venerdì 27 giugno 2014

La raccolta differenziata di Mc Donald

Da una parte ci sono gli slogan.
Dall'altra parte le pratiche quotidiane.
L'immagine ha immortalato le seconde, che non da merito all'impegno di Mc Donald nella raccolta differenziata e nella separazione degli scarti.
Una montagna di sacchi neri.


Ma cosa mai produrrà il fast food di Parma che non sia differenziabile?
Tutto il cibo preparato e da scartare va nell'organico.
Gli imballaggi plastici nei sacchi gialli.
Il vetro, se ne hanno, nella campane verdi.
Cosa rimane?
Non abbiamo risposta.
Bisognerebbe andare a frugare in quei sacchi neri che tappezzano il prato verde davanti al ristorante.
Quanta strada deve ancora fare Mc Donald nella differenziata!
E quanta attenzione il Comune e Iren a non far passare questa pratiche antiquate di gestione assurda degli scarti.
A meno che non si voglia fare un regalino all'inceneritore.
Che da Ugozzolo, a un tiro di schioppo da Mc Donald, ringrazia con voluttà.
A noi Mac-Rud proprio non lo digeriamo.
Siamo però fiduciosi nel cambiamento.


mercoledì 25 giugno 2014

Il singhiozzo del camino

Dopo una settimana di lavoro, la linea 2 dell'inceneritore di Parma torna a domire.
I dati del 24 giugno infatti registrano sui rifiuti speciali un laconico “linea temporaneamente fuori esercizio”, che tradotto significa “è finito il carburante”.
Dopo un mese di stop forzato l'inceneritore aveva ripreso a bruciare rifiuti speciali il 16 giugno ed aveva continuato il suo lavoro per 8 giorni, con risultati, in termini di emissioni, assolutamente mediocri.
Prima un aumento di polveri sottili, poi l'incremento di monossido di carbonio, a testimoniare che i materiali inceneriti erano disomogenei e di difficile gestione.


I rifiuti speciali sono quei materiali provenienti da industria, artigianato, commercio.
Si tratta di rifiuti eterogenei, di origine molto diversa, che compongono un menù piuttosto indigesto per il forno. Difficoltà a mantenere la corretta temperatura di incenerimento e soprattutto una cattiva combustione, che ha portato all'incremento di polveri e monossido di carbonio.
La città si domanda anche quale tipo di rifiuti e da dove provengono questi materiali scaricati ad Ugozzolo. L'autorizzazione 938 del 2008 consente solo rifiuti originati sul territorio di Parma e Provincia, ma Arpa aveva segnalato alla Provincia anche materiali da fuori, episodi che avevano fatto scattare una diffida da parte dell'ente di piazzale della Pace nei confronti del gestore.
Sulla pagina del sito dedicata alla lettura delle emissioni del forno inceneritore di Parma,
continuano ad essere inattivi i pulsanti che rimandano all'andamento temporale delle emissioni e ai campionamenti mensili di diossina.
Un segnala poco rassicurante per la trasparenza di gestione di questo impianto.
Dopo pochi giorni di tregua ricomincia il singhiozzo del camino e il mese di giugno si avvia ad essere uno dei mesi in cui l'impianto ha funzionato meno.
Meglio per la nostra aria!


lunedì 23 giugno 2014

Inceneritore di Parma, ora è il monossido di carbonio a fare paura

La linea 2 del camino di Ugozzolo continua nel suo funzionamento disomogeneo.
Ieri, 22 giugno, il livello di monossido di carbonio è schizzato in alto, raggiungendo i 21,980 milligrammi per normal metro cubo.


Tenuto conto che il limite è 30, la linea dedicata ai rifiuti speciali non sta certo bruciando al meglio e si è avvicinata al dato limite concesso dell'autorizzazione ambientale.
Proprio in una combustione non perfetta sta la causa della produzione di CO, un gas molto pericoloso e tossico.
L'ossido di carbonio o ossido carbonico è un gas velenoso particolarmente insidioso in quanto inodore, incolore e insapore.
Il monossido di carbonio non esiste libero in natura in quanto, pur avendo una molecola molto stabile, reagisce in presenza di O2, formando CO2; viene prodotto da reazioni di combustione in difetto di aria.
Il 19 giugno era stato il PM10 a salire troppo nelle emissioni del forno, ieri il dato che fa preoccupare è quello del CO, molto vicino al limite massimo consentito.
Intanto continua l'incremento dell'ozono che anche ieri era fuori norma a Colorno (145 microgrammi) e in Cittadella (135 microgrammi), mentre a Langhirano si registravano 120 microgrammi, che corrisponde al dato limite fissato per legge.


