martedì 27 maggio 2014

Inceneritore di Parma, spento a metà

Da dieci giorni, a partire dal 17 maggio, l'inceneritore di Parma lavora con una sola linea.
La linea dedicata agli speciali è infatti spenta e inattiva da metà del mese.
Possiamo comprenderne le ragioni.
La raccolta differenziata prosegue nel suo incremento progressivo e Parma ha traguardato la soglia del 65% prevista per legge e oggi vede il traguardo del 70% sempre più vicino.
I comuni del circondario proseguono nelle loro medie altissime che sfiorano e a volta superano l'80% di riciclo.

Il residuo è sempre di meno, l'indifferenziato secco da bruciare a Ugozzolo scarseggia.
Iren ha bruciato nelle scorse settimane rifiuti provenienti da fuori provincia, ma è stata diffidata dall'amministrazione provinciale dal proseguire in questa operazione non consentita dall'Autorizzazione Integrata Ambientale del 2008.
Ci metterà una pezza il piano regionale rifiuti, che darà il via libera alla circolazione dei rifiuti dentro la regione senza più limiti provinciali.
La messa a regime del nuovo piano sarà la conferma di quanto il Gcr ha sostenuto in questi anni, cioè che la promessa di bruciare rifiuti locali era solo uno specchietto per le allodole.
Altra promessa mancata il boschetto mangia polveri, dichiarato ufficialmente inattuabile, ma anche senza conseguenze per il gestore.
Altra promessa non mantenuta le tariffe calmierate, che invece rimangono a livelli altissimi, battendo praticamente tutti gli altri impianti italiani.
E pensare che una pagina intera di un quotidiano locale era stata comperata (con i soldi dei contribuenti) per scrivere nero su bianco la promessa di tariffe in linea con i cugini di Reggio Emilia e Piacenza (100 euro circa alla tonnellata), una volta acceso il meraviglioso impianto.
L'impianto è stato acceso, ma lo sconto ancora non si vede.
Fatica anche la trasparenza.
Non sappiamo il destino delle migliaia di tonnellate di ceneri già prodotte a Parma.
E' on line la tabella degli inquinanti emessi dal camino.
Nove inquinanti messi sotto osservazione.
Ma alcuni dati lasciare a desiderare.
Il dato delle polveri sottili è sempre fermo sullo zero.
Immaginando che a Ugozzolo non si produca solamente vapore acqueo, una modesta proposta sarebbe quella di adeguare l'unità di misura (e/o le apparecchiature) per fare in modo che questo dato esprima quanto effettivamente esce dall'impianto.
Oggi la misurazione è fatta in microgrammi per normal metro cubo.
Lasciando a zero questo numero l'opinione pubblica come minimo si chiede quale possa essere l'utilità di un indice sempre fisso sullo zero e alla lunga mettere in dubbio la volontà di mettere in chiaro l'anima del forno.
Stesso identico ragionamento sul carbonio organico totale (COT), praticamente sempre fermo sullo zero.
Tornando al principio l'inceneritore funziona a metà giri.
Indicando come data di avvio il 1° gennaio, l'impianto ha lavorato complessivamente al 63%.
La linea 2, quella degli speciali, è stata la più attiva con il 79% di attività, mentre la linea 1 dedicata agli urbani è rimasta accesa solo per un 46% della sua potenzialità.
L'inceneritore lavora quindi già a poco più della metà delle sue capacità.
Il grande spauracchio del rischio Napoli, più e più volte evocato dalla Provincia per incentivare l'accettazione della soluzione forno, è rumorosamente sconfessato.
Semmai stiamo vivendo una situazione opposta.
A caccia di rifiuti, che profumano di profitti.
Nei cinque mesi di attività l'inceneritore ha registrato uno sforamento dei limiti (il 19 febbraio) sulla linea 1 nel valore del monossido di carbonio (66 microgrammi contro i 50 consentiti), e un giorno (il 15 marzo) rimasto senza valori dichiarati e senza giustificazioni di sorta, buco che rimanda al ragionamento sulla trasparenza.
Non si conoscono infine i dati sul teleriscaldamento né sul mancato completamento del Paip, che ad oggi rimane solo sede del forno senza nessuno degli altri servizi previsti dal progetto.

