lunedì 31 marzo 2014

Inceneritore di Parma, chiuso a metà

La notizia era nell'aria.
Di rifiuti non ce ne sono e non se ne trovano.
Difficile anche superare lo sbarramento posto dell'Autorizzazione Ambientale Integrata, la patente che nell'ottobre del 2008 la Provincia di Parma rilasciò a Iren.
Così a pochi giorni dall'inaugurazione ufficiale dell'impianto il gestore ha deciso il passo indietro, cioè chiedere alla Provincia di chiudere una linea e portare l'impianto a 65 mila tonnellate di rifiuti l'anno, contro i 130 mila previsti.


La notizia era da un po' di giorni che emergeva nelle pieghe dell'informazione.
Anche Legambiente, tornando su un suo cavallo di battaglia, un inceneritore più piccolo per servire solo le necessità dei rifiuti urbani del territorio, era tornata alla carica insistendo sul suo punto fermo: questo inceneritore è grande il doppio del necessario.
In effetti con la crescita della raccolta differenziata nel capoluogo, entro maggio tutta la città sarà porta a porta senza cassonetti stradali, è schizzata in alto l'asticella della riciclo e di conseguenza si è minimizzato il rifiuto secco residuo, il “carburante” che serve a Iren per far funzionare l'impianto parmigiano senza dover ricorrere a massicce dosi di gas metano, un po' troppo caro per i debiti pesanti della multiutility, che dal nuovo impianto deve assolutamente guadagnare e non certo perdere.
Il “mostro di Ugozzolo”, così come viene spesso indicato dalle associazioni ambientaliste come Gcr, è anche in difficoltà con il collegamento alla rete di teleriscaldamento che doveva dar modo di recuperare il calore prodotto nei forni.
Lentezza nella posa delle tubazioni, crisi di liquidità, incertezza sul fronte delle utenze disponibili all'allaccio sono tra le ipotesi più accreditate al momento.
Fatto sta che da fine agosto 2013, da quando cioè l'impianto ha cominciato a “sbuffare”, tutto il calore è andato perso e nessuna caldaia è stata spenta.
La rete del teleriscaldamento di Parma è tuttora alimentate dalle centrali a gas metano esistenti.
La linea che Iren intende chiudere è quella dedicata ai rifiuti speciali delle aziende, che con l'avvento della differenziata stanno riducendo drasticamente il loro rifiuto residuo, ovviamente anche perché smaltire costa, differenziare invece rappresenta un risparmio netto.

La linea doveva anche essere alimentata “a fango”, cioè con il residuo secco delle depurazioni cittadine, ma pare che ci siano state non poche difficoltà nell'allestire l'impianto ad hoc, vista l'estrema umidità contenuta nel materiale e la scivolosità della miscela, che sguscia via come una trota d'acqua dolce.

Primo non mischiare

La ricetta semplice che fa vincere il riciclo

Separare o, meglio, non mischiare.
La ricetta è semplice e si riassume in un'unica mossa, che fa la differenza tra produrre rifiuti o produrre scarti, cioè separare.
I rifiuti sono di difficile gestione, gli scarti invece vengono reimmessi nei cicli produttivi, tornando ad assolvere la funzione per cui erano stati prodotti.
Le nostre case e le nostre aziende, i nostri uffici e le nostre mense, le nostre palestre e i nostri ristoranti.
Siamo noi che possiamo scegliere se produrre rifiuti o generare scarti e tutto dipende da dove collochiamo gli oggetti che non ci servono più.