A Solignano mortalità superiore alla media

Grande preoccupazione di Rubbiano per la Vita

L'Osservatorio che si occupa delle criticità ambientali della Laterlite di Rubbiano si riunì in seduta pubblica lo scorso novembre per informare i cittadini su quale lavoro fosse stato svolto per ridurre l'impatto ambientale e migliorare le condizioni del territorio.
L'Ausl presentò al pubblico i dati relativi alla prima fase dello studio epidemiologico, l'indagine realizzata per valutare le condizioni di salute della popolazione.
Si era osservato che nel comune di Solignano, tra il 2003 e il 2007, la mortalità generale della popolazione era stata del 30% superiore alla media della regione Emilia-Romagna.
Il dato è superiore rispetto ad altri distretti della provincia di Parma (Fidenza, Sud-Est, Taro-Ceno) e per alcune tipologie di tumori (fegato, polmone, leucemie) i dati erano superiori a quelli attesi.
Dati preoccupanti, ovviamente.


Il comitato Rubbiano per la Vita vuole evitare ogni tipo di allarmismo, ma pretende chiarezza totale e ritiene doveroso approfondire il tema sullo stato di salute dei cittadini, con ulteriori ricerche e studi da eseguirsi con grande celerità, considerata la delicatezza ed importanza della materia.
Eravamo convinti che abitare in collina e in aperta campagna potesse offrire una migliore qualità della vita,
Scopriamo invece che la mortalità generale è superiore del 30% rispetto alla media regionale.
Durante l'incontro pubblico, il dottor Impallomeni dell'Ausl spiegò che questi dati non erano statisticamente significativi e non dimostravano alcun reale problema o correlazione.
Noi ci saremmo aspettati che si approfondisse l'indagine, così come previsto dalla striminzita presentazione proiettata da Ausl quella sera.
Come mai i dati si riferiscono al 2007 e non vengono aggiornati?
Perché, oltre ai tumori, non vengono analizzate anche le patologie respiratorie e cardio-vascolari? Perché non si considerano le classi di età e di genere?
Domande senza risposta.
Dopo questa prima fase pare sia calato il sipario.
Il Comitato ha chiesto che all'interno del tavolo tecnico sia inserito Valerio Gennaro, epidemiologo ed oncologo di fama nazionale, che sarebbe disposto a dare importanti suggerimenti sul tema.
Non sappiamo se e perché questa proposta sia stata rifiutata.
E' poi determinante incrociare i dati epidemiologici ottenuti con l'area di ricaduta delle emissioni dell'impianto di co-incenerimento presente in loco (Rubbiano, Ramiola, Fornovo, ecc.) oltre che il tener conto di tutte le emissioni puntuali, al fine di capire il reale contributo alle criticità ambientali non solo di Laterlite ma di tutte le fonti che insistono nella zona.
I sindaci di Fornovo, Medesano, Solignano, e Varano sono invitati a farsi carico del problema, a fare le dovute pressioni ad Arpa ed Ausl, affinché si possa avere un quadro generale dello stato di salute del territorio il più preciso e puntuale possibile, convocando a breve il tavolo tecnico e l'Osservatorio Ambientale.
Con la salute non si scherza.


Comitato Rubbiano per la Vita

venerdì 20 giugno 2014

Inceneritore di Parma, Pm10 vicino ai limiti

Da quando il sito di Iren aveva cominciato a monitorare le emissioni di Pm10 dell'inceneritore, l'asticella era rimasta incagliata sullo zero.
E di questo ci eravamo lamentati in più occasioni e ambiti.
Finalmente quel dato si è staccato dalla base nulla, e da qualche tempo è possibile registrare una qualche flebile presenza della particelle sottili tra le emissioni del camino di Parma.
Ieri, al quarto giorno di accensione della seconda linea, rimasta ferma per un mese, dal 17 maggio al 16 giugno, l'asticella ha prepotentemente fatto sentire la propria presenza, attestandosi su 2,075 milligrammi per normal metro cubo.


