sabato 30 maggio 2015

Il bel rifiuto

La Mostra Rifiu-TI-AMO alla Casa della Musica

Ma cosa mai ci potrà essere di attraente in una mostra concorso con opere realizzate dalle scuole e con materiali di riciclo?
Basta una prima superficiale visita per rimanere sorpresi e trovarla alquanto piacevole, sarà per i colori, per la fantasia dei bimbi, per l'impegno che traspare dalle opere realizzate, esposte ad altezza bimbo su un arredamento spartano e minimale che si integra nel contesto architettonico e sicuramente con il tema della mostra.


Poi ad uno sguardo appena più attento inizi ad intravedere il lavoro didattico e la progettualità
sottostante con molteplici concetti espressi, e ti rendi conto di aver partecipato ad un progetto
davvero interessante ed importante.
Non si riesce certo a menzionarle tutte, tante sono, e per descriverle servirebbero diverse pagine. Giusto per farsi una idea, puoi incontrare la bimba che in questo momento è attratta incuriosita dal “Trittico” il labirinto verticale ricavato da ex cassettine in legno portabottiglie, trovi il “libro gioco” che ha recuperato piccoli indumenti dismessi e stimola la manualità dei più piccoli che sfogliandone le pagine trova un bottone da infilare in un asola, un bottone automatico da agganciare, una zip da chiudere od un laccetto da allacciare, trovi la “piccola” solidarietà con il gioco del bowling donato agli alunni ospiti da una scuola colpita dall'alluvione di ottobre, trovi i “giardini sospesi” con un angolo di verde recuperato dando una seconda vita a dei barattoli, trovi i Ri-Strumenti oggetti che invece di essere gettati Ri-tornano a seconda vita diventando Strumenti musicali, oppure il “castello gioco” delle biglie con tanto di pannellino solare per l'illuminazione interna e con la sorpresa di altri giochi che trovi nei cassetti dove finisce la biglia a fine percorso, incontri i “colori dell'inutile” rappresentati in un salotto ed i burattini con il quale si è realizzato un plastico, entrambi protagonisti della proiezione di un video sulla loro realizzazione.


Proseguendo con oggetti di utilità pratica come con la segnaletica scolastica con le scritte tappo,
le cassette di plastica o legno che diventano telai di tessitura, il completo studio di impatto ambientale di un gesto diffuso e automatico, quello di gettare a terra il mozzicone di sigaretta.
Fa male alla salute di chi lo ha fumato, a quella di chi gli è stato vicino ed all'ambiente e/o ai
piccoli amici animali che li scambiano come cibo...
Saltando sicuramente tanto di altrettanto bello e interessante, possiamo terminare la visita con
il manuale di cartone “questo dove lo metto” dove i bimbi insegnano a noi adulti questa difficile
e impegnativa (?) raccolta differenziata.
Gli stessi bimbi che al loro arrivo esclamano “questo lo abbiamo fatto noi!”.
Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile queste belle giornate.
La Mostra Rifiu-TI-AMO è aperta alla Casa della Musica fino a martedì 3 giugno.

Antonella Ferrari, Fabio Cavalli (Slow Food Parma)

martedì 26 maggio 2015

Inceneritore di Parma, il silenzio dei colpevoli

Quando il potere ammutolisce

La food valley-pattumiera non è il miglior biglietto da visita per una terra che mostra fiera al mondo le sue creature, scolpite in qualità e gusto sopraffini.
Un angolo di paradiso dove il cibo ha sempre accompagnato il passo dell'homo sapiens seguendone anche l'evoluzione, fino a diventare la terra stessa del cibo, madre fertile di sapori e saperi unici nel pianeta.