La corretta gestione di ciò che vogliamo scartare è in realtà molto più semplice di come siamo abituati a pensare o di come ci viene presentata tutti i giorni dall'opinione pubblica.
Siamo stati abituati a non doverci occupare dei nostri scarti ed a gettare tutto dentro un grande cassonetto puzzolente, che veniva svuotato regolarmente e il cui destino non ci interessava minimamente.
Le buche dove andava a finire il contenuto dei cassonetti si sono infine riempite e abbiamo quindi acceso grandi fuochi dove tentare di distruggere questi materiali.
Oggi questi roghi, che nel frattempo abbiamo capito essere molto pericolosi per le esalazioni tossiche che producono, sono circoscritti in camere stagne e filtrati da costosi marchingegni che cercano di trattenere parte delle molecole tossiche che si producono.
Ma in questo modo tutto va sprecato.
Così si è tornati finalmente ad una analisi puntuale del problema, per capire che in realtà ce lo siamo praticamente inventato da soli.
La nostra creazione maligna è mischiare casualmente tutti i materiali scartati producendo una maionese impazzita impossibile da gestire.
La prova è nelle parole dello stesso gestore, quando descrive la vagliatura del residuo.
“Il selezionatore del Cornocchio. La fase di vagliatura del rifiuto indifferenziato è effettuata con un vaglio rotante con cilindro di diametro 2,4 m, lunghezza 14 m, inclinato di circa 6° sull'orizzontale e dotato lungo lo sviluppo di fori circolari di diametro 80 mm. Il vaglio è dimensionato per una portata massima di 65 t/h. La frazione di sopravaglio (frazione secca) che esce dal selezionatore è costituita essenzialmente da plastiche, carta, cartone, metalli, ecc. di dimensioni superiori a 80 mm, in quantità pari a circa il 55-65% del materiale in ingresso.
Se i cittadini, a monte, eliminano dal residuo plastiche, carta, cartone che rappresentano, a dire del gestore la maggior parte del residuo, capite che il gioco è fatto.
Cosa dono infatti al sacco del residuo?
Solo quello che non è possibile riciclare e sappiamo bene che questa parte è ridotta ai minimi termini e sarà in futuro ancora di meno.
Compio questo gesto di attenzione perché comprendo che per il mio comune il residuo rappresenta un costo, mentre i materiali riciclati rappresentano al contrario una fonte di guadagno.
La conclusione di questo ragionamento tocca direttamente il mio portafoglio.
Meno residuo, meno spese, meno tassa sui rifiuti.
Se riciclo risparmio.

Semplice no?

giovedì 27 marzo 2014

Battesimo o funerale?

Ci sono inaugurazioni che stridono anche solo nel chiamarle tali, visto il clima da funerale che le accompagnano: si finge di brindare, ma il calice è di fiele.
Sono vere e proprie sconfitte, per tutti, ma si tenta l'impossibile per mantenere una smorfia che assomigli vagamente ad un sorriso.
Grigi giorni fatti di pennacchi scuri che sistematicamente irrorano la campagna con imprecisate ma imponenti quantità di molecole.


Il camino, dirimpetto al Tav, svetta sui mulini bianchi, osserva i laboratori che studiano le difficoltà del respiro e i possibili rimedi: sì, proprio di rimpetto alla causa.
Il moloch è il nuovo simbolo della valle del cibo, improbabile forno dove rosolare cappelletti e tortelli d'erbetta.
Enorme, presenta già l'affanno per l'insufficiente apporto di combustibile, e rivolgerà l'attenzione oltre i confini della Provincia, per poter mantenere viva la fiamma: di queste ore gli echi reggiani.
Un camino che ha estremo bisogno di sostegno.
Di certo non verrà meno da piazzale della Pace, ultimo gesto generoso di un ente sull'orlo della rottamazione.
Perde la città, perdono i cittadini, perde la politica che non ha compreso l'autogol di questa torre di Babele fuori tempo massimo, con opinione pubblica univocamente contraria.
Avanti negli anni il film dell'oggi mostrerà la traccia pesante in terra a nord, fardello del finto progresso, della finta soluzione che non è tale.
Saranno lunghi anni polverosi, in senso letterale, che daranno generoso contributo al ribasso al respiro asmatico del bacino padano.
Un'altra, inutile, zavorra, per ancorare al basso il territorio, per togliere speranza, impedire il cambiamento, giocare a roulette tatare con colpevole consapevolezza.
La si vorrebbe inaugurare.
Chi troverà il coraggio?
Ad Acerra il vescovo rifiutò l'invito con parole molto esplicite.

Il tempo dei sorrisi di maniera è finito.

