mercoledì 28 ottobre 2015

La nube è servita

Si riempiono i pronto soccorso e si grida al lupo

Puntuale come l'ora solare ritorna lo smog nelle città padane.
Ieri a Parma 5° giorno consecutivo di sforamento del limite di 50 microgrammi di polveri per metro cubo di aria.


Tutta le regione da 2 giorni è coperta da una fitta coltre nera e naturalmente l'unico rimedio possibile “pret a porter” è la pioggia, benedetta come non mai in queste condizioni disperate.
Le polveri sottili uccidono.
Ogni anno in Italia circa 30 mila decessi per il PM 2.5, rispetto limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno, scrive Legambiente all'Europa.
Il mix di inquinanti è sempre lo stesso: impianti industriali (come il nostro beneamato inceneritore di Ugozzolo), automobili vecchie ma anche quelle a gasolio e i mezzi pesanti antiquati, impianti di riscaldamento, polveri generate dal trascinamento, come freni e pneumatici, polveri da attività umane.
Quando questa ricetta viene preparata in un ambiente costipato come la Pianura Padana, affetta da inversione termica e bassissima ventilazione, il veleno diventa raffinato e micidiale.
E si riempiono i pronto soccorso e si grida al lupo.
Specialmente a Parma, che ancora una volta svetta su tutti i capoluogo regionali.
La soluzione?
Togliere il traffico dai centri storici, dotando i parcheggi scambiatori di navette elettriche frequenti e puntuali, spegnere impianti facilmente sostituibili (vedi l'inceneritore che non trovando più rifiuti sul territorio dovrò importarne da fuori), favorire la circolazione delle biciclette in città e s-favorire quella delle auto, riducendo il limite di velocità, riducendo le carreggiate per ingrandire le strade riservate alle due ruote, chiudere le porte dei negozi a impianto di riscaldamento acceso, incentivare i pannelli fotovoltaici sui tetti pubblici, ridurre le temperature negli appartamenti, riservare il centro solo a mezzi elettrici, ridurre le merci che arrivano da lontano preferendo l'economia locale sulla falsariga dei gruppi di acquisto solidali.
Eccetera eccetera eccetera.

Perché la salute viene prima di ogni altro interesse.

lunedì 19 ottobre 2015

Il Governo Crocetta vuole sei inceneritori e smentisce sé stesso

La società civile che ha a cuore il presente e il futuro della Sicilia,
non permetterà questo scempio.

Si apprende dalla stampa della volontà del Governatore Rosario Crocetta di introdurre nel Piano Rifiuti della Regione Siciliana sei nuovi inceneritori di rifiuti. L’esatto contrario di quanto sosteneva lo stesso Crocetta in campagna elettorale e di quanto aveva più volte sostenuto in seguito. Ma gli inceneritori sono un’imposizione di Palazzo Chigi con lo Sblocca Italia, a cui il governatore si adegua con grave danno alla Sicilia e ai siciliani.


La Regione Siciliana avrebbe potuto impugnare la legge 166/2014, la conversione del decreto Sblocca Italia, così come hanno fatto altre regioni come l’Abruzzo, la Campania, la Lombardia, le Marche, la Puglia e il Veneto.
Ma non lo ha fatto!