Il limite fissato dall'Aia, l'autorizzazione ambientale votata dalla Provincia del 2008, è fissato a 3 milligrammi, dopo di che scatterebbero le misure di limitazione, per impedire all'impianto di provocare danno all'ambiente circostante.
Il dato di ieri preoccupa, nel senso che la linea 2 è quella dedicata ai rifiuti speciali, materiali di origine industriale che il gestore raccoglie da privati.
La conferma che il camino della linea 2 era un po' sopra le righe viene anche dal dato delle polveri totali, che si è attestato a 2,753 microgrammi per normal metro cubo di aria, oltre la metà del limite, fissato a 5 milligrammi.
Alto anche il dato dell'acido cloridrico, 1,348, il triplo dell'emissione della linea 1 dedicata ai rifiuti urbani.
Sarebbe interessante conoscere cosa sta bruciando l'inceneritore di Parma, nella sua linea 2...
L'apporto di inquinamento del nuovo impianto non fa certo bene all'ambiente.
Ieri è anche esploso il tasso di ozono nell'aria.
132 microgrammi per metro cubo a Colorno, 136 a Langhirano, 133 in Cittadella.

Con un limite fissato per legge a 120 microgrammi da non superare oltre 25 volte all'anno.

lunedì 16 giugno 2014

Che ne sarà del forno

All'inceneritore di Parma mancano 15 milioni di sacchi
In un anno il capoluogo riduce l'indifferenziato di 15 mila tonnellate
Il forno ha fame ma è costretto a bruciare a metà

Nero su bianco, l'assessore all'ambiente Gabriele Folli traduce in tonnellate il lavoro sulla raccolta differenziata porta a porta nel comune di Parma.
Nel 2014 mancheranno all'appello 15 mila tonnellate di rifiuto residuo, in sacchi fanno la bella cifra di 15 milioni di polpette in meno per la fornace.
Il dato è impressionante e scardina rumorosamente i numeri del progetto forno.
L'inceneritore appena acceso a Ugozzolo, alle porte della città, è stato infatti autorizzato dalla Provincia di Parma per bruciare 130 mila tonnellate di rifiuti all'anno, un sovradimensionamento clamoroso, che oggi porta ripercussioni pesantissime sulla sostenibilità economica dell'operazione.
Se in un anno Parma toglie 15 mila tonnellate di rifiuti dai rifiuti convogliati al forno, si capisce che le 65 mila tonnellate di rifiuti urbani previste all'anno fanno ormai parte del passato e non sono più realistiche.
Il problema è che il gestore ha costruito un impianto tarato per bruciare una montagna di rifiuti che non c'è più, ma i soldi li ha ormai spesi.


Come farà a rientrare dall'investimento?
Oggi una linea dell'inceneritore è spenta e l'impianto funziona praticamente al 50%.
Una legge regionale prevede che i rifiuti possano circolare liberamente in tutta l'Emilia Romagna.
E pensare che il Pd di Parma ha sempre colpevolizzato il territorio perché esportava i rifiuti, mentre oggi che il suo partito regionale vuole adottare per legge questo comportamento tiene la bocca ben cucita.
In ogni caso 8 impianti accesi in regioni sono già oggi una dotazione superiore alla disponibilità di
materiali da bruciare e alcuni comuni e una moltitudine di associazioni promettono le barricate per fermare queste ingiusta riforma.
Le crepe sull'eccesso di impianti le si vedono già oggi.
A Parma il gestore è già stato beccato con le mani nella marmellata.
La Provincia lo ha infatti diffidato dopo che Arpa ha registrato rifiuti provenienti da fuori dell'ambito provinciale, origine non permessa dall'Autorizzazione Integrata Ambientale che nel 2008 diede il via alla costruzione del forno.
L'Emilia Romagna insiste sulla legge salva forni, al punto da licenziare l'assessore all'Ambiente Freda, che stava dando ragione alle associazioni ambientaliste, proponendo un iter legislativo che si orientasse al progressivo spegnimento degli impianti di incenerimento eccessivi.
Ma chi rimane con il cerino in mano è il gestore, che ha ricevuto il nulla osta ad un impianto troppo grande, ha speso oltre 200 milioni per costruirlo, ed ora non può certo chiedere lumi alla Provincia, che tra una riforma promessa e l'altra sta lentamente evaporando.