Su quest'ultimo tema il ventesimo esposto in procura degli avvocati De Angelis e Allegri.

lunedì 19 maggio 2014

Dal riciclo della plastica 360 mila posti di lavoro in più

Lo studio europeo BIO

Riciclare la plastica conviene. E conviene farlo bene, innalzando la qualità della raccolta.
Bruciarla o seppellirla è un controsenso economico, oltre che ambientale.
Ora anche gli studi ufficiali lo dicono.
E' la smentita definitiva dell'utilità di inceneritori e discariche.


Plastics Recyclers Europe ha pubblicato uno studio realizzato da Bio Intelligence Services, che valuta su scala europea l’impatto di un tasso di riciclo della plastica oltre il 60%.
Oggi la media è al 26%.
In un’economia che prevalentemente importa materie plastiche da fuori Europa, riciclarne di più localmente, invece di sotterrarle o distruggerle, avrebbe ricadute positive sul territorio, sia per l’ambiente che per l’economia e la gestione delle risorse.
Lo studio ha calcolato che l’aumento dal 26% al 62% della percentuale di riciclo permetterebbe la creazione di oltre 360 mila nuovi posti di lavoro. L’utilizzo di plastiche riciclate al posto di plastiche vergini porterebbe notevoli risparmi alle industrie di trasformazione, valutabili in 4,5 miliardi di euro all'anno.
Nell’ambito italiano la dipendenza da produttori di materie plastiche vergini provenienti dall’estero è ancora maggiore rispetto alla media europea; adottando lo stesso modello presentato nello studio, si può stimare che un uso ottimale delle risorse che consenta di spostare il tasso di riciclo dall’attuale 25% al 62%, permetterebbe di creare 47 mila nuovi posti di lavoro.
L’Italia attualmente distrugge il 75% delle plastiche in discariche o inceneritori, plastiche che debbono poi essere riacquistate prevalentemente all’estero, quando si potrebbero invece in buona parte ottenere da un approccio virtuoso al riciclo nazionale.
Lo studio ed i suoi risultati sono stati presentati da Assorimap e Plastics Recyclers Europe al recente Consiglio Nazionale della Green Economy, corredati dall’indicazione dei quattro pilastri che possono realmente consentire di raggiungere questi obiettivi.
Maggiore attenzione e incentivazione concreta alla progettazione fatta in funzione del fine vita (eco-design), soprattutto dell’imballaggio, che rappresenta il 40% del totale in peso della plastica utilizzata.
Maggior cura e attenzione alla raccolta e alla corretta separazione tra plastica ed altri materiali. Per specifici flussi di materiali la creazione di circuiti dedicati può consentire migliori performances qualitative, quantitative e di costo rispetto ad una raccolta generalista che inquina i materiali di
maggior valore e richiede costi di selezione importanti;
Fissazione di obiettivi di riciclo più elevati, non meno del 60% rispetto all’attuale 26% sui soli imballaggi;
Divieto di conferire plastiche in discarica: i nove Paesi europei più performanti sono quelli in cui tale divieto esiste.
Assorimap (Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di Materie Plastiche) e Plastics Recyclers Europe PRE confermano il loro pieno supporto ai decisori ed ai policy makers, fornendo anche il supporto di concreti strumenti quali, ad esempio, RecyClass, lo strumento per la valutazione del livello di riciclabilità degli imballaggi plastici, progetto che verrà presentato il prossimo 8 maggio a Dusseldorf, con il sostegno del Commissario EU all’Ambiente Janez Potocnik.

