giovedì 28 agosto 2014

Balle di consegna

I fitti misteri dell'inceneritore di Parma

Parrebbe così semplice.
Arriva un camion al varco, dal finestrino abbassato esce la bolla di consegna, dove è indicato luogo di partenza della merce, luogo di arrivo, contenuto del mezzo e peso, mittente.
Il tutto viene registrato con data e ora e il gioco è fatto.
Nel 2014 dell'I-Phone 5,6,7 un simile elenco potrebbe essere on line praticamente in diretta: un foglio di calcolo, tante righe e colonne, dati utili a dimostrare nei fatti la trasparenza.
Un po' come negli hotel: all'arrivo si presenta un documento di identità valido, che viene trasmesso, nei dati principali, alle forze dell'ordine, per opportuni controlli.
Si vuol sapere chi dorme in città: si vuol sapere cosa si brucia ad Ugozzolo.


Invece la realtà è ben distante.
Tanti punti interrogativi, supposizioni, diffide, rumors, ipotesi e incubi, quando un camino che è a servizio della collettività dovrebbe essere trasparente fin nei muri, per fare vedere agli automobilisti di passaggio cosa si incenerisce in quell'attimo.
Ci si chiede: dove è finita quella sbandierata trasparenza che doveva disegnare fin i cromosomi del camino?
Perché, praticamente appena acceso, l'inceneritore funziona a metà (o meno) delle sue capacità, senza che nessuno dei protagonisti del progetto abbia un sussulto di coraggio e spieghi alla città che cosa stia succedendo, chi abbia sbagliato cosa, dove siano finiti i numeri che acclamavano addirittura un forno grande il doppio del realizzato?
Perché dobbiamo conoscere solo il dato giornaliero medio delle emissioni e non anche i dati seminorari e perché in fase di spegnimento e/o accensione i sistemi di monitoraggio sono spenti?
Occhio, perché Ugozzolo, biglietto da visita di Parma autostradale, agroalimentare, farmaceutica, foodvallesca, sta invece diventando un buco nero, dentro al quale tutto sparisce senza lasciare traccia delle sue origini.
A che cosa serve, ora che il forno è operativo, mantenere attivo il sito del Cornocchio, dove giungono carovane di autoarticolati con festose accoglienze?
Dov'è finito il risparmio promesso nero su bianco dai fautori del Grande Progetto, quelle cifre che ci avrebbero riportato allineati a Reggio e Piacenza, non appena sarebbero usciti i primi sbuffi del grande rogo?
Perché il vapore non sbuffa ancora nella rete di teleriscaldamento come promesso?
Dove sono i miliardi di foglie del boschetto mangia-polveri?

E infine, visto che siamo tutti soci del grande affare, qual'è il bilancio economico di questa meravigliosa macchina?

martedì 26 agosto 2014

Exit Strategy

L'inceneritore di Parma: in 7 mesi spento 15 volte

L'inceneritore di Parma langue: è la solitudine del camino.
Luglio è stato il mese di minor operatività con la linea 1 sempre spenta e la linea 2 con una attività limitata a 25 giorni. Agosto segue a ruota.
In luglio ha funzionato per il 40%, meno della metà delle sue capacità.
E' la raccolta differenziata del capoluogo che sta facendo la differenza.
In poco tempo è schizzata al 70% e i rifiuti da bruciare sono calati di 15 mila tonnellate.
Un pozzo di carburante che non c'è più e che mai più ci sarà, anzi.