lunedì 24 marzo 2014

I magnifici 4

I valori eterni del Paip di Parma

La diretta da Ugozzolo, con tanto di dati di emissione del camino, è stata uno dei caposaldi della campagna di sostegno a favore dell'inceneritore di Parma, un gioiello che non avrebbe avuto timore di mostrarsi senza veli.
Un inno alla trasparenza, di fronte allo scetticismo crescente della popolazione e al netto contrasto al progetto da parte delle associazioni ambientaliste, ovviamente di una in particolare.
Alcuni schermi a disposizione della cittadinanza, posizionati in luoghi frequentati come la sede della Provincia di Parma e il centro direzionale del Comune in viale Mentana, per dire che nulla era celato e tutto era a disposizione dell'occhio critico di cittadini e opinione pubblica.
Una pagina web dove riportare le emissioni giornaliere delle due linee di incenerimento, che ogni ora emettono in atmosfera qualcosa come 144 mila metri cubi di aria sporca, 24 ore al giorno, 330 giorni l'anno.
Lo schema riportato sul sito del gestore traccia le emissioni di 9 gas, esprimendo i valori in milligrammi per normal metro cubo di aria.
I dati riportati qui sotto sono però sempre fissi, quindi praticamente inutilizzabili.
Il carbonio organico totale è fisso sullo zero su entrambe le linee.
L'acido fluoridrico ha un valore “bloccato” a 0.040 che non muta con il trascorrere dei giorni.
L'emissione di Pm10 sembra inesistente visto che non si muove dal valore 0.
L'ammoniaca riporta giorno per giorno lo stesso numero, 0.025.


Sicuramente ci sarà una spiegazione.
L'attuale esercizio provvisorio, quindi sistema ancora da settare in vista dell'esercizio definitivo.
Oppure valori espressi in misura troppo grandi e quindi emissioni non rilevabili.
Fatto sta che se lo spirito della tabella era quello di informare, il risultato ottenuto è quello di far dubitare.
Valori eternamente sullo zero o riportati sempre con la stessa cifra hanno il sapore dell'inutilità e portano alla domanda fatidica: cosa li riportano a fare?
Il dubbio è che il monitor multimediale sia l'ennesimo specchietto per le allodole, utile praticamente a niente se non a mostrare un po' di fumo (è proprio il caso di dirlo), tenendo celato l'arrosto, che sarà senz'altro buono, ma non è disponibile all'assaggio.
Lo sforamento dei limiti emissivi, accaduto il 19 febbraio scorso, non è stato comunicato, se non nella pagina del sito con qualche frase di rito per rassicurare chi per caso fosse capitato in quella pagina, in quel giorno.
La notizia della presenza ai portali di rifiuto radioattivo è emersa dopo due settimane dall'episodio.
L'esercizio provvisorio si protrae da fine agosto 2013 e ancora non è giunto a conclusione.
Insomma notizie poco comunicate e dati molto monotoni che portano alla noia e al disinteresse, che magari è anche l'atteggiamento preferito dagli addetti ai lavori.

Altro sarebbe mettere a disposizione i dati grezzi di emissione, con tabelle che riportino le emissioni nel semiorario, che riguardassero un numero cospicuo di molecole, per dare finalmente prova, alla luce del sole, delle meravigliose prestazioni del camino di Parma, sfavillante nuovo simbolo della food valley emiliana.

venerdì 21 marzo 2014

Il decimo sigillo

La primavera di Parma inizia sotto il segno nero dello smog.
Dieci giorni consecutivi di polveri sottili oltre i limiti.
76 i microgrammi registrati al laboratorio posto in via Montebello, 73 in Cittadella, 63 a Colorno, 57 al Paip, 63 a Mezzani, 55 a Paradigna, 56 a Sorbolo: un filotto.
Con Reggio abbiamo il dato peggiore di tutta la regione, che ieri ha registrato una media di Pm10 di 64 microgrammi per metro cubo di aria.


Domenica a Parma il blocco del traffico entro i viali di circonvallazione.
In Emilia Romagna tutte e 9 le province sono sotto stress per la cappa di veleni che dal 5 marzo hanno cominciato a infittirsi per poi rendere irrespirabile l'aria dall'11 in avanti.
Con il superamento di ieri sono 31 i giorni fuori legge da inizio anno e mancano solo 4 giornate per bruciare il bonus annuale concesso dalla normativa.
L'associazione ambientalista Gcr aveva lanciato tempo fa la proposta di dieci mosse antismog
che darebbero una scossa ad una situazione che appare quasi irreparabile.
Aldilà di chiudere i centri città alle auto non sembra che la politica padana abbia molte altre idee.
Paghiamo decenni di immobilismo e di cecità sul fronte dell'incremento delle fonti emissive, a partire dagli insediamenti industriali lasciati liberi di lasciare la loro pesante impronta sull'ambiente circostante.
Paghiamo il boom dei motori a gasolio, quando oggi si ha certezza sulle terribili miscele che fuoriescono dalle marmitte di questi motori ancora oggi molto di moda.
Paghiamo il fingere che spargere veleni in atmosfera, sotto terra, nelle acque, non ritorni alla fine a nuocere a noi stessi, come uno spietato boomerang da noi armato e poi gettato verso chi verrà dopo di noi.
Paghiamo anni di amministrazioni di destra che investivano in inutili gioielli per lasciare ai posteri la loro firma, e amministrazioni di sinistra deferenti a multiutilities che sfornavano posti di potere, utili utili ai bilanci e, ahimè, nuvole nere negli orizzonti padani.
Oggi raccogliamo questa pesante eredità senza che nessuno paghi per le scelte del recente passato.