Che altro sono altrimenti le iperboli alimentari note in tutto il mondo con il loro nome italianissimo che già nel suono rianima i palati e stilla le acquoline?
E' una musica alta.
Culatello di Zibello, Salame di Felino, Spalla Cotta di San Secondo, Prosciutto di Parma...
Possenti sinfonie che ammaliano e fanno sedere a tavola con la gioia nel cuore.
Un inceneritore che doveva servire a rendere autonomo il territorio provinciale, improvvisamente cambia vestito e con un gioco svelto si trasforma con una nera magia in un divoratore di veleni, in arrivo da mezzo mondo.
Il patto con il territorio era chiaro: altre soluzioni non esistono, i nostri scarti sta noi gestirceli e, mai e poi mai, verrà dato il via libera a rifiuti stranieri.
Impegni stracciati, vilipesi, ridicolizzati.
E un futuro completamente cambiato, senza batter ciglio, senza nulla domandare.
Io Golia metto i piedi sulla vostra terra minuscola e vi schiaccio e vi sfrutto secondo i “miei” scopi ed interessi, e nulla mi importa dei patti sottoscritti.
Cancello ogni pagina del passato per imporre il mio futuro, fatto di business e di bilanci, per arricchire gli azionisti, che annusano solo il profumo dei soldi, senza degnare di attenzione gli altri profumi, quelli veri e benefici.
Il pugno di ferro sta per scagliarsi e pare trovare difese di burro.
Non vola una mosca, non stormiscono nemmeno le fronde, tutto tace.
Tacciono gli industriali che sullo scrigno alimentare hanno costruito la loro ricchezza, tacciono i consorzi che difendono (?) l'unicità dei prodotti del territorio, tacciono i poteri.
Tacciono i sindacati, tacciono i partiti che hanno prodotto lo scempio nel 2008 e oggi di vergognano di quanto sta accadendo per merito loro, tacciono le chiese che ogni volta si girano dall'altra parte se l'argomento è troppo vicino ai potentati.
E' un silenzio surreale che questa volta pare incomprensibile ma anche inaccettabile.
Possibile che chi produce secondo la Carta di Milano, a poche centinaia di metri dal camino, taccia?
Possibile che si creda davvero nella finzione “Tout va très bien madame la Marquise”?
Noi non ci possiamo credere, perché sarebbe infantile pensarlo.
Attendiamo il fuoco ardente dell'orgoglio ferito alzare immani, ardenti fiamme.
A meno che sul ponte sventoli già bandiera bianca.


domenica 24 maggio 2015

Se Parma diventa la pattumiera d'Italia

Gli accordi sottoscritti? Carta straccia da bruciare nel forno

Il dado è tratto e porta la data del 20 maggio 2015.
Giorno in cui Iren ha depositato istanza presso la Provincia di Parma per incrementare la capacità di trattamento dell'inceneritore di Ugozzolo da 130 a 195 mila tonnellate annue, approfittando dell'aiutino del decreto del governo.
Ciò significa che nelle intenzioni del gestore i rifiuti potranno giungere in città da ben oltre i confini provinciali, praticamente da tutta Italia.
La domanda presentata di fatto straccia tutti gli accordi che hanno accompagnato la complessa gestazione del camino della discordia.


