmeno rimettersi sui libri per suggerire alcuni di questi tragici momenti.
La ferocia delle guerre sante, del rispettivo orrore sui cristiani da parte degli arabi in espansione.
Il napalm sulle popolazioni vietnamite.
Gli estremismi nazisti e comunisti hanno fatto strage di cittadini inermi in numero di milioni.
A Hiroshima in un unico scoppio Little Boy evaporò sessantamila giapponesi.
I regimi del centro-sud America hanno fatto degli squadroni della morte la quotidianità.
Tutto ciò non per sminuire quello che ci sta accadendo, ma per farlo ricadere in una logica, seppur terribile.
Questa escalation è frutto della modernità.
Di una rete che consente di dialogare con chiunque da ogni parte del mondo e di vedere ogni angolo del mondo ovunque ci troviamo.
Di una pseudo religione che sempre con l'aiuto della tecnologia raccoglie la disperazione dei disperati e li conduce su una strada chiusa e senza sbocco, come era la loro vita.
Oggi l'Isis vive probabilmente di petrodollari e di fonti di finanziamento che provengono direttamente da paesi apparentemente filo occidentali.
Assad, for example, è stato amico e poi nemico del nostro Mondo.
Come Arafat, Gheddafi, Al Sisi, Saddam, Khomeyni…
Non chiudiamo gli occhi di fronte a queste ovvietà, come la storia algerina e il colonialismo francese.
Da dove ripartire dunque?
La non equa distribuzione della felicità fa scaturire le rabbie odierne.
Niente di nuovo sotto il sole.
L'azzimato occidentale vive del lavoro sottopagato a oriente o a sud.
Poche sigle sovranazionali impongono le politiche economiche di mezzo mondo.
Le guerre sono decise dalle lobbies armaiole che arricchiscono il mondo a ovest.
Oggi noi cerchiamo, tutti, di vivere in apnea nella speranza che questo mondo di disperazione si mantenga oltre il fosso che avevano ritenuto sufficientemente profondo, ma che oggi si mostra livellato dai cadaveri di chi ha tentato la traversata su mezzi di sfortuna.
E' un mondo in ribellione che muove masse di milioni di corpi impossibili da trattenere.
Mossi dalla fame, di cibo, di vita migliore, di modernità, di clima accettabile.
E' nello stesso rimescolamento dei popoli che si nasconde l'impossibilità di prevenire questi atti.
Oggi le nostre armi d'Occidente sono più affilate e nascoste, sono macchina da cucire, bidoni di acidi per la concia della nostra haute couture, fertilizzanti chimici e erbicidi totali.
In fondo in fondo è la periferia che bussa ai bei lampioni del centro ed anche a Nizza, dietro il brillìo della Promenade des anglais, spuntano casermoni a nido d'ape addossati alla tangenziale.

Brusii fastidiosi nel tempo dell'incertezza, senza alcuna soluzione pret a porter.

giovedì 16 giugno 2016

Mercatiamo, tripudio di sapori e colori

Venerdì 17 giugno dalle 16 alle 19,30 nuova edizione di MercaTiAmo, l'evento settimanale ospitato da WoPa in via Catania, angolo via Palermo 6, con il patrocinio del Comune di Parma.
Un tripudio di prodotti freschi appena colti, profumati di km zero e cura per l'ambiente.
Venite a gustare ciliegie, fragole, meloni, albicocche, pesche, prosciutto di maiale nero, salami, pane cotto a legna, focacce ai cereali e al pomodoro, fave, erbette, insalate, piselli, peperoni, miele, torte di riso, di patate, crostate di frutta e di marmellata, biscotti, testaroli, zuppe, pasta, vini profumati, formaggi ovini, pecorini, vaccini, parmigiano reggiano, yogurt, ricotta, uova.