Il comunicato stampa http://goo.gl/iDpvGh

Lo studio: http://goo.gl/iDSxWm


sabato 17 maggio 2014

Avanti così, forza Pd

Nonostante tutto, il presente batte sempre le più fantasiose previsioni.
A Felino una variante al Prg, approvata a marzo, spalanca le porte ad un impianto di smaltimento rifiuti, un anno dopo che la lotta dei cittadini, uniti nei comitati, aveva sconfitto il progetto di una centrale a biogas a San Michele Tiorre.
E a soffiare sul fuoco sempre il Pd, che a Felino governa il paese con grande acume e estrema visione.
A Parma la sfida sull'inceneritore ha contribuito a cambiare gli esisti elettorali, portando in Comune i 5 Stelle e il sindaco Federico Pizzarotti, oppositore del forno.


Ma le lezioni non bastano mai.
Infatti la regione democratica porta avanti un piano rifiuti che finge di non accorgersi dell'incremento della raccolta differenziata e dell'eccesso di capacità di incenerimento in Emilia Romagna.
A livello nazionale ricordiamo il premier Renzi dare dell'alchimista ad una oncologa da sempre in prima linea per far emergere i gravi rischi per le popolazioni che abitano nei pressi degli inceneritori. Timori poi confermati dallo studio Moniter, che ha evidenziato incrementi significativi di parti pre termine e di tumori per chi vive accanto ai camini.
Il Pd sembra far a gara con sé stesso per inimicarsi le popolazioni, maltrattare i propri amministrati, punire la scelta incauta di farsi da loro governare.
Il messaggio in vista del 25 maggio è lampante.
Mai più Pd, mai più fidarsi, basta con le finzioni e i finti ambientalismi.
Il Pd sembra il partito del cemento, il partito degli inceneritori, il partito dell'inquinamento, il partito delle lobby, del potere, del prendere tutto e subito e lasciare il nulla a chi verrà dopo.
Forza Pd, avanti così.
La comicità piddina va anche oltre.
Bisogna sapere che Andrea Zanoni, candidato dal Pd alle europee, già dipietrista, già indipendente, da sempre contrario all'incenerimento, è sceso a Parma mercoledì per un aperitivo “vegano”,
“Recentemente ho inviato una lettera aperta alla cittadinanza di Parma, riportata dalla stampa per ribadire il mio “no” agli inceneritori. Il nuovo corso del PD ha accolto le istanze di cambiamento e di rispetto dell’ambiente. Anche a Parma lo abbiamo ribadito insieme al Sottosegretario Del Rio pochi giorni fa. Non solo bisogna chiudere quello di Parma, ma anche quelli di Verona, Brescia e Bolzano”.
Magari anche quello di Felino, che ne dice Zanoni?
Ma stiamo parlando dello stesso Pd di Bernazzoli e Castellani?
E' lo stesso Pd di Dall'Olio sostenitore delle centrali a biomassa, presidente dello Stuard dove si voleva cementificare un frutteto per far posto al cemento?
Chissà oggi chi ha il coraggio di votare Pd cosa pensa di votare.
Beata coerenza.


giovedì 15 maggio 2014

Chi sporca paghi

Desideriamo tutti, credo, una città pulita.
Ci impegniamo tutti, credo, affinché Parma la sia o la diventi sempre di più.
E i fatti dimostrano da che parte stanno i cittadini.
La raccolta differenziata ha sfondato quota 65% e siamo ai primi posti in Italia come città media.
Un traguardo importante raggiunto grazie anche all'impegno dei parmigiani.
Con qualche neo ancora da sistemare.


Le regole sono state spiegate ormai fino allo sfinimento, ai cittadini come alle aziende.
Eppure è sotto gli occhi di tutti che resiste una piccola minoranza di persone che ancora non rispetta i suoi concittadini e lorda strade e marciapiedi.
Luoghi poi da ripulire, i cui costi aggiuntivi ricadono anche su chi invece si comporta correttamente e rispetta i regolamenti.
Possano piacere o meno le leggi vanno rispettate.
Chi sporca quindi paghi.
Chi abbandona rifiuti per le strade costringe il Comune ha spendere soldi per recuperare i rifiuti e riportare ordine e pulizia.
Il conto va presentato a chi ne è responsabile.
Che deve pagare in toto il servizio non richiesto.
Sarebbe una lezione importante per tutti che chi compie un'infrazione, oltre che esserne diretto responsabile, fosse chiamato a ripianare i costi conseguenti.
Hai sporcato? Il minimo che ti possa accadere è che ti sia presentato il conto.
Oggi la quota è un forfait di 50 euro, che difficilmente copre i costi aggiuntivi.
Il corrispettivo più giusto sarebbe 500 euro.
Si coprirebbero le spese, si darebbe un segnale.

