lunedì 26 gennaio 2015

Pm10, Parma regina dello smog

20 giorni di gennaio su 25 sono fuorilegge

Ieri le polveri sottili nell'aria di Parma sono arrivate a 55 microgrammi per metro cubo.
E' stata l'unica città in regione a registrare un dato oltre il limite di 50 µg/m3.
Siamo la regina nera dell'Emilia Romagna, la nostra aria è la più avvelenata della regione.



Ma siamo in buona compagnia: la media regionale di gennaio è attestata a 56,5 microgrammi, che pone la nostra regione oltre i limiti emissivi previsti dalla normativa.
Parma si è mangiata in meno di un mese più della metà del bonus annuale (35 sforamenti) concessi in un intero anno: un record di cui non andare fieri.
Intanto nei Pronto soccorso e presso gli ambulatori dei medici di base si assiste ad un vero e proprio boom di accessi: polmoniti, bronchiti, asme, crisi respiratorie, malattie della pelle, difficoltà bronchiali: lo stop delle vaccinazioni causate dai timori di inizio inverno ha fatto il resto.
Intere città malate nelle fasce deboli, bambini e anziani.
Intanto il Comune corre ai ripari.
L'assessore all'ambiente Gabriele Folli ha convocato per mercoledì pomeriggio le associazioni ambientaliste per esporre le decisioni in merito ed ascoltare proposte: siamo in piena emergenza ambientale e sanitaria, con la popolazione esposta a livelli di inquinamento che l'Oms indica come fonte certa di decessi, calcolandone anche il numero.
Ogni 5 microgrammi di incremento di polveri sottili, la mortalità cresce del 7%, anche con basse esposizioni.
E non serve nemmeno chiudersi in casa: le polveri ultrasottili attraversano i muri senza alcuna difficoltà.
La pressione della coltre nera insidia tutto il bacino padano: Emilia, Veneto, Lombardia.
E servono interventi decisivi.
Targhe alterne, chiusura delle città, incremento del trasporto pubblico in particolare sulla frequenze di passaggio, spegnere emissioni inutili come gli inceneritori, istituire biglietti giornalieri e biglietti annuali flat, prendendo in considerazione anche l'acquisto forzato per i cittadini di un ticket personale annuale a tariffa calmierata, sviluppo ulteriore dei parcheggi scambiatori, progettazione a livello regionale di una rete di trasporto leggero di rotaia che consenta il collegamento delle periferie con i centri urbani, incremento di bike sharing e car sharing.

Servono provvedimenti shock , per rispondere ad una situazione già oggi scioccante.

giovedì 22 gennaio 2015

Rifiuti, porta a porta ricetta unica

Se li conosci, li separi

Gestire correttamente i nostri rifiuti consiste nel separarli al meglio.
E' tutto qui.
Una ricetta così semplice e chiara che anche i bambini la capiscono al volo e in pochissimo tempo sono in grado di applicarla alla perfezione.
Chi non riesce nell'impresa di imitare i nostri figlio oppure è ancorato a vecchie abitudini o volutamente si rifiuta di rifiutare bene, e allora non è più una questione di metodo.


