lunedì 27 ottobre 2014

Sblocca Italia, una vergogna targata Pd

Si avvicina il disastro, un altro.
Dopo l'acqua il fuoco.
Su quest'ultimo nemmeno il dubbio sui colpevoli.
L'articolo 35 del provvedimento governativo apre le porte dell'inceneritore di Parma ai rifiuti da tutta Italia, e la food valley si agghinda da pattumiera d'Italia.


La bandiera piddina sventola in quel di Ugozzolo: vittoria e tripudio, il traguardo è raggiunto.
Con nomi e cognomi certi.
Partendo da Renzi, che non ha mai nascosto la propria passione per le caldaie, dando dell'alchimista ad una oncologa di fama e di rispetto.
In queste ore vige il silenzio di chi dovrebbe rappresentare Parma a Montecitorio e Palazzo Madama.
Maestri, Pagliari, Romanini, ugole silenti, che lasciano il cuore di Parma spalancato ai sacchi neri d'Italia.
Sbrocca Italia è una miscellanea di porcherie.
Dove ci lascia in particolare le penne l'ambiente.
Per salvare dalla crisi l'inceneritore.
Che boccheggia fin dalla sua inaugurazione, supplica cibo in città, in provincia, in regione, in Italia.
Non servono molti giri di parole.
Parma regna sull'Emilia Romagna con il suo nero primato di pessima aria, la peggiore.
Innumerevoli sforamenti, fuori legge ormai da anni rispetto ai limiti normativi.
Dieci giorni di ottobre con aria zeppa di veleni, 48 sforamenti annui fin qui contro i 35 consentiti.
Il camino acceso non ha comportato lo spegnimento delle 20mila caldaie promesse.
Non ci sono i contratti e il boschetto mangia-polvere sta perdendo le sue foglie con l'approssimarsi dell'inverno.
Il decretone porterà Parma a bruciare 180 mila tonnellate di rifiuti, contro le 130 autorizzate.
Ergo a Ugozzolo si formeranno file di camion in arrivo da tutta Italia.
Il decretone sbeffeggia l'impegno dei cittadini, che ha portato la città al 70% di raccolta differenziata.

Si chiederanno in molti: a che pro?

mercoledì 22 ottobre 2014

I fendenti dell'Anticorruzione sull'inceneritore di Parma

Mercato distorto e favori, concorrenza violata

Il Fatto Quotidiano di ieri riporta l'ennesimo colpo di scena sull'inceneritore più odiato d'Italia.
Tutto è partito da una delle molteplici denunce, presentate dagli avvocati parmigiani Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, denunce che ogni tanto vanno a bersaglio.
L'Anac ha analizzato la vicenda del sistema rifiuti di Parma a largo raggio, allungando lo sguardo fino alla sua genesi, quando nel dicembre 2004 l'Ato di Parma affidò ad Amnu la raccolta dei rifiuti, escludendo all'articolo 4 che l'accordo comprendesse anche lo smaltimento.
Per l'Autorità Anticorruzione la vicenda si caratterizza per una serie di “favori” gentilmente concessi alla multiutility, che da impresa pubblica (la municipalizzata Amnu), al 100% pubblica, si trasformò in società per azioni quotata in Borsa (Iren), mantenendo curiosamente i privilegi del pubblico senza sottostare ai paletti dei privati.