Difficile da dimenticare.

lunedì 12 maggio 2014

NOx

Il Biossido di Azoto è un gas di colore rosso bruno, di odore forte e pungente, altamente tossico ed irritante.
In generale gli ossidi di azoto (NO, N2O, NO2 ed altri) sono generati da processi di combustione, qualunque sia il combustibile utilizzato, per reazione diretta tra l’azoto e l’ossigeno dell’aria ad alta temperatura (superiore a 1.200 °C).
Per quanto riguarda gli effetti sulla salute dell'uomo, gli ossidi di azoto risultano potenzialmente pericolosi per la salute.
In particolare il monossido di azoto (NO), analogamente al monossido di carbonio, agisce sull’emoglobina, fissandosi ad essa con formazione di metamoglobina e nitrosometaemoglobina.
Il biossido di azoto è più pericoloso per la salute umana, con una tossicità fino a quattro volte maggiore di quella del monossido di azoto.
Forte ossidante ed irritante, il biossido di azoto esercita il suo effetto tossico principalmente sugli occhi, sulle mucose e sui polmoni. In particolare tale gas è responsabile di specifiche patologie a carico dell’apparato respiratorio (bronchiti, allergie, irritazioni, edemi polmonari che possono portare anche al decesso).
I soggetti più esposti all'azione tossica sono quelli più sensibili, come i bambini e gli asmatici.
Gli ossidi di azoto si possono ritenere fra gli inquinanti atmosferici più critici, non solo perché il biossido di azoto in particolare presenta effetti negativi sulla salute, ma anche perché, in condizioni di forte irraggiamento solare, provocano delle reazioni fotochimiche secondarie che creano altre sostanze inquinanti (“smog fotochimico”): in particolare è un precursore dell’ozono troposferico e della componente secondaria delle polveri sottili.


L'immagine qui sopra evidenzia come le emissioni dell'inceneritore di Parma registreranno il loro valore massimo a 1300 metri dal camino, in particolare nella direzione sud-est.
Si può notare come il centro indicato come livello di massima emissione/deposito corrisponda ad un insediamento industriale a fianco dell'autostrada del Sole.
I microinquinanti emessi sono cromo, piombo, zinco, metalli, cadmio, mercurio, ipa (idrocarburi policiclici aromatici), diossine.
I macroinquinanti emessi sono monossido di carbonio, composti organici totali, acido cloridrico, acido fluoridrico, ossidi di zolfo, ammoniaca.
Vanno a finire là, come ottimi condimenti.
Buon appetito.

sabato 10 maggio 2014

Pd, partito latitudine

La scelta di Zanoni imbarazza i democratici

Andrea Zanoni, deputato europeo, ricandidato dal Pd per il prossimo rinnovo del 25 maggio, già Idv, già indipendente, esprime con chiarezza il suo pensiero sugli inceneritori.
“Seppellire o bruciare i rifiuti è una cosa che l'umanità non si può più permettere a livello planetario, i rifiuti sono una risorsa importantissima che ci consente di risparmiare le risorse naturali sempre più scarse del nostro pianeta”.