Il porta a porta è una rivoluzione di pensiero.
Richiede un cambio di approccio ai nostri rifiuti, che non sono più scarti puzzolenti da allontanare il prima possibile, ma rimangono quello che erano appena prima di essere gettati: cibo, legno, plastica, vetro.
Non erano rifiuti quando erano per casa, non lo diventano nemmeno quando decidiamo di sbarazzarcene.
La chiave di volta è proprio insita nel modo in cui trattiamo questi materiali, come li prepariamo per il loro smaltimento.
Proviamo con un esempio.
Se esponessimo insieme sul tavolo della cucina tutti i materiali che abbiamo deciso di scartare ci accorgeremmo immediatamente della loro reale identità.
In questa mostra variopinta non ci sono rifiuti.
Ci sono frutta, verdura, gusci, olio di frittura, incarti di plastica e di cartone, bottiglie di vetro, giornali, scatolette, barattoli, tetrapack.
Non arrecano alcun danno, sono i materiali che avevamo in casa fino a quel momento e che non erano considerati rifiuti ma cibo, contenitori, condimenti, involucri, bottiglie, detersivi, indumenti.
Differenziare è semplice come un gioco.
Il metodo da applicare è quello studiato a scuola, quello degli insiemi.
Questo non significa fingere che non ci siano margini di miglioramento, ma sempre all'interno di un percorso che è univoco in tutti gli scenari in cui si pratica una corretta gestione dei rifiuti.
Si può e si deve migliorare.
Riducendo i tempi di esposizione dei sacchi, semplificando i calendari dei ritiri festivi, valutando l'opportunità di eseguire le operazioni di ritiro nelle ore notturne, eliminando dalle strade anche i cassonetti del vetro e gestire quest'ultimo a livello domiciliare, togliendo infine anche i cassonetti del verde, altro elemento che solletica comportamento scorretti.
Poi occorre perseguire chi sporca.
In Italia siamo abituati al paradosso di lamentarci contemporaneamente dell'assenza di controlli e della eccessiva severità degli stessi.
Non se ne esce se non con una puntuale, persistente e ordinata ricerca dei punti deboli, dei cittadini che rifiutiamo di rifiutare bene, dei grandi produttori di rifiuti, che devono comprendere come il loro contributo sia fondamentale per una ordinata gestione.
Fanno sorridere gli appelli ad un ritorno al passato, a quando i rifiuti nono erano nostra responsabilità, quindi si poteva gettare tutto, in qualsiasi momento, tutto insieme.
Appelli al ritorno ai cassonetti, più o meno “intelligenti”, come se bastasse l'aggettivo per evitare lo sperpero che c'era.
L'ilarità di queste proteste consiste anche nel fatto che i latori sono gli stessi che hanno progettato, coccolato e fatto nascere l'inceneritore, il camino che oggi impedisce alle tariffe di scendere.
Sono gli stessi che su un giornale avevano promesso a lettere cubitali che i costi sarebbero scesi ai livelli dei cugini reggiano e piacentini (che avevano i forni), non appena Parma avesse acceso il proprio impianto.
Sono gli stessi che, con lo stesso gestore, praticano lo stesso sistema nei paesi in provincia, pontificando sulla loro efficacia e raccogliendo premi in regione, oltre che andando d'amore e d'accordo con la multiutility, che è sempre la stessa.

Chi ama Parma, ama la differenziata porta a porta.

mercoledì 21 gennaio 2015

Polveri alle stelle

A gennaio l'aria regionale è di catrame

Ieri, per la sedicesima volta in gennaio, il laboratorio mobile di Arpa di via Montebello ha riscontrato un livello di polveri sottili fuori legge, 77 microgrammi di Pm10 per metro cubo di aria.
Si tratta della media nelle 24 ore, quindi nelle ore di punta il livello di inquinanti è stato certamente maggiore.


Ogni anno si possono superare i limiti per 35 volte e noi siamo giù a sedici dopo soli 20 giorni.
Un vero e proprio allarme sanitario.
Occorre fare una scelta: comodità o salute?
Dobbiamo darci delle priorità e prendere decisioni conseguenti.
La diagnosi è chiara, altrettanto evidenti le cause.
Ora si tratta solo di somministrare le cure adeguate.
L'uomo inquina troppo e il suo comportamento avventato gli si ritorce contro.
Fasce deboli in testa (anziani e bambini), facciamo la fila ai Pronto Soccorso e dai medici di base.
Brucia la gola, si incrementano bronchiti e tracheiti, ma anche i casi di pressione eccessiva e problemi cardio vascolari.
Il nostro organismo ha bisogno di aria pulita per poter funzionare bene.
Se respiriamo fuliggine il corpo si inceppa e la salute viene meno.
A Parma è dal 29 dicembre dello scorso anno che l'aria ha assunto quel colore grigiastro che manifesta anche a vista il suo contenuto.
Ventitrè giorni di aria malata che stanno lasciando il segno.
Se il buonsenso prevale, dovremmo staccare la spina alle fonti inquinanti.
Attuando alcune misure straordinarie che siano in grado di porre rimedio, anche soltanto parziale, a questi giorni irrespirabili.
Targhe alterne 7 giorni su 7, spegnere i camini inutili e maggiormente inquinanti come gli inceneritori, biglietto unico giornaliero valido per tutta la provincia, incremento straordinario delle corse degli autobus per garantire un mezzo ogni dieci minuti, blocco per tutti i mezzi inquinanti, limite a 30 km/h nei centri abitati, obbligo di abbonamento bus annuale personale per tutti i residenti a tariffa flat particolarmente vantaggiosa, blocco degli autobus a gasolio, incremento dei mezzi elettrici, bike sharing incluso nel biglietto annuale al trasporto pubblico.
Sono misure che possono avere una certa efficacia se adottate in tutta la regione da tutti i comuni, magari includendo tutto il bacino padano.
Come Stato siamo obbligati a garantire ai cittadini l'aria salubre.
Altrimenti siamo fuorilegge anche noi, non solo l'aria.