Questa settimana a MercaTiAmo:
Az. Agr. Belfiore, olio di olive taggiasche,
Az. Agr. Cà de Chierico, testaroli, farine, zuppe
Az. Agr. Camurein, verdure e frutta di stagione
Az. Agr. Casello, parmigiano reggiano, latte, yogurt
Az. Agr. Cenci Luigi, ciliegie, albicocche
Az. Agr. Fattoria Amelia, formaggi freschi, ricotta
Az. Agr. Ferraroni Lucia, pane ai cereali, verdura di stagione
Az. Agr. Il Borgo di Pegui, torte di verdura, torte dolci, verdura di stagione, pane, focacce
Az. Agr. La Prada, formaggio pecorini freschi e stagionati
Az. Agr. Leone, pane e focacce, cereali, legumi
Az. Agr. Marchesi, verdure di stagione
Az. Agr. Michele Salsi, verdure di stagione
Az. Agr. Ortigiani, patate di varietà antiche, torte di patate, grissini, chips
Az. Agr. Ravasini, salumi di maiale nero, verdure e frutta di stagione
Az. Agr. Scaroni, vini tipici della bassa, Rosamunda, Lambrusco
Az. Agr. Tiziana Brugnola, miele
Az. Agr. Tonelli "l'Orto di Silvia", verdure di stagione
Buono&Bio, passate di pomodoro, sughi, ketchup
Comunità Solidale Parma, prestito libri, bookcrossing, cultura itinerante
Coop. La Collina, vino biodinamico, pasta, verdure di stagione
Coop. Nativa, prodotti del commercio equo solidale, verdure di stagione
Fattoria Monte Pelpi, formaggi caprini, freschi, stagionati, affumicati, yogurt, ricotta
Orti Santa Flora, verdure e frutta di stagione

Podere Re Caldone, verdura di stagione

giovedì 7 aprile 2016

Due ruote per un futuro pulito

Il coordinamento Ferma le trivelle di Parma organizza per sabato 9 aprile, con raduno alle 14,30 al Barilla Center, il Ciclo Raduno No Triv, una biciclettata festosa per informare i cittadini sull'importante appuntamento con il referendum del 17 aprile.



La manifestazione su due ruote farà tappa al Conad di viale Piacenza, alla coop di via Gramsci e al Panorama di via Pellico, dove verranno distribuiti volantini informativi sulle motivazioni del Sì al blocco della trivellazioni marine.
Dopo un'altra sosta in piazza Garibaldi, il corteo convergerà in piazzale della Pace all'interno dell'installazione del Terzo Paradiso, dove verrà svolto un flash mob per disegnare un simbolico sì all'interno del grande prato verde della Pilotta.
Tutti i partecipanti sono invitare ad indossare abiti blu/azzurri, per richiamare l'attenzione sul mare e sui rischi che le trivellazioni portano con sé per l'equilibrio ambientale del preziosissimo elemento acqua.
La manifestazione CicloRaduno No Triv si inserisce nelle iniziative nazionali del week end che si svolgeranno in tutta Italia.

Al coordinamento No Trivelle di Parma aderiscono oltre venti associazioni e comitati fra cui WWF, Legambiente, GCR, Manifattura Urbana, Slow food, Libera Parma.

venerdì 1 aprile 2016

Bonaccini, in Emilia Romagna spenti 5 inceneritori su 8

Nel corso della visita a Parma del 29 marzo il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha tracciato la sua visione futura del sistema di gestione dei rifiuti urbani della regione.


Alla luce della nuova legge regionale, che premia i comuni che riducono i rifiuti a smaltimento (vero goal della strategia rifiuti zero), è prevista la chiusura definitiva di 5 inceneritori sugli 8 attivi attualmente.
Solo 3 infatti saranno ancora operativi al 2018, anno in cui la raccolta differenziata sarà adottata in tutte le province e capoluoghi emiliano romagnoli, facendo calare drasticamente la necessità impiantistica di smaltimento.
Il progetto prende piede proprio da Parma, verificato che l'80% di raccolta differenziata è ormai un traguardo assolutamente alla portata di mano e che i calcoli presentati proprio dal Comune di Parma alla regione sono in effetti vicini alla realtà.
Purtroppo però il virtuosismo parmigiano non porterà alla chiusura dell'impianto di Ugozzolo, ma ispirerà la nuova visione verde di Bonaccini.
Parma sarà uno dei tre impianti accesi in regione e sarà a servizio delle province di Reggio Emilia e Piacenza, oltre che quella di Parma.
L'impianto di Bologna, il Frullo di Granarolo, servirà Modena, Bologna e Ferrara.
L'impianto di Forlì, via Grigioni, si occuperà anche dei rifiuti di Ravenna e Rimini.
Per Parma è una vera e propria doccia fredda, anche se il grande balzo in avanti della differenziata, unico capoluogo in Italia di queste dimensioni con la tariffazione puntuale e una percentuale di Rd oltre il 70%, ha ottenuto proprio in questi giorni la conferma del contributo di 700 mila euro, proprio grazie alla percentuale di indifferenziata prodotta e agli effetti della nuova legge regionale, proposta e scritta dalle associazioni ambientaliste della regione.
Mentre il traguardo di rifiuti zero si avvicina, per Parma si prospettano ancora tanti anni con il camino di Ugozzolo acceso.