Lo fa rispondendo ad un caro amico di Parma, di cui condivide la passione civica, ma che a suo dire manca di informazione sui suoi punti fermi sui temi ambientali.
Zanoni è contro gli inceneritori e con questa lettera ribadisce il concetto in modo netto.
Anzi il deputato europeo rimette al centro le tecnologie per permettono un tasso di riciclo di materia altissimo come quella di Vedelago, centro all'avanguardia irriso dai nostri amministratori piddini della Provincia, Castellani in prima fila.
A Parma infatti è lo stesso Pd che fa la hola per l'inceneritore di Ugozzolo, lo difende a spada tratta addirittura presentandosi in tribunale al fianco di Iren.
Delrio invece rivendica la chiusura dell'inceneritore di Reggio Emilia, mostrando il trofeo come se fosse stato una macchia da cancellare per sempre.
Renzi invece irrideva l'oncologa Patrizia Gentilini, dandole dell'aspirante alchimista:
La domanda, come direbbe Lubrano, sorge spontanea.
Qual'è la linea di partito?
Quali sono le scelte ambientali del Pd?
L'inceneritore è buono o cattivo secondo la sua latitudine?
Qui Enterprise, navighiamo a vista.


giovedì 8 maggio 2014

Quando Parma indica la via

La città ducale è da sempre stata abituata a fare notizia per le sue idee innovative, le esperienze all'avanguardia, le eccellenze multisettoriali.
E', o, meglio, era.
Perché Parma divenne anche famosa per pessime figuracce e notizie di scandali e ruberie.
Fu la Parmalat, furono le manette a tintinnare tra amministratori, politici, dirigenti.
E la città divenne sinonimo di sporchi affari.


Finalmente, ieri, lo scherzoso funerale dell'ultimo cassonetto rimette in moto l'orgoglio di Parma.
Perché oggi la città può essere fiera di porsi all'avanguardia in Italia sul fronte della raccolta differenziata, tagliando per prima il traguardo del raccolta porta a porta al 100% dei suoi abitanti, con percentuali che schizzano oltre il 60% e veleggiano verso il 70.
La ricetta? Buonsenso, programmazione e l'aiuto dei massimi esperti del settore.
Protagonisti? I parmigiani, quegli abitanti nipoti di Maria Luigia che hanno saputo regalare a sé stessi una terra ricca, florida, foriera di benessere e di benvivere.
La terra del Parmigiano, del Lambrusco, del Prosciutto e del Culatello, del Regio, di Cibus, di colossi agroalimentari famosi nel mondo.
Una terra che ora farà scuola in Italia e in Europa, per il suo modello virtuoso che in 2 anni scarsi ha scaravoltato l'idea stessa di rifiuto, trasformandola in occasione di riuso, riutilizzo, recupero, reinvenzione, cultura.
Questa è la dimostrazione di come sia stato clamorosamente errata la scelta di costruire un inceneritore nel cuore della food valley, di quanto sciagurati siano stati coloro che hanno sostenuto l'ineluttibilità della scelta, le necessità dell'incenerimento, la bontà del progetto.
Ora Parma è avanti.
Ora Parma non si deve fermare.
Il residuo va ridotto sino a briciole perché tutte le materie sono riciclabili, ciò che non lo è è solo frutto di errori di progettazione.
Il nuovo ciclo è dalla culla alla culla, quello che è scarto per un sistema può e deve essere alimento per un altro sistema.

Anche la natura lo fa.

martedì 6 maggio 2014

Facciamo come a Firenze?

A Parma è in scena Miss Avanvera

A Parma c'è chi straparla e vuole rimettere i cassonetti in strada.
Si risolverebbe, sostengono questi ludici analisti, l'abbandono selvaggio, le discariche abusive, la sporcizia sui marciapiedi.


Con un tocco di sacchetta magica.
Insomma per questi massimi esperti della raccolta differenziata la soluzione è semplice ed a portata di mano: collocare per le strade della città i cassonetti della raccolta differenziata.
Lo fanno nelle città civili, dicono.
Ecco allora la città civilissima di Firenze, che i cassonetti in strada ce li ha e che ha risolto definitivamente tutti i suoi problemi di decoro urbano.
Ovviamente niente di tutto questo.
Cassonetti per strada, visibili interrati piccoli grandi chiusi aperti, non fa differenziata.
Se puoi buttare a vanvera lo fai, a Parma si parla anche a...
Così l'unico metodo che funziona è il porta a porta puntuale, con la gestione dei rifiuti riportata in casa dei cittadini, che sono perfettamente in grado di portare a termine il compito con ottimi risultati.