domenica 18 gennaio 2015

La battaglia delle viole

Ponte di Mezzo, il ponte centro della città, che porta i parmigiani di là dall'acqua, attraversando il torrente Parma, verso l'Oltretorrente.
Se a Firenze c'è Ponte vecchio, nella capitale della food valley c'è il Ponte di Mezzo.
Ponte simbolo, che convive con il sottostante ponte Romano, traccia imponente delle vie consolari.


E' su questo ponte che si sta svolgendo l'ultima battaglia di Parma, quella delle viole.
Viole che impreziosivano i parapetti e che qualche vandalo ha strappato nottetempo.
Da questo gesto di sfregio è nato “Io sono Parma”, un appello alla città per riportare l'amore per la propria comunità al centro e manifestarlo in una simbolica gara a rinverdire il ponte di Mezzo con i delicati colori delle viole.
Viole che a Parma portano con sé il legame ancora forte e attuale con Maria Luisa d'Asburgo, austriaca moglie di Napoleone Bonaparte, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1814 al 1847, che qui ha vissuto e lasciato tracce profonde.
E eredità nei modi e negli accenti.
Il filo rosso dei parmigiani con Maria Luigia si dipana nei diversi luoghi simbolo in città e oltre da lei fatti erigere: il Petitot lungo viale Martiri della Libertà, che schiaccia l'occhiolino agli Champ Elisee, il maestoso ponte sul Taro, il teatro Regio, il casino dei boschi a Sala Baganza, il Conservatorio di Parma.
Ma rimane anche un profumo, la violetta di Parma, legato a Maria Luigia perché era il fiore più amato dalla Duchessa. Così nel 1870 la ditta Borsari studiò la fragranza, che oggi rimane un simbolo della città ducale.
Le viole come gesto d'amore, che un sabato mattina sono state portate al ponte di Mezzo dai cittadini e trapiantate sui parapetti, per riaprire la speranza di primavera.
Una pagina facebook ne riporta il racconto: https://www.facebook.com/events/884026018303608/?fref=ts, l'idea proposta da Nadia Buetto, attivista 5 Stelle di Parma.
Scrive Nadia: “Questa mia iniziativa è una reazione a quanto successo con le viole sul Ponte di mezzo e più generalmente in altre zone della città con l'abbandono di rifiuti. Mi rifiuto di subire passivamente la violenza di pochi ignoranti e far passare il messaggio che Parma è una città di incivili e maleducati. Parma non è questo, la maggior parte dei Parmigiani non è così. I veri cittadini di Parma tutti, bianchi, neri, gialli, verdi, rossi si ribellano e condannano i gesti di pochi che non amano la propria città... Se toglieranno ancora le viole, noi le rimetteremo, finché sul ponte di mezzo ci saranno viole, Parma sarà viva. Senza firma, senza simboli semplicemente dei cittadini per la propria città”.
E la risposta della città non si è fatta attendere.
Il ponte ha ripreso i colori della primavera e dei sorrisi.
E i parmigiani si sono sentiti di nuovo membri di una comunità, composta da tutti quei cittadini che qui lavorano, studiano, crescono, vivono.
La battaglia delle viole avrebbe i primi titoli dei giornali se fosse stata lanciata da un partito, ma il fatto stesso che si origini dai pentastellati ha fatto sì che calasse il velo dell'oblio.
Eppure è proprio con questi piccoli gesti quotidiani che nasce una appartenenza