Un destino che ha nomi e cognomi ma che oggi ha il sapore della beffa e l'odore dei miasmi che salgono dalla fossa dell'inceneritore, una intensa e fastidiosa puzza di marcio, come di pesce andato a male.

mercoledì 16 marzo 2016

Il referendum che vorrei

Il 17 aprile la parola agli elettori: via libera alle trivelle marine o piccolo segnale di discontinuità sulla strada delle riconversione energetica del Paese?
La lotta sarà al quorum, perché senza il 50% il voto sarà invalidato.
Il silenzio dei media è quasi totale, solo qualche breccia per dire che è tutto sbagliato.


Si è letto anche di ordini perentori verso alcuni Comuni da parte di prefetture che impongono il bavaglio sull'appuntamento del 17 aprile.
I sostenitori del sì, i no-triv insomma, ribadiscono i danni che l'ambiente subisce da questo tipo di approvvigionamenti.
Dalle piattaforme fuoriescono come una scia lugubre composti chimici pericolosi per la salute che ammorbano le nostre acque e alla fine giungono a noi attraverso la catena alimentare.
I sostenitori del petrolio blandiscono i rischi per l'occupazione e la dipendenza energetica dall'estero, ritornando al tema del nucleare, vietato in Italia, utilizzato a più non posso dai cugini francesi, dai quali poi alla fine andiamo a comperare energia, nucleare ovviamente.
Ma i pozzi sono privati, il ritorno economico delle concessioni irrisorio, i posti di lavoro minimi.
Del resto al centro dovrebbe stare il tema stesso, se sia la ricerca degli idrocarburi il futuro o il passato del nostro Paese, che tipicamente non è il Texas o Iil Medioriente, ma un luogo di ingegno, frutto proprio della scarsità di materie prime.
Un referendum come occasione di cultura.
Dando magari la possibilità a tutti i cittadini di formarsi un'opinione.
Ascoltando i pro e i contro, sentendo le due campane, e poi compilando la scheda elettorale.
Invece si sceglie la strada della negazione silenziata, antitesi alla democrazia in cui apparentemente viviamo.
Dovrebbe essere un dovere per tutti gli organi di informazione porre attenzione all'appuntamento del 17 aprile fornendo ai loro lettori o spettatori una opportunità di approfondimento.
Fornendo cultura, che dovrebbe essere il loro scopo vitale.
Ancora una volta sembrano i gruppi di potere a dettare la linea.
L'economia a dirigere la politica, come un direttore d'orchestra che non ammette alcuna stecca.
Votare sì al referendum del 17 significa riportare pesi e misure al loro posto.
Significa smettere di considerare il pianeta un luogo da sfruttare fino all'estremo destino, di cui poi tutti si vanno stracciando le vesti di summit in summit.
Ecologia sociale che diventa ecologia della mente.

Andiamo a votare il 17.

lunedì 8 febbraio 2016

Lesa Tibre

Quando sfileremo per i tanti no e i tanti sì?

Oggi la GazzIndustria strilla e strepita per "manovre" del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, contro il progetto Tibre.
Quale sarà mai l'oscuro disegno complottista?