Iren fece domanda nel 2006 per un impianto con taglia doppia rispetto alle necessità del territorio (50 mila tonnellate di residuo da raccolta dei rifiuti urbani), progettandone uno da 130 mila tonnellate, a 4 km da piazza Duomo.
La politica sosteneva questa scelta e l'ondivago ruolo pubblico/privato di Amps/Enia fece il resto: in una certa misura il gestore seguì le indicazioni del territorio, che magnificava l'inceneritore come ottava meraviglia del mondo.
A 10 anni dal piano provinciale rifiuti ci troviamo con un impianto costato ben oltre 200 milioni di euro, che probabilmente lavora in perdita fin dal suo avvio.
Ci troviamo con un territorio che, applicando la raccolta differenziata, non ha nemmeno più bisogno di un impianto di trattamento a caldo perché i rifiuti conferiti sono drasticamente diminuiti a favore dell'enorme incremento dei materiali riciclati e di un calo importante della produzione.
Di fronte a questi numeri il gestore ha semplicemente usato la calcolatrice, sfruttando lo Sblocca Italia come grimaldello.
Lo Stronca Italia è una specie di buco nero che accoglie pratiche altrimenti irricevibili.
Tra le sue pieghe la norma che consente di “ottimizzare” tutti gli impianti di incenerimento già esistenti e attivi, in modo da saturarli e renderli economicamente vantaggiosi per chi li gestisce.
Con tanti saluti per i territori virtuosi che si stanno impegnando, con ottimi risultati, per una gestione dei proprio rifiuti attenta e rispettosa della salute dei cittadini e dell'ambiente in cui vivono.
Ma a Parma i patti sono/erano estremamente chiari.
Sbandierati da tutti i responsabili istituzionali e aziendali.
Ricordiamo l'allora presidente della provincia Bernazzoli, l'assessore all'ambiente Castellani, il presidente di Amps Allodi, i sindaci di Parma Ubaldi e Vignali.
Lunghe file di parole per tranquillizzare i cittadini sulla bontà delle intenzioni del presente e del futuro, in modo da far digerire l'amaro boccone di un nuovo forno dopo l'esperienza estremamente negativia dell'impianto del Cornocchio.
Mai rifiuti da fuori provincia. Mai!
Oggi scopriamo che a Ugozzolo si intende bruciare perfino i pneumatici esausti, e cdr, combustibile da rifiuti, sostanze chimiche, rifiuti infetti, fanghi di ogni tipo e provenienza, addirittura scorie e polveri di altri inceneritori.
Pura e lucida follia.
Davanti a questa trappola coscientemente allestita occorre mobilitarsi.
Non stiamo parlando di camino sì, camino no, di confronto di filosofie.
Stiamo per affrontare una rivoluzione.
Parma candidata a diventare pattumiera d'Italia.
Si era avvertito ripetutamente di questo rischio, Gcr in testa.
Cassandre inascoltate.
Oggi non ci sono recinti ideologici.
Si tratta di scegliere da che parte stare.
E lo devono fare tutti: a cominciare dai cittadini e dalle associazioni, per passare ai partiti, ai sindacati di categoria, ai consorzi di prodotto, a tutte le forze economiche di Parma.
Questa volta scendere in piazza significa esprimere il futuro che vogliamo.
Schiavi di un camino o padroni del proprio destino?
E' un referendum, su di noi.


venerdì 22 maggio 2015

Inceneritore di Parma, stop da 4 giorni

Il porta a porta è un raffinato cecchino che non sbaglia un colpo

La linea 2 era già stata spenta il 4 maggio, 18 giorni fa, ma il 18 maggio anche la linea 1 è stata messa in fermata e la situazione dura ormai da 4 giorni.
E' il languore di rifiuti che sta diventando vera e propria fame?
Il camino a singhiozzo, forse un unicum nel panorama italiano degli inceneritori, continua nel suo incerto procedere, con pause di riflessione sempre più intense e prolungate.


La vorace fornace, affetta da famelica necessità di rifiuti da bruciare, non trova sfogo nel sistema di raccolta impostato a Parma dal Movimento 5 Stelle e dall'assessore all'ambiente Folli, irrisoluti portatori sani del porta a porta, che a regime riduce drasticamente la necessità di queste macchine infernali che sparano in aria centinaia di migliaia di metri cubi di aria sporca ogni ora.
Così a Ugozzolo la fossa del residuo è sempre più vuota e visto l'avanzare della differenziata porta a porta in tutto il territorio di Parma e Provincia, non si profilano radiosi futuri ricchi di sacchi neri da attizzare.
L'inceneritore di Parma è grande almeno il doppio delle previsioni elaborate nel 2005, ma oggi risulta oltremodo ipertrofico rispetto ai piccoli numeri che rimangono dopo il tornado porta a porta.
Il gestore risponderà a questo nuovo stop con le questione tecniche, la manutenzione, il controllo.
Ma il problema rimane l'organizzazione della raccolta degli scarti, che con il sistema domiciliare va contro come concezione stessa ad ogni tipo di smaltimento, discarica o inceneritore che sia.
E non potrà che peggiorare, per il forno.
Il sistema porta a porta ha altre frecce al suo arco.
L'obiettivo ora va oltre i numeri ormai alla portata (80%) e sposta la sua attenzione sul rifiuto residuo, che rappresenta ancora un terreno fertile di caccia per il sistema.
Si tratta di ampliare i materiali oggetto di riciclo e di ridurre gli stessi nell'ormai limitato recinto dell'indifferenziato.
Ad esempio si può lavorare sui pannolini, che ancora rappresentano un problema di non facile gestione, ma che oggi con l'avanzare della tecnologia trovano varchi virtuosi di risoluzione.
L'adozione di pannolini lavabili nei nidi darebbe una scossa ai numeri, sia quelli della montagna di usa e getta che sparirebbe, sia per l'impatto ambientale drasticamente ridotto, sia per il risparmio economico per le casse comunali.
Questo è solo un esempio delle ulteriori mosse che il sistema porta a porta può implementare.