Il fare insieme, per il bene e il bello di tutti.

venerdì 16 gennaio 2015

Prigionieri della polvere

Dal 29 dicembre è vietato respirare

Il bacino padano assiste silenzioso al suo funerale nero.
Dal 29 dicembre il livello di polveri sottili supera i limiti di legge e l'aria è un pulviscolo scuro che brucia in gola, fa luccicare gli occhi, infrange il respiro.


Ieri ancora una giornata da bollino nero: a Parma 96 microgrammi ogni metro cubo di aria come media nelle 24 ore. Significa che nelle ore di punta l'inquinamento ha raggiunto livelli inusitati.
Tutta la regione è sotto scacco, tutte le province hanno fatto registrare livelli sopra i 50 µg/m3, e la media regionale si è attestata a 81, con la nostra città ancora una volta in testa.
Da 18 giorni l'aria della regione è pessima e solo il 5 e il 12 gennaio, grazie a qualche colpo di vento, il manto grigio si è spostato un po', lasciando una giornata di tregua armata.


Oggi la pioggia è venuta in soccorso a questa malandata pianura.
Ma serve a poco sperare nella meteorologia quando è chiaro che dietro questi numeri c'è la mano dell'uomo, che nonostante i mille allarmi, continua a riversare nel catino mille veleni.
Diventano urgenti misure pubbliche drastiche come l'adozione permanente delle targhe alterne, la chiusura dei centri cittadini 7 giorni su 7, con il contemporaneo incremento dei servizi di mobilità pubblica, che consentano il collegamento con i parcheggi scambiatori.
Occorre obbligare i cittadini a modificare le loro abitudini.
L'auto che proviene da fuori città deve fermarsi ai parcheggi scambiatori e qui il cittadino deve poter usufruire di un servizio rapido, efficiente, puntuale, continuo.
Bus che ogni 10 minuti portino nei centri città e dai centri città navighino verso gli scambiatori con la stessa frequenza.
Idem con le linee urbane: 10 minuti la frequenza per tutta la giornata, unico biglietto giornaliero.
Da considerare anche la proposta di dotare tutti i residenti di un biglietto annuale flat di importo calmierato, per sollecitare, favorire, incrementare, convincere le persone a disabituarsi all'auto per scegliere l'autobus.
Sono tentativi che si possono anche testare per un periodo limitato, per indagare ogni strada possibile per ridurre l'impatto dell'uomo sull'ambiente.
Sono misure probabilmente che hanno un costo, ma che vanno inserite in un bilancio che comprenda anche il costo sociale delle malattie che stiamo causando con i nostri comportamenti aberranti.
Non siamo ancora consapevoli del danno che stiamo causando ed è sempre il nostro vicino a dover fare il primo passo mentre noi attendiamo gli eventi dietro all'urgenza dei nostri impegni che impediscono al nostro modo di vivere di cambiare.
Continuiamo a tenere accese industrie inquinanti ed inutili come gli inceneritori, permettiamo ancora motori a gasolio da tempo ormai considerati altamente inquinanti, manteniamo in città medie di velocità troppo alte, che sono inquinanti e pericolose, non investiamo su reti leggere su rotaia che facciano diventare il nostro territorio provinciale connesso al suo centro e facile da raggiungere.
Continuiamo nell'opera demolitrice della nostra salute.

Fino a quando mancherà il respiro.

lunedì 12 gennaio 2015

Emilia Romagna, una camera a gas

Polveri sottili alle stelle, 15 giorni di aria nera

Con il dato di ieri, 54 microgrammi, si sono raggiunte a Parma le 2 settimane di aria fuorilegge.
E da 5 giorni tutte le province regionali hanno registrato valori oltre la quota limite di 50 microgrammi di polveri sottili per metro cubo di aria, con i picchi di Rimini, 116 µg/m3, Parma, 113, Reggio Emilia, 104.
Tutto il bacino padano è stato invaso a fine dicembre da una fitta nube di polveri sottili, che ha deciso di stazionarvi a lungo e nemmeno il forte vento di ieri è servito allo scopo. In 11 giorni 73 valori fuori limite, 90 oltre la quota di attenzione di 40 microgrammi.