E' sfumata anche la possibilità di ottenere il via libera ai rifiuti regionali.
La caduta di Errani ha portato con sé anche la mancata approvazione del nuovo piano rifiuti regionale, che includeva un sistema di rifiuti legato al territorio di tutta la regione e non più a quello della singola provincia, nulla osta che avrebbe consentito a Iren di bruciare tutti i rifiuti emiliano romagnoli a disposizione.
Ora si gioca sui rifiuti speciali, di cui Iren ha 65 mila tonnellate autorizzate.
Come?
Semplice: si fanno arrivare i rifiuti al Cornocchio (che è autorizzato a ricevere rifiuti da fuori provincia), gli si da una mescolata, e voilà, il gioco è fatto: il carico è pronto e utile per l'avvio al forno di Ugozzolo.
Da gennaio Rossoparma racconta di oltre mille viaggi da Oltrenza: http://goo.gl/oUjfX0
Un camino a singhiozzo. Ma la fase di spegnimento e di accensione di questi impianti è la più pericolosa.
Il calo di temperatura mette a dura prova i sistemi di filtraggio delle tante pericolose molecole che si formano durante l'incenerimento dei materiali.
Questo continuo accendi spegni non fa certo bene all'ambiente.
L'inceneritore di Ugozzolo è partito lo scorso gennaio.
Ebbene è stato acceso e spento 15 volte, 6 volte la linea 1, 9 volte la linea 2.
Linea 1: accesa il 15 febbraio, spenta il 27 marzo, accesa il 30 marzo, spenta il 1° aprile, accesa il 3 aprile, spenta il 27 giugno.
Linea 2; accesa il 7 gennaio, spenta l'11 febbraio, accesa il 18 febbraio, spenta il 1° aprile, accesa il 3 aprile, spenta il 17 maggio, accesa il 16 giugno, spenta il 24 giugno, accesa il 7 luglio.
Che tipo di gestione è mai questa?
Non sarebbe il caso di ripensare il Paip e ragionare su una exit strategy?
Il clamoroso sovradimensionamento dell'impianto (i decisori politici di allora si guardano bene oggi da commentarlo) porta al semplice ragionamento sul “che farne” di questo impianto esagerato.
Ci si sieda ad un tavolo e si cominci a ragionare sullo spegnimento definitivo di una linea e dei possibili modi per parare il danno economico.

Che tanto già oggi il debito è tra noi, visto l'andamento a singhiozzo del camino.

lunedì 4 agosto 2014

Clicca qui, il pulsante cilecca

Le finte trasparenze dell'inceneritore di Parma

Andamento temporale delle emissioni.
Se vuoi conoscere il comportamento delle emissioni dei diversi inquinanti nel tempo clicca qui per visualizzare i grafici.
Campionamenti mensili di Diossine e IPA.


Se vuoi conoscere i dati dei campionamenti mensili clicca qui per visualizzare i dati.
Sono 7 mesi che io clicco e sono 7 mesi che nulla succede.
Il sito web dedicato da Iren ai monitoraggi dell'inceneritore di Parma riporta le informazioni giornaliere di 9 inquinanti tra le centinaia di molecole in uscita dal camino.
Ogni giorno quindi si può osservare come il forno si sia comportato nelle 24 ore precedenti.
I dati si riferiscono al valore medio giornaliero e non fanno emergere picchi eventuali, se non per la crescita del dato medio, che fa pensare ad un malfunzionamento occorso durante la giornata.
I monitor dislocati in Comune e in Provincia sono la copia di questi dati giornalieri.
Peccato che ad esempio segnalino una linea “ferma” anche quando sia solo in fase di spegnimento, proprio il momento più delicato (e pericoloso), insieme alla ripartenza, per quanto riguarda le emissioni.
Ma i dati giornalieri non dicono ovviamente tutto e avere la possibilità di osservare lo svolgersi dei dati lungo archi temporali più lunghi fornirebbe maggiori dati sulla salute delle linee di incenerimento di Ugozzolo.
In più l'impianto è sottoposto ad un monitoraggio in continuo delle diossine emesse, sotto forma di prelievi mensili che riflettono l'accumulo nei filtri di questa pericolosissima molecola.
Ma questi dati non ci sono.
I “clicca qui” sono mestamente inconcludenti dal gennaio scorso.
I nostri appelli ad attivare la funzione sono rimasti inascoltati e nell'opinione pubblica non cresce certo la fiducia nelle trasparenze del Paip di Parma.

In effetti stiamo parlando di fumi.

venerdì 1 agosto 2014

Inceneritore di Parma, 18 incidenti in 7 mesi

Impianti complicati, anche da nuovi

Se dovessimo seguire le indicazioni forntire dei monitor, nulla è accaduto da gennaio ad oggi all'inceneritore di Ugozzolo.
Se invece ci affidiamo a Monitorem, il sistema di Arpa che controlla più da vicino gli impianti maggiormente inquinanti e a rischio, la musica cambia.
Da gennaio 2014, mese di avvio dell'inceneritore di Parma, sono stati 18 gli incidenti occorsi all'interno dell'impianto, ed hanno riguardato in dieci occasioni l'aspetto “aria” ed in otto la qualità delle acque di scarico.