Il Pap è un raffinato cecchino che non sbaglia un colpo, e in questo caso nel mirino cadrebbero vittima l'inquinamento e lo spreco, a favore di salute, risparmio e consapevolezza.

lunedì 18 maggio 2015

Cassonetti, lo stupido ritorno agli antenati

La drastica riduzione dei rifiuti alla bocca del camino, che lavora anche oggi con una sola linea attiva, è la prova migliore a cui tutti dovrebbero riferirsi

Lo spazzino, “u spassòn” nella parlata ligure di Bardi, si occupò in prima persona della nettezza urbana del paese per tantissimi anni, i '60 e i '70, per capirci.
Con un solo aiutante passava con il suo camioncino a svuotare i maleodoranti bidoni neri casa per casa.
Una volta colmato il cassone il mezzo si avviava verso la “discarica”, un infelice angolo periferico a nord del centro abitato dove veniva abbandonato a cielo aperto tutto il “rudo” prodotto dai cittadini, con qualche rogo controllato per ridurne il volume.


L'attività proseguì fino a che la discarica si riempì del tutto e ci si rese conto, aiutati dalle leggi in arrivo, del danno che si andava producendo, e dell'assurdo gesto del nascondere i nostri scarti per la vergogna e per tenerli a debita distanza dalle nostra linde e profumate vite, quasi disconoscendone la paternità.
Oggi la discarica è stata trasportata in cielo.
I camini alle porte delle città inceneriscono quei cumuli di rifiuti, producendo polveri impalpabili e invisibili che attraverso le ciminiere vengono sparse generosamente nell'aria che respiriamo.
Che finisca in discarica o che bruci in un inceneritore, si è compreso che il rifiuto così trattato produce comunque danno, in misura direttamente proporzionale alle quantità sotterrate o bruciate.
Si è finalmente compreso che i nostri scarti sono in maggioranza “non rifiuti”, ma ammassi di oggetti e sostanze mischiati alla rinfusa che mantengono il loro valore anche se gettati.
Si è compreso che se siamo capaci di differenziare i materiali è possibile recuperarli al loro uso originale creando una filiera circolare che non produce scarto.
Così gli scarti di cucina, se non vengono compostati direttamente a casa, in giardino, tornano quello che sono, concime, senza produrre odori sgradevoli o liquidi inquinanti.
Così plastiche, vetro, lattine, legno, carta, cartone.
Quasi tutto, a parte i prodotti maldestri con materiali compositi, è riciclabile.
Il trucco è banale: se produrre rifiuto inquina in ogni caso, bisogna smettere di generarlo.
Siamo arrivati al punto: come si fa?
Bisogna imparare la lezione, semplice, del differenziare con cura gli scarti.
Ma tutto ciò è semplicemente inutile se lungo le strade della città sono ancora presenti i cassonetti dell'indifferenziato, quelle enormi ed invitanti tombe di materiali che sono l'antitesi del differenziare, proprio perché consentono di “gettare” senza costrutto quello di cui intendiamo disfarci.
Proporre una raccolta differenziata porta a porta e mantenere i cassonetti è demenziale.
E' un messaggio confuso che mandiamo ai cittadini, perché da un lato abbiamo introdotto una norma e dall'altro la disconosciamo con uno strumento che ne è l'antitesi per eccellenza.
Per prevenire e ridurre i rifiuti, che sono le prime azioni da intraprendere per vincere la sfida ambientale, non occorrono ricette fantasmagoriche o fantasie disneyane, basta applicare la ricetta unica valida in tutti i paesi del mondo.
Porta e porta e tariffazione puntuale.
La drastica riduzione dei rifiuti alla bocca del camino, che lavora anche oggi con una sola linea attiva, è la prova migliore a cui tutti dovrebbero riferirsi.
Tutto il resto è ritorno agli antenati.
Bravo l'assessore all'Ambiente di Parma che non si fa distrarre dell'obiettivo della salute dei cittadini e dell'ambiente, che dovrebbe essere condiviso da tutte le forze politiche.