Così dal vantaggio di ottenere un contratto di gestione dei rifiuti di 10 anni, si passò all'altro vantaggio, quello dell'affidamento diretto per la costruzione del forno, senza che le imprese concorrenti potessero intervenire, impedendo così il risparmio che i cittadini avrebbero ottenuto da una gara pubblica.
Iren di fatto si mise i panni di attuatore di interesse pubblico, pur avendo la carta di identità di una impresa privata.
Si giocò a nascondino, con maschere intercambiabili a seconda dall'utilità del momento.
Il risultato fu una lampante distorsione del mercato, oggi sottolineata dal documento dell'Anti Corruzione.
Vale forse la pena riprodurre alcuni passaggi di questa storia ormai dal sapore quasi epico.
Nel 2005 la Provincia approva il piano provinciale rifiuti: si dimentica di considerare soluzioni alternative all'incenerimento, ma indica la dimensione del forno in 65 mila tonnellate di trattamento annuo. Notare che poi l'impianto verrà realizzato doppio, cioè di 130 mila tonnellate.
Nel 2006 il consiglio comunale di Parma da il via libera al progetto dell'inceneritore, siglando un accordo con Enia (fusione delle municipalizzate di Parma, Reggio e Piacenza), in cui si fa espresso riferimento all'affidamento del 2004, tralasciando che fosse escluso lo smaltimento.
Nessuno eccepì a questa madornale forzatura.
E l'accordo sottoscritto è machiavellismo allo stato puro: Enia è considerata“società a capitale pubblico” a pagina 3, mentre a pagina 6 diventa privata: “Enia Spa è soggetto privato, qualificato”.
Nel 2007 Enia affida, senza gara, la progettazione a Politecnica, che però indica sul proprio sito che il cliente è Hera, la multiutility bolognese, teoricamente concorrente di Enia.
Nel 2008 la conferenza dei servizi della Provincia di Parma autorizza la costruzione dell'inceneritore, consegnando a Enia l'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale, con 56 prescrizioni, tra cui: il fascinoso “boschetto mangiapolvere”; l'obbligo di allacciare il teleriscaldamento prima dell'avvio; 20 mila caldaie da collegare all'accensione del camino.
Tutte prescrizioni disattese.
Il cantiere di Ugozzolo viene inaugurato il 28 settembre 2009.
La costruzione del forno è stato un infinito libro giallo con ripetuti colpi di scena.
Nel frattempo, nel 2010, Enia si fonde con Iride e diventa Iren.
Il comune di Parma sospende nel 2011 il cantiere, quando si accorge che manca il titolo edilizio.
Il Tar dà però ragione a Iren.
Il commissario Ciclosi “si scorda” di appellarsi al Consiglio di Stato e la decisione del Tar diventa definitiva.
Nel luglio del 2012 la procura di Parma chiede il sequestro del cantiere per abuso edilizio e abuso d'ufficio, iscrivendo 13 persone nel registro degli indagati.
In settembre vengono sequestrati i beni di un indagato sospettando che fondi di Iren siano arrivati nel portafoglio privato del dirigente per “dare una mano” all'iter.
Il cantiere intanto prosegue ad avanzare mentre si scopre che le tariffe non caleranno come promesso, anche a mezzo stampa, a livello della media di Reggio Emilia e Piacenza, ma si manterranno altissime per pagare questo gioiello che nessuno vuole.
Le prime prove di accensione, aprile 2013, regalano a Iren un esposto di Arpa in Procura per il superamento dei limiti emissivi.
L'esercizio provvisorio inizia a fine agosto 2013.
Ad inizio 2014 l'inceneritore prende definitivamente avvio, ma brucia al 50% delle sue possibilità a causa della raccolta differenziata spinta che il comune di Parma ha adottato in città.
Al 70% di Rd il forno non sta acceso.
La storia dell'inceneritore è stata costellata di denunce ed esposti: alla procura, all'Antitrust, alla Commissione Europea, alla Guardia di Finanza, alla Vigilanza sui Contratti.
Nonostante tutto un filo di fumo irrora generosamente la food valley.

A dispetto anche delle migliaia di parmigiani scesi in piazza a manifestare.

giovedì 9 ottobre 2014

Citterio, summit in Provincia

La diffida di Felino

Questa mattina presso gli uffici dell'amministrazione provinciale di Parma si è svolto un summit sulla vicenda Citterio di Felino.
Alla riunione erano presenti Arpa, il comune di Felino, i funzionari della Provincia e rappresentanti della Citterio stessa.