Sono dati climatici e morfologici che hanno condotto la pianura padana a diventare uno dei territori più inquinati al mondo.
A Parma gennaio è iniziato con risultati negativi record: su 11 giorni, 10 hanno superato il limite di inquinamento e il solo giorno in regola, il 5 gennaio, non lo ha superato per soli 4 microgrammi.
In dieci giorni ci siamo mangiati un terzo dei giorni fuori limite che la legge concede in un anno intero ed anche le previsioni per la giornata di oggi non sono favorevoli.
La nube parmigiana segue l'orientamento dei venti e spira verso nord est in direzione di Guastalla e non è da meno il dato del laboratorio del Paip, che misura 48 microgrammi di polveri nonostante la posizione periferica. Effetto camino, baby.
Abbiamo capito di essere ospiti di un catino accogliente.
Ciò che depositiamo nella sua aria ci viene immediatamente rimandato indietro.
Respiriamo i veleni che produciamo, dipende da noi.
Eccessivo traffico veicolare privato, industrie energivore, inceneritori, autostrade, caldaie domestiche, marmitte di mezzi desueti che continuano a transitare nei centri urbani.
E' come per le diete: l'unica strada possibile, coerente, efficace è il mangiar bene, è l'inquinare meno.
Per fare ciò occorre ridurre le fonti di polveri sottili, significa spegnere quegli impianti inutili come le bocche fumiganti degli inceneritori, quelli delle centrali termiche a cippato, legna, pellet, lasciare le auto nei parcheggi esterni alle città e dotarsi di frequenti, puntuali, non inquinanti sistemi di mobilità pubblica.
Significa a largo raggio ripensare la mobilità di bacino per dotarsi di una infrastruttura leggera di trasporto su rotaia che sia capace di collegare periferie e centri urbani in modo da consentire e favorire l'abbandono dei mezzi di trasporto privati per scegliere metropolitane di prossimità.
Significa ridurre i consumi elettrici e energetici sostenendo le riqualificazioni strutturali degli edifici per migliorare la loro efficienza.
Significa dare priorità al tema ambientale perché è da lì che può ripartire il recupero della salute e delle economia di un territorio.
Ma le regioni sembrano invece concentrate su tutt'altro, come ad esempio utilizzare la risorsa bosco per bruciare. E' la sindrome di Nerone, il luccichio delle fiamme.



venerdì 9 gennaio 2015

Pm 10 Parma, aria killer

Da undici giorni respirare è un optional

29 dicembre, 61 microgrammi, 30 dicembre, 55 microgrammi, 31 dicembre, 76, 1 gennaio 63, 2 gennaio 60, 3 gennaio 62, 4 gennaio 59, 5 gennaio 47, 6 gennaio 70, 7 gennaio 102 microgrammi, 8 gennaio 113.
Questi numeri sono la fotografia di undici giorni di fila con aria irrespirabile.