Che ne sarà del camino?

giovedì 12 giugno 2014

Economia

A Collecchio (Parma) l'incontro nazionale di economia solidale

A Collecchio, al parco Nevicati, il 20-21-22 giugno l'incontro nazionale di economia solidale, l'appuntamento annuale per tutti i gruppi di acquisto solidali italiani.
Qui il sito web dedicato all'evento http://incontronazionale.economiasolidale.net/
A vent'anni dalla nascita del primo Gas (Fidenza, 1994) è toccato a Parma tagliare il nastro dell'anniversario, un impegno che i gruppi locali hanno fatto proprio e sul quale già dallo scorso anno si impegnano con passione.



Oltre ai Gas del nostro territorio ( www.gasparma.org ), ne sono censiti al momento 35, al lavoro sul convegno nazionale c'è il distretto di economia solidale ( www.desparma.org ), la rete di economia solidale Res ( www.retecosol.org ), il Creser ( www.creser.it ) il coordinamento regionale per l'economia solidale, il distretto di economia solidale di Reggio Emilia ( www.desreggioemilia.it ), in collaborazione con Forum Solidarietà ( www.forumsolidarieta.it ).
Il convegno nazionale 2014 ha come tema generale “il colpo d'ali”, il tentativo cioè di andare oltre l'ambito di gruppi e reti solidali, per poter “inoculare” i valori dell'es anche nell'ambito economico oggi preminente, quello di mercato.
La tre giorni sarà quindi un susseguirsi di incontri, eventi, riflessioni, per portare a compimento l'indirizzo strategico della rete: dopo aver raggiunto i grandi numeri, provare a dimostrare la validità delle tesi dell'economia solidale coinvolgendo i territori, le metropoli, affrontandone le criticità e le contraddizioni.
Sul sito si trovano i contenuti che il convegno intende affrontare.
Al momento 8 indirizzi di approfondimento su 8 temi legati all'economia solidale.
Il rapporto con la democrazia economica, quello con l'economia tradizionale, le nuove ecologie urbane e rurali, l'impresa diffusa, la costruzione e la diffusione dei saperi, la sostenibilità ambientale, la macroeonomia (finanza e debito), le relazioni con le istituzioni.
Sempre sull'interfaccia virtuale sono state pubblicate le schede contributo, frutto della riflessione sui territori, occasioni di approfondimento e di proposta legati agli 8 temi principali.
Sono quasi settanta tesi di lavoro che spaziano dall'Expo 2015 e le sue criticità alla lotta ai pesticidi, dal cohousing all'energia condivisa, dal turismo sostenibile al frutteto condiviso.
Un contributo in continuo incremento che metterà certamente in difficoltà (positiva) le capacità di gestione alla tre giorni, per eccesso di entusiasmo e partecipazione.
I gruppi di acquisto solidali sono composti da famiglie e amici che decidono di acquistare insieme i prodotti di loro necessità sulla base di principi etici e solidali.
Vengono preferiti prodotti locali, lavorati da piccoli produttori, preferibilmente con metodi biologici, rispettando il lavoro e l'ambiente.
Il sito nazionale www.retegas.org raccoglie una parte dei gruppi che vengono stimati a livello nazionale in un numero che si attesta sulle tremila unità.