Ovviamente il tema era la diffida che l'ente Provincia ha recapitato il 15 settembre a Poggio Sant'Ilario, in seguito allo sversamento nell'omonimo rio, di acqua inquinata prodotta dalla lavorazione degli scarti dei prosciutti.
Dall'estate appena trascorsa infatti Citterio ha acceso il cogeneratore a grasso animale, rimasto inattivo per più di un anno in seguito alla difficoltà di trasformare i grassi in un combustibile non dannoso per il motore dell'impianto.


Le ipotesi che sono circolate è che l'azienda abbia superato l'eccesso di acidità trattando chimicamente la sostanza grassa, con l'utilizzo di soda caustica, pur non essendo in possesso delle autorizzazione necessarie.
All'avvio del cogeneratore sono accadute diverse cose. Fumo nero notturno dal camino, odori nauseabondi avvertiti dai residenti, e il rito Sant'Ilario che improvvisamente ha cominciato a far defluire acqua nonostante fosse sempre stato all'asciutto nei periodi estivi.
I cittadini si sono anche accorti che in certe occasioni l'acqua assumeva un colore bianco latte associato a schiuma densa e corposa.
Di qui le segnalazioni e il prezioso intervento delle Guardie Ecologiche Volontarie di Legambiente, che hanno prelevato campioni di acqua.
Il referto di Arpa ha poi evidenziato un tasso di inquinanti di 33 mila volte superiore al limite di legge e una domanda chimica di ossigeno di 328, contro i limite massimo di 160.
Lunedì scorso, nonostante la diffida, un altro episodio di sversamento si è verificato presso lo stabilimento.
Sul posto erano intervenuti il sindaco, Arpa e un autospurgo, che ha provveduto ad aspirare la sostanza fuoriuscita dagli scarichi e a riportale all'interno della fabbrica.
La Giuseppe Citterio Spa esibisce sul proprio sito un codice di condotta in cui sostiene il proprio impegno convinto nel produrre senza recare danno all'ambiente.

Parole come pietre.

martedì 7 ottobre 2014

Citterio, al Poggio si replica

Un altro sversamento nel Rio Sant'Ilario

Ieri mattina nuovo sversamento nel rio Sant'Ilario, presso lo stabilimento Citterio di Felino.
Sul posto Arpa, il sindaco di Felino, il vicesindaco, un autospurgo (chissà perché), maestranze della stessa Citterio.




Nonostante la diffida della Provincia contro la ditta di salumi, le acque del rio sono tornate bianco latte per l'immissione di non si sa quali sostanze.
Ovviamente ci sono stati prelievi e l'organo di controllo ambientale farà le sue analisi.
Rimane inequivocabile l'ennesimo episodio di inquinamento dell'acqua.
Un rio sempre secco senza le piogge, dall'estate è costantemente alimentato dalle acque, proprio in corrispondenza dello stabilimento.
Ad intervalli regolari il rio si è colorato di una sostanza biancastra, poi rilevatasi grasso ed altre sostanze chimiche non precisate.
Le segnalazioni dei cittadini hanno portato all'intervento di Arpa.
Le analisi hanno fatto emergere risultati eclatanti come l'indice di inquinamento di 33 mila volte superiore al limite di legge.
Da qui la diffida della Provincia contro Citterio, datata 15 settembre, che dava un tempo di 30 giorni per le spiegazioni e i chiarimenti del caso.
Ieri il nuovo sversamento nel rio.
Chi pagherà la bonifica?
Quali sostanze sono state rilasciate e dove sono andate a finire?
Il rio è affluente del Baganza, che poi è affluente della Parma e quindi del Po.
Una lunga scia di inquinamento che è partita da un punto ben preciso.
I cittadini di Felino sono sconcertati da questa situazione e chiedono giustizia.
E' stata chiesta una riunione straordinaria del consiglio comunale e una assemblea pubblica per spiegare ai residenti cosa stia succedendo al Poggio Sant'Ilario.
Il diritto di sapere.

