martedì 24 febbraio 2015

Parma, due domande sull'inceneritore

Il vostro camino, orgogliosi sostenitori del forno, svetta a pochi metri dalle case di via Ugozzolo, Parma, di rimpetto al quartiere Spip e le sue migliaia di lavoratori omaggiati dal corroborante aerosol.
Da piazza del Duomo e il suo angioletto d'oro un breve volo di 4 km.
La caldaia è un ingombrante vicino di casa che brucia rifiuti 24 ore al giorno, 8000 ore all'anno.


La ciminiera, 70 metri, emette, ogni ora del giorno e della notte, 144 mila metri cubi di aria sporca, 3 milioni 456 mila metri cubi al giorno, dando il suo generoso contributo alle abbondanti polveri sottili già presenti nell'aria cittadina.
In un anno il Pm10 prodotto arriva a oltre 3 tonnellate emesse in atmosfera.
Mai dimenticare i numeri del nostro gioiello, autorizzato dalla Provincia di Parma (Bernazzoli and friends) a bruciare qualcosa come 130 mila tonnellate di rifiuti, 390 tonnellate al giorno, 16 tonnellate all'ora.
E per ogni tonnellata di plastica, legno, carta inceneriti, il forno ci regala 3 grammi di polveri, 28 grammi di monossido di carbonio, 26 grammi di acido cloridrico, 35 grammi di ossidi di zolfo, 350 grammi di ossidi di azoto, o ovviamente una quantità variabile di diossina.
I conti sono presto fatti.
Ogni giorno respiriamo 1,170 kg di poveri, 11 kg di monossido di carbonio, 10 kg di acido cloridrico, 13,650 kg di ossidi di zolfo, 136 kg di ossidi di azoto.
Una ciminiera generosa e altruista.
Dall'autostrada del Sole, dalla linea dell'Alta Velocità, è il nuovo biglietto da visita della food valley, un distruttore al centro della valle della creazione, nitido controsenso nei termini.
L'inceneritore brucia, da inizio anno, quasi costantemente.
Le due linee baciate inceneriscono rifiuti urbani, prodotti dai privati cittadini nelle loro case, e materiali speciali, provenienti da aziende, oltre a rifiuti ospedalieri, cimiteriali e fanghi disidratati originati dagli impianti di depurazione cittadina.
La linea 2 tossicchia e brucia male, con i dati del monossido di carbonio sempre doppi o tripli o oltre rispetto a quelli della sua gemella, anche se sempre nei parametri di legge.
Così è stata spenta il 7 febbraio, dopo un dato di dieci milligrammi del 6 febbraio, contro 1 dell'altra linea, per intervenire e cercare di risolvere la problematica.
Riaccesa 10 febbraio, il monossido di carbonio si è riportato ai livelli pre spegnimento, confermando il carattere complesso del problema. E infatti è stata spenta di nuovo il 14 febbraio.
E da allora tace: 10 giorni di inquinamento dimezzato.
Nei comuni limitrofi al camino ci sono monitor di rassicurazione per i cittadini, così come on line c'è una pagina web dedicata al controllo delle emissioni.
I dati esposti si riferiscono alle 24 ore del giorno prima, ma riportano solo il dato medio e non le evoluzioni emissive durante le ore di attività.
In questo modo anche un picco di sforamento annegherebbe nella media giornaliera e non ci direbbe se e quando l'impianto ha superato i limiti imposti dall'Autorizzazione Ambientale, anche se solo per un piccolo lasso di tempo.
Così se davvero si volesse giocare la carta della trasparenza, il gestore dovrebbe mettere a disposizione i dati in tempo reale, riportando le emissioni nelle semi orarie.
Una sfida per chi crede nell'impianto, ma a quanto pare non si è molto convinti che le prestazioni possano essere mantenute corrette e pulite a lungo.
L'inceneritore di Parma ha messo sul piatto tante promesse, per farsi piacere.
Tante parole perse nel vento dei fumi.
Il boschetto mangia polveri, che a parte l'assurdità degli intenti (foglie che mangiano la polvere!), è un bosco che non esiste e quei pochi alberelli sono a foglia caduca, quindi senza foglie per metà anno.
Lunghi inverni, nudi arbusti.
Il Paip era un complesso di edifici e impianti, mentre oggi c'è solo l'inceneritore e di tutto il resto non vi è traccia.
Il progetto è stato autorizzatocomplessivamentee non a pezzi, ma il camino lo hanno lasciato accendere lo stesso senza tutto il resto: magie della burocrazia all'italiana.
Il calore della fornace doveva servire anche al teleriscaldamento, spegnendo 7 mila caldaie, 20 mila abitanti equivalenti.
Al momento non risulta essere allacciata alcuna caldaia.
L'accensione dell'inceneritore andava di pari passo con il calo delle tariffe rifiuti per parificarle a quelle dei cugini di Reggio Emilia e Piacenza.
La tariffa di smaltimento rifiuti di Parma è la più alta d'Italia.
Un grande regalo alla città.