Lo sviluppo dei gas ha portato anche alla creazione di vere e proprie reti locali, finalizzate allo scambio di esperienze e alla realizzazione di progetti economici che necessitano di “numeri” importanti.
Una delle manifestazioni pi recenti è stata “Sbarchi in piazza”, www.sbarchinpiazza.ressud.org/ , che ha fatto sì che i prodotti del Sud arrivassero nelle piazza italiane senza l'intermediazione della grande distribuzione, che spesso strozza i produttori imponendo loro prezzi non rispettosi del lavoro dei contadini.
Un altro interessantissimo progetto in divenire è quello di co-energia, www.co-energia.org/ , un progetto collettivo per riprendere possesso di uno dei gangli dell'economia mondiale, quello appunto dell'energia e delle fonti di approvvigionamento.
Non mancherà al consegno la riflessione sulla sostenibilità ambientale delle scelte di consumo, per affrontare temi pressanti come il turismo, le fonti di inquinamento, lo sviluppo insostenibile del cemento e del grande evento, come il prossimo Expo milanese.
Il colpo d'ali di Collecchio vedrà anche la presenza di molti produttori che servono i gas e che rispettano i principi dell'economia solidale.
Una bella occasione per toccare con mano come l'economia solidale diventa reale.
Economia, quella giusta.



martedì 10 giugno 2014

Collaudo inceneritore Torino, mission impossible

A Torino è in corso di attivazione un enorme inceneritore, che manca perfino del teleriscaldamento.
Infiniti i guasti, gli incidenti, i fermi, al punto che il collaudo è di là da venire.
L'enorme camino svetta sulle Alpi a poche centinaia di metri da scuole e ospedali.
Nonostante tutti i problemi il gestore pensa all'inaugurazione...


La linea 1 dell'inceneritore del Gerbido risulta ferma da una settimana e lo sarà ancora per diversi giorni.
Le cause sono da ricercarsi in un'esplosione fuori controllo avvenuta all'interno della camera di combustione, causata dall'immissione di materiale non ben vagliato.
Per quanto riguarda il superamento della fase di collaudo (90 giorni consecutivi senza nessun incidente sulle tre linee), si sta ipotizzando di non fare altri tentativi prima di agosto/settembre.
In pratica si rimanda tutto a settembre, come un esame di riparazione.
Le banche finanziatrici cominciano a chiedersi: riusciranno a passare il test di collaudo, riusciranno a bruciare le quantità promesse e quindi a ripagare il debito contratto?
Di certo non bruceranno le quantità di rifiuti previste, e se va bene arriveranno alla metà dell'obbiettivo (come del resto successe anche nel 2013).
Gli amministratori locali di tutta la provincia dovrebbero porsi alcune domande.
Dove verranno conferite le centinaia di migliaia di tonnellate di materiale non bruciato al Gerbido? Per evitare la congestione del sistema si apriranno nuove discariche, e in quali territori?
Perché si continua ad ostacolare con ogni mezzo le proposte virtuose provenienti da diversi territori?
Il gestore pare poco interessato: TRM è indaffarata ad organizzare per il 20 giugno prossimo l'inaugurazione dell'impianto.
Linea ferma, collaudo molto lontano dall'essere superato, emissioni fuori controllo.
Ma il pensiero corre all'inaugurazione.
Nei prossimi giorni con una conferenza stampa verrà presentato il Piano Rifiuti Provinciale alternativo.
Nei giorni scorsi sono stati ultimati i prelievi per la seconda tornata dello studio epidemiologico sulle unghie dei bambini.
Le analisi non ricevono finanziamenti pubblici e per contribuire alle spese dello studio il sito è sito www.rifiutizerotorino.it

Gian Drogo

Rifiuti Zero Torino

domenica 8 giugno 2014

S(c)acchi democratici

La triste parabola di un ambientalista per sbaglio

All'inizio si schierò a difesa del consumo di suolo, con tanto di documentario, premi, tournée, visibilità, onore.
Poi alla prima salita venne meno il coraggio.
Davanti al progetto di cementificazione di un frutteto storico perse la voce e il suo no al consumo di suolo si prese una pausa, e solo l'indignazione popolare mise fine a quella strampalata proposta.
Poi venne la prova di mezzo, con la mancata opposizione all'inceneritore, agli ordini del partito ben ammogliato con le multiutilities regionali, e l'hurrà alle centrali a biomassa, che stanno ingrigendo l'aria della montagna.
Infine lo scacco matto, pochi giorni fa, quando ha invitato i cittadini a gettare sacchi di rifiuti per le strade di Parma, forse complice la terza sberla elettorale: primarie pd, comunali, e ora europee.