Si parte dal 17 aprile, quando alle 20 la linea 2 ha portato il valore di monossido di carbonio fuori limite al punto che si è deciso di sigillare la linea chiudendo la “clappa” fino al mattino successivo.
Cos'hanno riportato i monitor in quel giorno? Nulla.
Il dato legge infatti ha il valore medio del monossido di carbonio, e pure evidenziando un valore più alto del solito, 16,33 sul limite di 30, non ha fatto emergere l'incidente occorso e per l'opinione pubblica tutto ok.
Dal 14 al 20 aprile i dati di controllo sulla qualità delle acque di scarico vengono a mancare per un problema di alimentazione elettrica.
Questo incidente, che come vedremo si verificherà più volte, non è nemmeno contemplato nei monitor pubblici, che si occupano soltanto di alcuni dati di emissione in atmosfera, mentre tralasciano del tutto l'elemento acqua.
Il 17 maggio, durante la fase di spegnimento di una linea, sappiamo come sia la fase più pericolosa e impattante, ai alzano i valori del Cot, il carbonio organico totale.
Si tratta della linea 2, spenta in quella giornata, e che il monitor riporta come spenta.
In realtà era in fase di spegnimento e tutto quello che succede in quelle ore delicate non è nemmeno preso in considerazione dai dati pubblicati sul sito di Iren.
Lo spegnimento ha portato con sé anche l'innalzamento degli ossidi di azoto, che sono stati tenuti a bada con una iniezione supplementare di ammoniaca.
Dal 19 al 25 maggio torna il problema di alimentazione elettrica agli impianti di controllo sul Ph, Redox e conducibilità elettrica delle acque di scarico e tutto si giustifica con una “parziale perdita di dati”.
Il problema continua sino al 2 giugno, registrando anche valori “anomali”, ma ovviamente, essendo considerati anomali, non possiamo sapere quali erano le cifre del dato.
Ed eccoci ad un'altra fase delicata, quella dell'accensione, che lascia il suo segno nei cieli di Parma. Tra il 15 e il 16 di giugno viene riaccesa la linea 2.
Il livello di carbonio totale viene giudicato alto, ma il monitor riporta la cifra zero sulla media giornaliera, così come si evidenzia il dato alto dell'ammoniaca, che sempre sul monitor registra un numero vicino allo zero.
Ancora nella prima metà di giugno il controllo degli scarichi dell'acqua va a farsi benedire per la solita mancanza di alimentazione elettrica (l'opinione pubblica potrebbe fare cattivi pensieri?) e di anomalia strumentale. Insomma il sistema non riesce a verificare i dati di inquinanti sciolti in acqua.
Ed è sempre colpa dell'elettricista.
Il 17 e il 18 giugno vengono riscontrate anomalie nei dati della misurazione dell'ossigeno nel sistema di generazione di vapore a griglia. Lo stesso problema si ripete il giorno dopo.
E il 19 l'alimentazione dei rifiuti viene bloccata perché emerge un problema sul post combustore che causa l'innalzamento dell'emissione di CO.
La linea 2 registra sul monitor un valore doppio rispetto alla media, ma ben lontano dal limite.
Ma il problema a quanto pare non è risolto.
Il 21 il valore dell'ossigeno è sempre anomalo.
Il 22 si verifica il blocco di entrambe le griglie di combustione rifiuti.
La temperatura di combustione si abbassa e anche il post combustore segue il calo.
Il valore del CO si alza per l'insufficiente temperatura, la linea 1 va sotto i 1000 gradi.
Il monitor registra il monossido di carbonio effettivamente fuori la media consueta: 9,8 alla linea 1, 22 alla linea 2, con un limite posto dall'Aia a 30.
Gli ultimi incidenti sono tutti concentrati sull'elemento acqua.
In pratica il sistema di controllo non funziona.
L'alimentazione elettrica non viene riparata e i dati si perdono.
Incredibile che dal 14 aprile ad oggi il problema non sia stato risolto.
Ci si limita a registrare con regolarità la persistenza del problema che fa sì che non siano verificati, o solo parzialmente, il livello di inquinamento delle acque di scarico, sia quelle inviate alle fognature di acque nere, sia quelle rimesse in superficie nel canale Naviglio.
Gli incidenti insomma accadono anche a Ugozzolo.
Ma il sistema pensato per informare i cittadini pare non far emergere le problematiche riscontrate.
C'è da dire che i dati sono effettivamente pubblici ma di difficile ritrovamento.
Questo è il link di Arpa da tenere sotto osservazione: http://www.arpa.emr.it/monitorem/azienda.php?ul=76
L'immacolato sistema di Ugozzolo oggi scopre qualche macchia nera.