giovedì 4 settembre 2014

Cosa resta dei rifiuti

Il caso plasmix: ponti o caldaie?

Ricapitoliamo.
A Parma era emergenza rifiuti (rischio Napoli come affermava l'assessore Castellani), lo stesso personaggio che intervenendo agli incontri esordiva così: “Io non vedo delle persone sedute sulle poltrone, ma 2 kg di rifiuti, quelli che ognuno di voi produce ogni giorno”.
Bene, l'ottimista Castellani ha sostenuto l'inceneritore come soluzione definitiva per il grave problema dei rifiuti di Parma e provincia.


Lo ha sostenuto fino in fondo, affermando perfino che nel bruciare rifiuti non si produce diossina.
Ora il camino è acceso, ma dell'emergenza rifiuti neanche l'ombra, anzi.
L'inceneritore boccheggia, singhiozza, riesce a stento a rimanere acceso per il 50% del tempo.
Come mai?
Ovvio, mancano i rifiuti.
E i 2 kg di rifiuti pro capite di Castellani?
Semplice, sono finiti nei sacchi della differenziata.
Plastica, carta, cartone, organico, lattine, tetrapack, potature, sfalci.
Cosa può rimanere del sacco del residuo.
Un quantitativo ridicolo, insufficiente a tenere acceso anche un solo caminetto da casa.
Perché?
Perché tutti i materiali con potere calorifico se ne sono andati nei sacchi della differenziata, lasciando solo tracce di sé nell'indifferenziato, che così è diventato un materiale che non brucia.
La soluzione?
Fingere che alcune plastiche non possano avere altro destino che il forno, per garantirsi almeno un po' di carburante a costo zero per mantenere acceso il forno, altrimenti si sarebbe costretti a bruciare gas metano e la cassa piangerebbe lacrime amare.
Le plastiche eterogenee, quelle che Iren dice di mettere nell'indifferenziato, con destinazione finale forno inceneritore (con relativo costo in bolletta a carico dei cittadini), perché “non riciclabili” altrove vengono magicamente recuperate e con esse si è perfino costruito un ponte, http://goo.gl/yrMca0 , lungo 12 metri e largo 2, a Vicopisano, in provincia di Pisa, con profilati prodotti da Revet.
Tanti esempi, anche di colossi, che riciclano e che non bruciamo.
Come Sony, http://goo.gl/NvdrD2 , che riporta a nuova vita a cd, compact disc, film provenienti da schermi lcd ed altre apparecchiature elettroniche.
A Parma invece, come nella maggior parte d'Italia, le plastiche miste alimentano gli inceneritori facendo tirare grossi sospiri di sollievo ai gestori di questi impianti che vedono sempre ridursi il carburante gratuito gentilmente fornito dai cittadini inconsapevoli del loro gesto.
A Parma, per fortuna, l'Aia del 2008 aveva dettato regole ben precise.
La Delibera 938/2008 a pagina 25, alla lettera “i” recita: ...in armonia con quanto concordato in sede di Conferenza dei Servizi, che non potranno essere conferiti al PAIP rifiuti che abbiano avuto origine in province diverse da quella di Parma senza l’autorizzazione dell’Autorità Competente Provincia di Parma”.
Abbiamo letto notizie di viaggi della speranza da Reggio a Parma, autotreni di rifiuti non di Parma che non possono che essere giunti al Cornocchio e da qui, forse, girati ad Ugozzolo rimaneggiando le carte e modificando il produttore, da extra provinciale a provinciale.
Ma a nord della tangenziale nessun trattamento fisico-chimico viene applicato ai rifiuti in entrata, ma solo una selezione, quindi non sarebbe possibile cambiarne la denominazione di origine, come pare accada.

Oggi l'impegno dei cittadini può divenire un'arma micidiale contro il camino.