Quali azioni dinamitarde sta tramando piazza Garibaldi?
L'orribile segreto di Pulcinella (siamo in pieno carnevale) è una lettera a Del Rio per invitarlo ad ascoltare le associazioni NoTibre. Orrore.
Le parole più esplosive? "Caro Graziano".
Una lettera che diventa prima notizia di un giornale, seppure provinciale come la Gazza, fa pensare.
Si aggirano fantasmi sotto il ponte Caprazucca.
Il cemento che sembra a un passo dal riempire la vogliosa scodella non va messo in dubbio da chicchessia. Guai a chi fiata.
Io mi domando.
Ma quel popolo democratico che pensa davvero, che non vuole gli inceneritori perché preferisce la salute, che non vuole inutili bretelle perché preferisce verdi fertili distese, che vuole i pesticidi fuori dai campi e dalla vita.
Quel popolo lì insomma: quando deciderà di fare massa critica?
Quando sfileremo in migliaia per il/i centro città a dire i tanti no e anche i tanti sì?
Desiderosi di futuro?

Desiderosi di una rappresentanza, di uno straccio di buonsenso, di un piccolo spazio dentro il quale discutere, parlarsi, condividere.

sabato 6 febbraio 2016

Ergastolo di polvere

Si è chiuso un gennaio shock dal punto di vista ambientale.
Sui 31 giorni del mese appena trascorso, l'aria della regione è stata non respirabile, fuori legge, sporca, per 14 di essi.
La media regionale dei valori del Pm10 si è attestata a 53,27 microgrammi di polveri sottili per metro cubo di aria (il valore massimo ammesso è 50), mentre nel 2015 era stata di 52,49 e nel 2014 di 38,62, quindi in netto peggioramento in questo avvio dell'anno, con 125 valori fuori limite registrati dai capoluoghi di provincia.


A Parma la media di gennaio 2016 è stata 52,39, la media 2015 63,58, quella 2014 44,67.
Un trend in miglioramento rispetto alle altre province che pone la città ducale al quinto posto per inquinamento, nella triste classifica che vede oggi primeggiare Modena (63,65), 16 giorni di fila di polveri fuori norma, e Ferrara (60,19).
Ma il dato di Parma nasconde in realtà una netta inversione di tendenza.
I superamenti delle centraline di città sono stati infatti “solo” 10 nel mese di gennaio, collocando Parma al 25° posto per aria cattiva.
E' infatti la centralina di Colorno a registrare dati preoccupanti, ponendo seri interrogativi su cosa i venti prevalenti portino a nord di Parma. Il 30 gennaio l'asticella colornese ha raggiunto 146 microgrammi per metro cubo di aria (Parma Cittadella 104), il 29 gennaio 96 µg/m3.
Il dato da sottolineare è insomma quello che ci dice che l'aria in città è migliore di quella del Paip a Ugozzolo, dove i dati del Pm10 superano sempre quelli della centralina della Cittadella o di via Montebello.
Una attenta analisi sulle fonti emissive sarebbe davvero utile anche per poter poi agire con cognizione di causa per ridurre l'impatto ambientale e migliorare la qualità dell'aria.
Viviamo insomma in una situazione drammatica e i dati allarmanti sulle percentuali di morti e malattie in Europa dovrebbero fare riflettere.
La risposta della politica è stata invece contraria al buon senso.
Lo sblocca Italia infatti invece che ridurre l'impatto degli inceneritori ne prevede altri 12 sparsi un po' in tutta Italia e insiste chiedendo che quelli attualmente operativi possano bruciare rifiuti al massimo della loro capacità.
Un disegno suicida che ha ricevuto l'avvallo di tutte le regioni tranne Lombardia e Campania.
L'assessore lombardo all'ambiente ha definito la nuova legge “uno scempio ambientale”, norma che “farà pagare un prezzo altissimo ai lombardi, in termini ambientali e di salute”.
Siamo condannati all'ergastolo. Di polvere.


giovedì 4 febbraio 2016

Il Comune di Parma ferma Iren

Stop all'incremento dei rifiuti inceneriti

Com'è noto Iren ha fatto richiesta di incrementare la capacità autorizzata di smaltimento rifiuti alla “saturazione” del carico termico dell'inceneritore di Parma. Ciò avrebbe determinato il passaggio da 130.000 a 195.000 tonnellate annue, un incremento del 50% rispetto agli attuali limiti regolati dall'Autorizzazione Ambientale Integrata del 2008.