A cavallo del nuovo anno assistiamo inconsci ad un vero e proprio boom dell'inquinamento in città, nonostante le scuole chiuse e un clima non è certo rigido.
Undici giorni con le concentrazioni di polveri sottili ben oltre il limite di 50 microgrammi concesso dalle normative.
Un inizio d'anno ai massimi livelli che conferma Parma come la peggiore città della regione come qualità dell'aria, 7 giorni su 8 fuori limite con l'Emilia Romagna che conta 51 valori oltre la soglia dei 50 microgrammi.
Aria killer che pare non interessare l'opinione pubblica, più attenta ai tramonti colorati di questi giorni che alla mancanza di respiro.
C'è una gigantesca cappa velenifera che attanaglia la pianura padana, una situazione drammatica perché corrisponde ad un alto rischio per la salute delle fasce a rischio come anziani e bambini e fa il paio con l'incremento di ricoveri e richieste di aiuto nei pronto soccorso e ai medici di base.
Aria insalubre che staziona da più di una settimana nel catino padano e non accenna a spostarsi.
Un dato di fatto che dovrebbe portare a decisioni drastiche come la chiusura dei centri urbani al traffico veicolare, allo spegnimento dei camini più inquinanti, a proporre un unico biglietto giornaliero per i bus valido in tutta la regione, a ridurre la velocità nei centri urbani a 30 km/h, a fermare autobus e centrali alimentati a gasolio, a istituire isole pedonali attorno alle scuole, all'istituzione delle targhe alterne.
E a spegnere ovviamente gli inceneritori, che contribuiscono alla creazione di polveri sottili.

Fare qualcosa, per non dover continuare ad assistere a questo silenzio assurdo su un tema così prioritario per la salute dei cittadini.

giovedì 8 gennaio 2015

Pm 10 Emilia Romagna, 406 sforamenti in un anno

2014 da dimenticare, il 2015 inizia malissimo

Si è chiuso da pochi giorni un anno ricco di inquinamento in regione.
Un anno che ha visto ancora una volta Parma primeggiare in regione per sforamenti dei livelli di Pm10, 70, il doppio del consentito dalle attuali normative.
Le polveri sottili peggiorano la qualità dell'aria da settembre a marzo, 7 mesi su 12, e ne innalzano le concentrazioni di inquinanti fino a renderla praticamente irrespirabile.


La pianura padana, un bacino chiuso e poco ventilato, è la sede ideale per concentrare in questi mesi un'aria fetida e senza ricambi.
Il fenomeno dell'inversione termica, che schiaccia al suolo le masse di aria, provoca il mantenimento a volte per intere settimane, delle stesse masse di aria, che si infittiscono sempre di più di molecole inquinanti.
Traffico veicolare, impianti industriali, inceneritori, caldaie domestiche ed industriali sono i responsabili di questa allarmante situazione dalla quale non si riesce ad uscire.
Se la media regionale è stata di 29 microgrammi per metro cubo di aria, Parma ha registrato una media annuale di 36 µg/m3.
Parma ha sforato 70 volte il limite nel 2014, i secondi in regione, Reggio Emilia e Rimini, hanno sforato 53 volte e complessivamente si sono registrati 406 sforamenti dei 50 milligrammi per metro cubo ammessi dalla normativa.
I superamenti della soglia di attenzione, 40 microgrammi, sono stati in regione 695, a Parma 113.
Il dato peggiore in assoluto è stato quello di Forlì Cesena, con 117 milligrammi lo scorso 18 marzo.
Ovviamente questi sono solo numeri.
Da considerare che i rilevamenti costituiscono solo la media giornaliera, comprese quindi le ore notturne dove certe attività, come il traffico veicolare, sono pressoché cessate.
Anche la posizione delle centraline ovviamente influisce molto sui risultati.
La nostra “peggiore” è quella situazione in via Montebello e il confronto con le altre città emiliano romagnole andrebbe quindi attuato con posizioni analoghe di traffico.
Resta il dato impressionante che nonostante la normativa non sia stata ancora aggiornata ai livelli richiesti dalla Ue non si riesca a ottenere un'aria decente nei nostro centri cittadini.

E l'inizio del 2015 ha registrato un ulteriore boom in inquinamento con Parma per 7 giorni di fila fuori limite e nella giornata del 7 gennaio ben 102 microgrammi di smog, un record.

lunedì 5 gennaio 2015

Fallisce Vedelago, ma il modello rimane corretto

Il resto è solo sciacallaggio

Leggo dei brindisi al fallimento del Centro Riciclo Vedelago, conditi da tante false considerazioni.
Il fallimento di una società non dovrebbe mai far piacere a nessuno.
Chi sostiene e crede nella raccolta differenziata è vicino a Carla Poli per il suo immane impegno di questi anni.