Sembrano lontani i tempi in cui quattro mega inceneritori targati Cuffaro furono contrastati dai cittadini siciliani, con tanto di esposto alla procura della Repubblica. Un grande muro contro un progetto scellerato, soluzione fortemente antieconomica che per alcuni, invece, avrebbe costituito la soluzione al problema dei rifiuti in Sicilia. La giustizia diede ragione alla società civile e a quei cittadini che si opposero con motivazioni fondate nel rispetto della legge e delle direttive comunitarie.
Ma di che cosa ha veramente bisogno oggi la Sicilia? Semplice, di un Piano Regionale dei Rifiuti impostato sulla raccolta differenziata spinta e sul recupero di materia che si ispiri all’orientamento europeo sull’economia circolare. Ora invece sembra di tornare indietro nel tempo, proprio in quello sconfitto dalla ragione, prevedendo l’utilizzo di una tecnologia obsoleta come quella dell'incenerimento che bloccherebbe lo sviluppo di una gestione sostenibile dei rifiuti e impedirebbe l’incremento di occupazione che ci sarebbe, al contrario, nell’economia del riciclo e del recupero.
Sembra che la Sicilia ancora non si meriti di stare in Europa.
Sei inceneritori di rifiuti previsti a Catania, Palermo, Messina e nei bacini di Ragusa-Siracusa, Enna-Caltanissetta e Agrigento-Trapani sono una follia.
Un piano contro l'ambiente e contro l'economia.
Servono certamente gli impianti in Sicilia, ma di sicuro non gli inceneritori.
Bisogna puntare su riciclo, recupero, riuso, riutilizzo, riduzione, prevenzione.
Per raggiungere il 65% di raccolta differenziata, come dichiara lo stesso Governo, è innanzitutto necessario completare gli impianti di compostaggio, in quanto l’umido rappresenta il 40% dei nostri rifiuti.
Sappiamo tutti che il forno dell’inceneritore brucia carta e plastica, tutto materiale sottratto al riciclo che, attraverso i contributi CONAI, potrebbe rappresentare un importante introito per i comuni.
Costruendo un inceneritore questi preziosi materiali sarebbero bruciati con grande e inutile spreco di danaro dei comuni e quindi dei cittadini.
Per la frazione residua, che corrisponde al 35%, occorre riprogettare gli oggetti e dispositivi che ad oggi non possono essere riutilizzati, riciclati o compostati nell'ottica della responsabilitá estesa dei produttori, elemento caratterizzante ed esclusivo della Strategia Rifiuti Zero, ed in linea con quanto prevede la normativa.

Inoltre la Regione difende il progetto dei sei inceneritori sostenendo che la parte residuale dei rifiuti non è in alcun modo riutilizzabile e quindi va ad incenerimento e che la normativa europea non consente più di conferire in discarica. Restiamo attoniti che non si sia a conoscenza che la direttiva sulle discariche vieta il conferimento dei rifiuti del tal quale in discarica mentre non vieta di abbancare in discarica la frazione residuale pretrattata che è destinata a ridursi drasticamente con una seria pianificazione dell’impiantistica necessaria.
E’ inammissibile, per finire, che non si tenga conto dei cittadini che sono parte integrante del sistema di gestione dei rifiuti. I piani calati dall’alto, senza tener conto delle vere esigenze del territorio e della voce dei cittadini, hanno una ricaduta negativa e sono destinati a ricevere opposizione da parte della società civile, perché non condivisi.
Le associazioni firmatarie non accetteranno quindi che le soluzioni alternative di gestione dei rifiuti non vengano considerate e che si vanifichi quello che già in molti comuni siciliani si sta mettendo in pratica con importanti risultati in termini di percentuale di raccolta differenziata e diminuzione dei rifiuti prodotti conferiti in discarica.
Il governatore Crocetta dovrebbe farsi forza e ricordare le promesse elettorali di cancellare ogni ipotesi di inceneritori.
Noi non dimentichiamo la parola data. La Sicilia deve diventare una regione a Rifiuti Zero, attuando piani di raccolta differenziata spinta e tariffazione puntuale che hanno già dimostrato la loro efficacia altrove.
Pensare a impianti obsoleti, costosi e pericolosi per l’ambiente, per non parlare della ricaduta negativa sul turismo, non può che diventare un suicidio politico.
La società civile che ha a cuore il presente e il futuro della Sicilia, non permetterà questo scempio.

Zero Waste Italy
Rifiuti Zero Sicilia
Zero Waste Sicilia
Rifiuti Zero Siracusa
Eticologica
Tueri Naturam
Casa Mirìo
Rifiuti Zero Parma
Gas La Spiga Parma

6 erre, rete per la sostenibilità Parma

giovedì 15 ottobre 2015

Fare spesa a MercaTiAmo

MercaTiAmo è una (ri)scoperta.
Di come eravamo, di come vorremmo tornare a essere.