Non solo.
Il gestore ha anche richiesto, in virtù di quanto previsto dal decreto “sbloccaitalia” di estendere indefinitivamente il bacino di conferimento dei rifiuti (potenzialmente a tutta Italia) rispetto al limite attuale della provincia di Parma, e riconoscere all'inceneritore la qualifica di impianto di recupero energetico di rifiuti (R1).
Si è così aperto (10.08.2015) l'iter della conferenza dei servizi presso la Provincia di Parma riguardante sia la valutazione di impatto ambientale che la modifica sostanziale della autorizzazione.
Diverse le sedute dove è emersa la netta opposizione del Comune di Parma, a fronte del sostanziale silenzio (poi divenuto consenso) degli altri comuni ed enti presenti.
Il 1° febbraio nell'ultima seduta della conferenza vi è stato un confronto tra Arpae (Regione Emilia che, nel frattempo, ha acquisito la competenza) che ha portato a mantenere il limite di 130 mila tonnellate annue, già autorizzate nel 2008.
Per quanto ci risulta questo valore non era presente nel rapporto di impatto ambientale proposto dalla regione.
Questo limite non è presente nell'accordo Regione Emilia Romagna/Iren datato 29 gennaio, a nostro avviso redatto per superare il diniego espresso dal Comune di Parma nella seduta del 12 gennaio, quando fuori dalla Provincia manifestavano i No Ince.
Infatti in tali documenti figurava (e nell’accordo figura tuttora) esclusivamente il riferimento ai flussi definiti dal Piano regionale nella ultima versione adottata ai primi di gennaio 2016.
Il gioco è stato evidente, superare la opposizione del Comune con un “colpo di teatro” apparentemente risolutore.
Basti pensare che la seduta conclusiva della Conferenza dei Servizi era prevista per il 22 gennaio ma venne rinviata dalla Regione due ore prima del suo inizio per rinviarla al 1° febbraio e, in quella sede, presentarsi con la “novità” dell’accordo tra Regione e Iren, del quale nessuno degli enti locali era stato informato.
L’accordo mostra ulteriori ambiguità: viene in pratica creata una macro area Parma-Piacenza-Reggio Emilia, con i due inceneritori di Parma e Piacenza che bruciano tutto quello che è disponibile nelle 3 province,
L'accordo regione/Iren è stato proposto alla stampa prima delle decisioni della conferenza dei servizi, sbandierando un risultato che ha invece altri protagonisti, prova ne sia che le 132.500 tonnellate riportate nei comunicati non trovano riscontro nella nuova autorizzazione.
E’ vero invece che nelle proposte avanzate dalla Regione nella seduta del 1.02 la chiara indicazione del limite di 130.000 t/a – perlomeno per tutta la durata del vigente piano regionale – non era presente.
Lo scontro in conferenza si è protratto per tutta la giornata tra la posizione del Comune di Parma e quella della regione oramai allineata al contenuto dell’accordo di pochi giorni prima e quindi al pieno accoglimento delle richieste del gestore ancorché (per ora) contenute nell’ambito delle previsioni pianificatorie.
Contestualmente alla questione della capacità (quantità) autorizzata si è discusso della riduzione dei limiti emissivi (sull’argomento le posizioni del Comune di Parma e della Regione non erano distanti) definendo, a fronte degli impatti incrementali comunque correlabili con la proposta di Iren (traffico, emissioni reali, residui da incenerimento, consumi) una riduzione nei flussi emissivi su base annua dei contaminanti sottoposti a monitoraggio.
In conclusione l'inceneritore mantiene la capacità autorizzata nel 2008, si apre il bacino di utenza a Reggio Emilia (anche se l’accordo, in potenza, apre anche a Piacenza), è classificato come R1. In termini di configurazione di esercizio non vi sono, nel complesso, modifiche rispetto a quanto autorizzato nel 2008, per le emissioni invece vi è un decremento.
Rimane ovviamente, per il futuro, la possibilità di ulteriori richieste di Iren in relazione alla concreta applicazione del Piano regionale ma anche ai decreti applicativi del decreto sbloccaitalia.
Ma quest’ultimo aspetto non dipende da decisioni locali anche se i contenuti di quanto approvato il 1° febbraio potranno costituire un argine a nuove e ulteriori imposizioni dall’alto.
Attendiamo di poter leggere il rapporto di impatto ambientale e la nuova AIA nel dettaglio ma quel che ci sembra certo è che se la quantità di rifiuti autorizzata a incenerimento presso l’impianto di Parma non sia aumentata e che ciò sia chiaramente scritto lo dobbiamo principalmente alla fermezza del Comune di Parma e non alla Regione Emilia Romagna.


