lunedì 31 marzo 2014

Primo non mischiare

La ricetta semplice che fa vincere il riciclo

Separare o, meglio, non mischiare.
La ricetta è semplice e si riassume in un'unica mossa, che fa la differenza tra produrre rifiuti o produrre scarti, cioè separare.
I rifiuti sono di difficile gestione, gli scarti invece vengono reimmessi nei cicli produttivi, tornando ad assolvere la funzione per cui erano stati prodotti.
Le nostre case e le nostre aziende, i nostri uffici e le nostre mense, le nostre palestre e i nostri ristoranti.
Siamo noi che possiamo scegliere se produrre rifiuti o generare scarti e tutto dipende da dove collochiamo gli oggetti che non ci servono più.


La corretta gestione di ciò che vogliamo scartare è in realtà molto più semplice di come siamo abituati a pensare o di come ci viene presentata tutti i giorni dall'opinione pubblica.
Siamo stati abituati a non doverci occupare dei nostri scarti ed a gettare tutto dentro un grande cassonetto puzzolente, che veniva svuotato regolarmente e il cui destino non ci interessava minimamente.
Le buche dove andava a finire il contenuto dei cassonetti si sono infine riempite e abbiamo quindi acceso grandi fuochi dove tentare di distruggere questi materiali.
Oggi questi roghi, che nel frattempo abbiamo capito essere molto pericolosi per le esalazioni tossiche che producono, sono circoscritti in camere stagne e filtrati da costosi marchingegni che cercano di trattenere parte delle molecole tossiche che si producono.
Ma in questo modo tutto va sprecato.
Così si è tornati finalmente ad una analisi puntuale del problema, per capire che in realtà ce lo siamo praticamente inventato da soli.
La nostra creazione maligna è mischiare casualmente tutti i materiali scartati producendo una maionese impazzita impossibile da gestire.
La prova è nelle parole dello stesso gestore, quando descrive la vagliatura del residuo.
“Il selezionatore del Cornocchio. La fase di vagliatura del rifiuto indifferenziato è effettuata con un vaglio rotante con cilindro di diametro 2,4 m, lunghezza 14 m, inclinato di circa 6° sull'orizzontale e dotato lungo lo sviluppo di fori circolari di diametro 80 mm. Il vaglio è dimensionato per una portata massima di 65 t/h. La frazione di sopravaglio (frazione secca) che esce dal selezionatore è costituita essenzialmente da plastiche, carta, cartone, metalli, ecc. di dimensioni superiori a 80 mm, in quantità pari a circa il 55-65% del materiale in ingresso.
Se i cittadini, a monte, eliminano dal residuo plastiche, carta, cartone che rappresentano, a dire del gestore la maggior parte del residuo, capite che il gioco è fatto.
Cosa dono infatti al sacco del residuo?
Solo quello che non è possibile riciclare e sappiamo bene che questa parte è ridotta ai minimi termini e sarà in futuro ancora di meno.
Compio questo gesto di attenzione perché comprendo che per il mio comune il residuo rappresenta un costo, mentre i materiali riciclati rappresentano al contrario una fonte di guadagno.
La conclusione di questo ragionamento tocca direttamente il mio portafoglio.
Meno residuo, meno spese, meno tassa sui rifiuti.
Se riciclo risparmio.

Semplice no?