Fare la spesa è un'inevitabile quanto, a volte, noiosa esigenza del nostro quotidiano, che diventa spesso una perdita di tempo e di denaro senza nessun contraccambio.


Code alla cassa, code al banco dei freschi; il carrello si riempie di prodotti senz'anima, a noi sconosciuti nonostante le mille minuscole righe impresse sull'etichetta.
Conoscere le origini del prodotto è difficile, la faccia di chi lo ha realizzato impossibile.


Oggi, però, sta prendendo piede un nuovo modo di fare la spesa, nato proprio nella nostra provincia, a Fidenza, 20 anni fa.
E' quello che utilizzano i gruppi di acquisto solidali, formati da famiglie che acquistano insieme con grande consapevolezza, seguendo scelte precise e chiare.


I gruppi di acquisto solidali comprano locale, giusto, sostenibile.
Scelgono i prodotti locali, perché in questo modo c'è la possibilità di incontrare direttamente chi produce, andando sul campo per conoscere storie e vissuti e per contribuire al sostegno dell'economia locale. I Gas credono al lavoro come valore e, quindi, esigono il rispetto verso tutti coloro che collaborano nel percorso del produrre. Acquistano futuro, nel senso che prediligono produzioni in sintonia con l'ambiente, libere da chimica e concimi industriali.
Oggi questa esperienza, che ha portato alla nascita di 40 Gas sul nostro territorio, si mette in mostra e intende dare la possibilità a tutti i cittadini diassaggiarequesto mondo ricco di esperienze di eccellenza, ma ancor poco noto ai più.
Si tratta di MercaTiAmo, una mostra-mercato dei produttori locali che si svolge ogni venerdì in via Palermo 6, angolo via Catania, all'interno dell'Ex Pasubio, dalle 16,30 alle 19,30: qui si potranno conoscere di persona le piccole aziende del nostro territorio che lavorano i campi e ne portano il frutto direttamente nelle mani dei parmigiani.
E' stupefacente la varietà di prodotti che le nostre terre sono in grado di produrre: frutta e verdura, ortaggi, tuberi, pane, vino, birra, miele, tutti prodotti in modo artigianale e proposti direttamente al consumatore finale, senza alcuna intermediazione commerciale; e ancora castagne, pane, dolci, farina, e anche testaroli (dai vicini amici pontremolesi), marmellate e confetture, noci, parmigiano reggiano, pecorino, formaggio caprino.
Il progetto MercaTiAmo, perché ancora di progetto si tratta, è nato dall'incontro dei GAS e del DES (Distretto di Economia Solidale) con il gruppo Material_mente Sostenibile e lo stesso WoPa (associazione che gestisce gli spazi del Pasubio). Il progetto è patrocinato dal Comune di Parma e si basa sui principi Sistema di Garanzia Partecipata : sostenibilità ecologica, valorizzazione della dimensione locale e delle relazioni, giustizia e la sostenibilità sociale.
A MercaTiAmo, inoltre, lo sguardo spazia oltre l'alimentare.
C'è così la possibilità di fermarsi al laboratorio di cosmesi e di compostaggio domestico, allo sportello di Banca Etica, a quello del Commercio Equo e solidale, dell'energia etica e dell'assicurazione creata per i Gas.
Insomma per sintetizzare MercaTiAmo è una esperienza di economia solidale, dove crolla il muro di separazione tra produttori e consumatori perché si diventa partner di un unico progetto di sviluppo sostenibile, in cui tutti trovano vantaggio e nessuno perde.
Fare la spesa a MercaTiAmo è una esperienza nuova, un luogo molto piacevole dove poter stringere la mano che ha colto la mela che mangeremo, quella che ha mescolato il latte per la fetta di prelibato formaggio che gusteremo a cena. Un luogo dove conoscere chi vive 24 ore su 24 l'esperienza forte e difficile dell'agricoltura, 365 giorni l'anno.
MercaTiAmo è una (ri)scoperta.
Di come eravamo, di come vorremmo tornare a essere.