lunedì 25 gennaio 2016

Enìo e le scorie tese

Una cosa è certa, l'inceneritore non chiude nessun cerchio virtuoso

La questione del destino delle ceneri è stato senz'altro in questi anni uno dei temi più caldi (!) della questione inceneritore di Parma e dello scontro tra chi si opponeva e chi sosteneva il progetto di costruzione di una fabbrica insalubre di classe prima, la più pericolosa, nella food valley.
Dove vanno a finire le scorie del camino, visto che se ne producono 30 mila tonnellate circa all'anno? Quali le risposte fornite a questa domanda? C'è poca chiarezza.


Sulla possibile destinazione, le preoccupazioni aumentano quando si apprendono notizie come quella apparsa di recente su diversi siti, come Repubblica http://parma.repubblica.it/cronaca/2016/01/14/news/sequestrata_cava_di_ghiaia_in_zona_parco_del_taro-131262046/,
e il Fatto Quotidiano
I sigilli sono stati apposti dal Corpo Forestale dello Stato all'area di "Ghiaie di mezzo", proprio a ridosso del Parco del Taro, un grande appezzamento di 6 ettari, con una cava dove si ipotizza siano stati immessi grossi quantitativi di materiali illeciti in arrivo da tutta Italia come fanghi, ceneri, scorie da incenerimento.
L'indagine parte da Bologna, dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ed è coordinata dal sostituto procuratore Stefano Orsi.
Di ceneri e del loro smaltimento se ne parlò tanto anche a Parma.
In città, avevano lodato la pratiche messe in atto da aziende specializzate nelle gestione dei rifiuti, in particolare, delle ceneri di risulta degli inceneritori.
A dirlo fu il presidente di Enia, Andrea Allodi,
"A Noceto c'è un ditta…" e aveva tuonato, “noi seguiremo questa strada!”.
Quella, quindi, di convogliare le ceneri in un impianto specializzato nella periferia di Parma, che ne avrebbe fatto la malta di base per il calcestruzzo, risolvendo il problema scorie, anzi trasformandole in materiali da costruzione, “mattoni al profumo di camino” per le nostre case.
A quanto risulta da atti pubblici, Iren ha, infatti, attivato una serie di bandi per affidare i cumuli fumanti in uscita dall'impianto di Ugozzolo.
Gare che hanno determinato i vincitori, come l'appalto 6470, lotto n 2, Parte A, che ha visto anche una ditta di Noceto tra i soggetti aggiudicati per un valore di gara di oltre 500 mila euro, http://eeparma.ireti.it/upload/appalti/598-esito%20guce%206469%206470%206471.pdf
I siti della società hanno in primo piano proprio il trattamento delle scorie da incenerimento.
Nei servizi giornalistici trasmessi non si fanno nomi, si citano solo luoghi. Ma quante aziende a Noceto saranno impegnate in questa attività?
Gli investigatori hanno perquisito molti uffici e tratto tanta documentazione, definita interessante, durante una operazione che visto l'impiego di 40 agenti della Forestale.
Ci sono state proteste e segnalazioni dei cittadini, che in questi anni avevano più volte segnalato sia il fitto traffico di bilici provenienti da molteplici località sia il persistente polverino che ammantava alberi e terreni di quelle zone.