L'ultima genialata, invitare all'autolesionismo, non ha bisogno di commenti, perché il gesto parla da sé e mette fine agli ultimi dubbi residui sulla sua reale coscienza ambientalista.
Per rincarare la dose il suo partito tace, lo stesso che dove governa, nei comuni della provincia, sostiene la raccolta differenziata a spada tratta.
Chi tace acconsente.
I sacchi di rifiuti abbandonati, prova di imbecillità urbana, da oggi hanno un bollino in più.
Ragioniamo di sbieco.
Sacchi abbandonati uguale carburante per il camino, che a Ugozzolo è spento a metà.
Sull'altare della lotta politica il Pd ha immolato anche il rispetto per le regole, per i cittadini, per la città.
Ci si aspetterebbe una critica costruttiva, con proposte migliorative per il sistema di gestione dei rifiuti attualmente in uso.
Arrivano solo istigazioni a delinquere.
E pensare che a poche ore dalla cocente sconfitta alle comunali organizzarono un incontro dal titolo emblematico: “Verso rifiuti zero”, cercando di rincorrere un treno ormai perso.
Scrivevano: “Il primo obiettivo di una efficace politica dei rifiuti, in sintonia con le indicazioni della direttiva europea, deve essere infatti quello di ridurre, recuperare e riciclare quanto più possibile migliorando ulteriormente i già buoni risultati raggiunti in provincia di Parma”.
Chissà come convivono questi concetti con l'invito a buttare rifiuti sotto i portici del Grano.
Indovinate chi conduceva la serata in Ghiaia.



giovedì 5 giugno 2014

Clinitaly

Vent'anni fa Tangentopoli, presentata come la madre di tutti gli sporchi affari della casta.
Cascammo nel tranello. Loro proseguirono gioiosamente a mangiarsi l'Italia, la nostra.
Oggi è non rubare che fa eccezione.
Ma anche la parola stessa ha perso di significato.
Alla grande abbuffata siedono politici, funzionari dello stato, tecnici, magistrati, forze dell'ordine, ergo decidono loro cosa sia legale e cosa no.
Il colpo di genio? Legiferare per adeguare giustizia ai propri appetiti: abbattere pene e tempi di prescrizione, depotenziare o cancellare reati, addomesticare i codici per evitare sorprese, ma anche allungare i processi come elastici ad estensione infinita.
Colpisce anche il malcelato imbarazzo della grande stampa, sempre pronta, con delicati fondi seriosi, al saluto dei grandi geni delle grandi imprese: Expo, Ponti, Dighe, Tav, G genovesi, sardo-aquilani.


Ogni volta un tripudio ed una hola.
Quando si sente ancora parlare di grandi opere, “volano di sviluppo”, vengono i brividi.
Invece a loro, solo a sentire la parola, sbianca la pupilla e appare il dollaro, come Paperoni d'annata.
Le grandi opere, che vanno avanti a spintoni anche contro la logica.
Come il Tav.
Bocciato dalla storia, senza surplus di merci in cui sperare, che avanza a furia di manganelli e militarizzazione del territorio.
Come l'inceneritore di Parma, costruito contro ogni buonsenso, ma con il plauso dei singoli funzionari di partito, anzi acclamato da un intero consiglio comunale, che all'unanimità cassò un referendum che voleva chieder parere ai cittadini. Il quesito non era chiaro, sentenziarono.
Clinitaly è questo.
Apprendere che un medico, direttore generale del ministero dell'ambiente del dieci anni e poi ministro per due, è accusato di intascare finanziamenti pubblici in un progetto denominato New Eden, tra il Tigri e l'Eufrate, e scoprire che invece il paradiso era in Svizzera.
Clinitaly è svegliarsi di colpo e dover ammettere che mani pulite rimase uno slogan e cleanitaly sia ancora di là da venire.
Clinitaly, un ricovero urgente per tutta l'Italia.

Quanto ci è costata questa fanghiglia che insozza tutto lo Stivale?