Ma che così a quanto pare non è.

venerdì 1 maggio 2015

Quei geni del Pd

Pagare il doppio i rifiuti e inquinare la città

Ricordiamo in molti l'ultima pagina della Gazzetta dove a tutto campo Provincia di Parma (Pd) e Iren (multiutility targata lo stesso partito) annunciavano il verbo a Parma e Provincia.
Quando finalmente il forno sarà (gaudio magno) acceso, la tariffa rifiuti calerà d'incanto e si allineerà ai territori vicini (e virtuosi) che hanno, loro sì che sono stati previdenti, un loro impianto di incenerimento, che garantisce costi abbordabili e autonomia territoriale.


Stavano parlando di Reggio Emilia e Piacenza, dove il costo per incenerire una tonnellata di rifiuto residuo si attestava a 100, 110 euro.
Il calo delle tariffe è stato uno dei cavalli di battaglia dei governatori Pd della Provincia, il cavallo azzoppato utilizzato da Bernazzoli per il tragicomico assedio alla poltrona di sindaco di Parma.
La tariffa che calerà è stato il mantra di Castellani per rintuzzare gli attacchi dei no termo.
Era insomma la dolce carota per far digerire quel moloch indigesto che Parma già aveva conosciuto da vicino a partire dagli anni '70 al Cornocchio.
Abbiamo atteso, golosando, l'accensione del forno, per spegnere finalmente quelle salate bollette.
Ma, ovviamente, si trattava di una bufala.
Lo specchietto per le allodole si è infranto all'accensione del camino.
Le tariffe dei cugini reggiani e piacentini sono rimaste un miraggio impalpabile.
Il costo della smaltimento si è attestato a Parma sui 160 euro la tonnellata e i conti della serva del 2014, visto che il forno non ha avuto abbastanza rifiuto da bruciare, ci restituiscono una fattura da brivido: 190 euro la tonnellata.
Ieri l'assessore Folli ha partecipato come relatore ad un convegno a Brescia sulla tariffazione puntuale.
L'insediamento dei 5 Stelle in piazza Garibaldi ha portato un'accelerazione allo sviluppo del porta a porta. Parma ha raggiunto in pochi mesi il 70% di raccolta differenziata, non ha più cassonetti stradali, adotterà fra poche settimane la tariffazione puntuale.
Parma è un esempio in Italia di come sia possibile applicare anche in una grande città il sistema porta a porta, mantenendo inalterati i costi di gestione, riducendo drasticamente il rifiuto da smaltire, migliorando in modo esponenziale la qualità dei materiali differenziati.
Ieri a Brescia è emerso il dato sul costo alla tonnellata del rifiuto smaltito nella metropoli lombarda.
Che, udite udite, non solo non è paragonabile a quello di Parma, me nemmeno ai cugini di oltre Enza e di oltre Taro.
A Brescia smaltire una tonnellata di rifiuti costa 80 euro, esattamente la metà di quello che pagano i parmigiani all'inceneritore di Iren.
Un vero e proprio scandalo.
Scandaloso come ci sia stata raccontata la favola del risparmio, del camino magico che faceva sparire i rifiuti a prezzo da discount.
La Lidl dei rifiuti è a Brescia.
A Parma abbiamo invece abboccato al fil di fumo miracoloso.

Applausi ai democratici per come ce l'hanno raccontata.