Una cosa è certa: l'inceneritore non chiude nessun cerchio virtuoso, lasciando alle sue spalle una scia di rifiuti imponente e molto pericolosa.

giovedì 14 gennaio 2016

Un anno in polvere

L'inquinamento da Pm10 è cresciuto in regione del 16%

Il bilancio 2015 della qualità dell'aria in regione è negativo, con un netto peggioramento della performance ambientale rispetto al 2014.
Gli sforamenti dei 50 microgrammi per metro cubo registrati dalle centraline Arpa sono stati complessivamente 574, mentre 940 volte si è superata la soglia di attenzione di 40 microgrammi.
A Parma il dato annuale registra 78 superamenti del limite di legge e 120 dati oltre la soglia di attenzione.


Rispetto al 2014 la regione registra un incremento del 41% di sforamenti, e un 35% di incremento della soglia di attenzione.
Anche Parma ha peggiorato la sua performance, ma molto meno della media regionale.
Nella città ducale gli sforamenti sono aumentati dell'11%, i superamenti della soglia di attenzione del 6%.
Colpisce il netto miglioramento da ottobre in avanti. Forse le misure adottate qualche effetto lo danno: 12 mila auto in meno in circolazione, un'area di 33 km quadrati “limitata” (a Modena solo 11), nessun viale di attraversamento consentito (invece a Reggio Emilia ci sono).
E' andata malissimo a Modena, dove gli sforamenti sono passati da 46 a 78, con un incremento del 70%, dando alla città degli Este la leadership 2015 per i superamenti dei limiti di legge.
Prendendo in considerazione i dati dell'intero 2015 vediamo che la media regionale di polveri sottili si attesta a 35 microgrammi con Parma che registra un dato superiore, 38.
L'aria peggiore dell'Emilia Romagna la detiene nel 2015 Reggio Emilia, che ha spodestato Parma, regina nera invece nel 2014.
L'aria meno fetida è quella di Bologna e di Forlì Cesena, 31 µg/m3 di media.
Un'intera regione malata d'aria, che è riuscita a peggiorare la qualità di cosa respiriamo in modo netto, passando da una media di 30 a una media di 35 microgrammi di polveri fini per metro cubo di aria.
La cappa regna su tutta la regione e su tutto il bacino padano.
In queste condizioni di estremo malessere crescono a dismisura ricoveri, accessi ai pronto soccorso, malattie respiratorie e cardio-vascolari.
Si incrementano i decessi e diminuisce la qualità della vita.
E' una vera emergenza ambientale e sanitaria.
I nostri polmoni stavano meglio 20 anni fa.


A dirlo è un'indagine dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa. Disturbi polmonari più che raddoppiati, attacchi d'asma passati dal 3,4 al 7,2%, per la rinite allergica si è saliti dal 16.2% al 37.4%, l'espettorato ha superato il 19% rispetto all'8.7% del 1985 e la broncopneumopatia cronica ostruttiva ha raggiunto il 6.8% contro il 2.1% iniziale.
In una situazione di questo genere aver progettato, sostenuto, costruito un impianto inquinante di classe uno, la peggiore, come un inceneritore, quando c'erano evidenti alternative, è stato quanto meno un atto scellerato.
Ma questo è quello che è successo a Parma.
Oggi che la recita è finita ci troviamo un debito di 200 milioni di euro e un impegno scritto degli enti locali di provvedere al suo rimborso.
Un camino che per sopravvivere “deve” bruciare più del doppio di quanto è disponibile sul territorio, che affamato di rifiuti deve andare a caccia oltre i confini che gli erano stati posti come limite invalicabile.
Il modello Parma della raccolta differenziata ha messo a nudo i calcoli di comodo che erano stati invece proposti come architravi del progetto.
Il modello Parma dice, numeri alla mano, che per tutta la regione basterebbe un solo inceneritore, in attesa di portare a zero il rifiuto residuo, oggi causato da una errata progettazione dei materiali, da oggetti che in una prospettiva di economia circolare non dovrebbero essere prodotti né la legge dovrebbe consentire la loro messa in commercio.
La soluzione delle autorità? 
Incrementare la potenzialità degli inceneritori.
Livelli di saggezza e lungimiranza da sforamento!