La ringraziamo per la grande disponibilità dimostrata anche noi parmigiani e per i viaggi a vuoto a spiegare che era possibile riutilizzare le plastiche invece che incenerirle.
Vedelago ha aperto la strada alla miriade di aziende che oggi hanno bilanci in attivo e sono floride proprio con la gestione dei materiali plastici con l'utilizzo dell'estrusore.
Stiamo parlando di importanti aziende come Revet e Aliplast.
Revet tratta 16 mila tonnellate annue di plastiche che da noi vengono bruciate per produrre laminati plastici che ad esempio vengono impiegati nella costruzione delle Vespe Piaggio.
Con la plastica estrusa vengono prodotti una miriade di manufatti utilizzati in tanti ambiti, dall'edilizia all'arredo urbano.
Anche Vedelago ha prodotto tanto e bene, ad esempio andando a sostituire i pali lignei della laguna di Venezia con nuovi pali plastici con prestazioni assolutamente migliorative.
Nell'inceneritore invece tutto diventa cenere e fumi: l'elettricità prodotta dal grande rogo è risibile come il rendimento di queste macchine fuori tempo, che distruggono e inquinano e fanno pagare salate bollette, altroché risparmi.
Al momento l'inceneritore di Ugozzolo non ha permesso di spegnere le fantasmagoriche 20 mila caldaie e il calore prodotto viene in maggioranza disperso per mancanza di utenze.
I costi dell'incenerimento dei rifiuti non sono scesi come scritto in una intera pagina del quotidiano locale ai livelli di Reggio e Piacenza, anzi siamo al top in Italia per costo alla tonnellata.
Il boschetto mangiapolveri era come ci si aspettava uno specchietto per le allodole e di certo non farà barriera a niente, visto che ad esempio in questi mesi gli sparuti alberelli mancano di foglie...
La strada della raccolta differenziata spinta è l'unica possibile se vogliamo recuperare risorse e ridurre l'inquinamento.
L'estrusione delle plastiche dure consente il riciclo di ulteriori materiali che oggi sono un costo sia economico che ambientale per le comunità locali.
Una gestione della raccolta differenziata come quella di Parma consentirebbe, se applicata in tutta la regione, di spegnere 7 impianti di incenerimento su 8 avviando l'Emilia Romagna sulla strada della corretta gestione dei materiali post utilizzo.
Il resto è sciacallaggio.

domenica 4 gennaio 2015

Non capisci un tubo?

Il nuovo anno inizia con un eco-consiglio che fa anche risparmiare.
Il suggerimento è stato lanciato l'estate scorsa dal blog ioleggoletichetta.it, che ha messo in luce un fatto apparentemente evidente, ma che in realtà non tutti conoscono.
Quando da un tubetto non esce più nulla, non significa che il contenuto sia completamente finito.


Un 5% infatti rimane inutilizzato sul fondo alla confezione, e non è possibile recuperarlo se non tagliando il tubo.
Da qui il gioco di parole “Non capisci un tubo?” perché se davvero lo conoscessimo, il tubo, non sprecheremmo prodotto e soldi per pigrizia e con il semplice aiuto di una forbice apriremmo la confezione per utilizzare ciò che si nasconde dentro.
I tubetti in plastica sono ormai utilizzati per ogni tipo di contenuto, dalla crema solare al dentifricio, al ketch-up, alla maionese, e tutti sono costruiti in modo da spremere la confezione per fare uscire il contenuto dal foro d'ingresso.
La maggior parte delle persone però non si rendono conto che quando la spremitura non dà più risultato non bisogna gettare il prodotto, ma occorre fare la caccia al tesoro, con la certezza del premio finale.
Questa semplice attenzione porta con sé diversi vantaggi, tra i quali c'è anche quello del risparmio: non ha infatti senso buttar via una parte di prodotto quando lo abbiamo pagato per intero.
Ovviamente questo è solo un esempio delle tante buone pratiche quotidiane che consentono di acquistare e consumare in linea con l'ambiente e anche con il portafoglio.
Alcuni consigli li possiamo trovare sul sito di EcoAcquisti trentini all'indirizzo: http://ecoacquistitrentino.it/category/buone-pratiche/