Senza cassonetti per le strade.

domenica 4 maggio 2014

Rudvallei, rifiuti dall'Italia e dal mondo

E siamo solo all'inizio

La porta è aperta, anzi, spalancata.
Benvenuti ai sacchi neri d'Italia.
Il 24 gennaio scorso una segnalazione per un automezzo targato Salerno, in coda ai cancelli del Paip.
Il 30 aprile la diffida della Provincia per stroncare il traffico di rifiuti speciali provenienti da fuori provincia per alimentare il forno.
La stessa Provincia che nel 2008 ha autorizzato un impianto grande il doppio del necessario ora stigmatizza l'atto che certifica quell'errore, recitando a soggetto.
Ora sostiene, ora fischia, un colpo al cerchio e uno alla botte.


La situazione che emerge è semplice: non ci sono rifiuti per soddisfare la fame dell'inceneritore.
Così ad appena un mese dall'avvio definitivo il laccio carburante-scarso strangola il camino, che boccheggia.
Abbiamo vissuto sei mesi di esercizio provvisorio durante i quali l'impianto ha funzionato al 35% delle sue potenzialità, un chiaro segnale dell'andamento lento della fornace.
A Ugozzolo si tira a campare e si raccolgono rifiuti dove non si può.
Iren è una Spa a maggioranza pubblica, i cui proventi alimentano gli scarsi bilanci delle amministrazioni locali che ne sono socie.
Bruciare, inquinare, guadagnare.
Ma bruciare è anche spendere, perché il conto al cancello di Ugozzolo è molto salato, al punto che converrebbe portare il rudo a Brescia, dove smaltirlo costa la metà.
Un enorme gatto che si morde una enorme coda.
A Parma si vive questa fase al limite del teatro dell'assurdo.
Costretti a portare rifiuti in un impianto costosissimo per poi ricavarne pochi spiccioli.
Con il timore di mettere a rischio i bilanci della società di cui si è soci, ma che dovrebbe lavorare sempre meno per la crescita della differenziata, il calo del rifiuto indifferenziato e dell'inquinamento che bruciare rifiuti comporta.
Da che parte guardare?
Il fil di lana è davvero stretto e fragile e si rischia il disastro.
A Torino si assiste agli stessi scenari.
Un enorme impianto di incenerimento a poche centinaia di metri da un ospedale e dalla case dei torinesi.
Nessun impianto di teleriscaldamento collegato, quindi altro calore che si disperde nell'infuocata Padania, nessun beneficio economico dal recupero del calore.
Un avvio disastroso con decine di incidenti e blocchi, con i cittadini infuriati e sulle barricate.
Lo stesso gestore a Torino come a Parma, che nella ex capitale ha ereditato un impianto costruito da altri, quindi sconosciuto a chi ora deve guidarlo e mantenerlo sulla carreggiata.
Anche questa è un'altra triste storia della politica che mette lo zampino negli affari.
Una multiutility fitta di poltrone, posti di comando indicati dai partiti, bilanci da assaltare alla baionetta, un'arma bianca che lascia sull'asfalto solo rifiuti, appunto. E anche pochi, peraltro.
Oggi siamo qui a rimembrare.
I tempi della municipalizzata che serviva la propria città e non aveva altri scopi.
Certamente un altro centro di potere, di distribuzione cencellesca, ma qui e ora.
La stanza dei bottoni a portata di mano, il potere a un tiro di schioppo, conosciuto, individuato, modificabile.
Ora si ripensano quegli anni e quel portafoglio svuotato per le grandi opere, le hola per il grande gruppo, la grande holding, il grande fiuto per il business.

Ora siamo qui a vedere passare rifiuti sconosciuti, toccandosi che non accada come in tanti altri luoghi di questa Italia soffocata dai banditi.