Il diritto di non farsi calpestare.

sabato 4 ottobre 2014

Scusate l'ignoranza

Riforme, la parola magica della modernità.
Riforma del lavoro, della giustizia, delle pensioni, della Costituzione, dell'intelligenza.
Un Paese-cantiere con tanto di cartello: attenzione! Caduta riforme.
Non sono un economista, quindi è normale che non comprenda.
Chiunque si accomodi a Palazzo Chigi inaugura sempre la sua breve permanenza con questa parola magica, e tutti diventano gioiosamente accondiscendenti. Ed inizia la luna di miele.
Poi la parabola scende con puntualità, sino al prossimo cambio pilota.
Siamo un Paese precarizzato all'ennesima potenza.


Le famiglie sono state tartassate fino allo stremo, i consumi inesistenti ne sono prova evidente.
Eppure si sente ancora parlare di aumento della pressione fiscale: nessuno che suggerisca che su un corpo morto, incrementare la pressione sia alquanto complesso.
Non sono un economista quindi non posso capire.
Le tasche degli italiani sono vuote, fatte salve ovviamente quelle dei ricchi, che sono sempre state piene e semmai nei momenti di crisi si gonfiano ancora di più.
Tasche vuote equivale a spesa zero.
Spesa zero uguale calo dei consumi, dei prezzi, della produzione.
D'altro canto le imprese sono schiacciate da burocrazie, balzelli, imposte sul lavoro dipendente.
Sarebbe apprezzabile che ci spiegassero in parole semplici cosa intendano per riforme.
Si vuole deprimere ulteriormente le busta paga per avvicinarle ai paesi asiatici?
Per creare una popolazione schiava e ubbidiente?
Si vuole demolire le garanzie istituzionali per favorire l'uomo solo al comando?
Io da ignorante mi aspetterei cose più semplici.
Da bacchetta magica, se volete.
Un costo del lavoro che cali nelle imposte e cresca nelle buste e lasci anche qualcosa alle piccole imprese, che invece muoiono a manciate tutti i santi giorni dell'anno.
Una giustizia spedita e puntuale.
L'abolizione dei privilegi, dal più piccolo comune fin là sul Colle (sono convinto valga almeno un punto del Pil).
Una pressione fiscale equa che lasci qualche soldo nel portafoglio a tutti, dal ricco al povero e in particolare al povero.
E una equità che stani i furbetti della finanza creativa, gli evasori milionari, i piccoli e grandi pizzi che zavorrano lo Stivale.
Una strada da imboccare.
Un Paese che scommetta su ciò che ha già.
Turismo, cultura, enogastronomia.
Un Paese che su questi capitoli orienti tutto il resto.
Uno sforzo totale per risanare l'ambiente, spegnendo tutte le fonti inquinanti inutili, a partire dagli inceneritori, facendo la scelta di sostenere smaccatamente le energie rinnovabili, sole e vento, per innescare un processo che produca ricchezza e rilasci aria pulita.
Un Paese che sui giovani, sulla scuola e sul sostegno delle famiglie giochi tutte le sue carte di futuro.
L'eliminazione di burocrazia e privilegi causerebbe una immane perdita di posti di lavoro, ma anche un enorme risparmio che nessuno ha il coraggio di quantificare, che potrebbe ridare linfa alle casse statali.
Del resto ci sono anche ambiti che oggi scarseggiano di forza lavoro. Nelle aule di giustizia, a sostegno della velocizzazione del sistema, nel campo della cultura, musei, patrimonio artistico, nelle forze dell'ordine, per gestire le scartoffie e riportare sul campo gli agenti.
Ma forse sono solo un ignorante.
E i furbetti devono finire la loro mungitura.