Anche se i polmoni, almeno quelli, respirano la stessa aria maledetta.

giovedì 20 marzo 2014

Batti il 9

Da nove lunghi giorni Parma sotto assedio: vince lo smog

Dall'11 marzo scorso l'aria di Parma è pericolosa per la salute.
I dati di ieri hanno confermato il trend negativo che sta caratterizzando la parte centrale del mese di marzo e sta soffocando l'intera regione sotto una cappa di veleni e gas pericolosi.
Stiamo parlando ovviamente dei livelli di polveri sottili (Pm10) che anche ieri hanno sforato i limiti, attestandosi a Parma a 56 microgrammi per metro cubo di aria (a Forlì Cesena il primo posto in regione con 76 µg).


Il saldo del mese peggiora ogni giorno che passa: da inizio marzo 11 giornate di aria fuorilegge che diventano 30 se sommiamo gli sforamenti da inizio 2014.
Siamo a un passo dall'avere consumato i 35 giorni all'anno che la legge consente come bonus.
In 3 mesi ci stiamo bruciando il borsellino di un anno.
Parma ha la peggior aria dell'Emilia Romagna con una media di 46 microgrammi, seguono a ruota i capoluoghi Rimini (43) e Forlì Cesena (41), mentre la media regionale si attesta a 38.
Nella giornata di mercoledì fuori norma anche i dati di Colorno e della Cittadella, mentre confermato il superamento dei limiti anche ai laboratori mobili del Paip (53 micgrammi) e di Mezzani-Malcantone (livello 55).
Da inizio 2014 la nostra regione ha registrato 173 sforamenti del limite dei 50 microgrammi e 286 dati hanno superato i livello di attenzione di 40 microgrammi.
E' il bacino padano che soffoca, soverchiato da una massa di inquinanti che raccolgono le emissioni di automobili, industrie pesanti, centrali, inceneritori, camini, caldaie.
Una delle 4 aree più inquinate al mondo paga anche la sua conformazione fisica che crea in molti giorni dell'anno il fenomeno dell'inversione, che schiaccia al suolo le masse d'aria con l'aiuto dell'alta pressione.
Sul fronte delle azioni riparatorie nulla si muove. Come l'aria di questi giorni.

mercoledì 19 marzo 2014

Pm 10, 8 giorni irrespirabili

Ieri Parma ha raggiunto l'ottavo giorno consecutivo di sforamento dei limiti del Pm 10.
La lancetta è andata a 89 microgrammi contro i 50 consentiti per legge.
Tutti i laboratori locali di Arpa tutto sopra il livello di guardia: al Paip 63 microgrammi, a Mezzani 72, 65 a Paradigna, 64 a Sorbolo
Queste stazioni sono state collocate sul territorio con l’obiettivo di valutare eventuali impatti sulla qualità dell’aria prodotti, nelle aree circostanti, da specifiche fonti di emissione come impianti industriali ed altre infrastrutture (chi vuol comprendere è servito).

Infine, in città, anche in Cittadella si registra un livello altissimo, 82 microgrammi, mentre a Colorno la misura è di 70, 20 misure oltre la norma.
Tutte e 9 le province della regione sono andate fuori misura con una media di 82 µg/m3.
Una settimana da incubo, con la media in città a 74 microgrammi.
Ieri il record di aria fetida a Forlì Cesena con una media nelle 24 ore di 117 µg/m3, oltre il doppio della misura massima accettata dal regolamento.


Il sole splende, sale l'alta pressione, l'aria si ferma e lo smog prodotto nelle città rimane bloccato in atmosfera a rendere irrespirabile la miscela di gas che respiriamo 24 ore al giorno.
Una cappa di veleni che coinvolge l'intero bacino padano e non rappresenta di certo una novità nell'ambito della qualità ambientale dei nostri territori.
Nonostante la situazione allarmante, nonostante l'Oms abbia dichiarato cancerogene le polveri sottili, nulla cambia sul fronte delle misure antismog.
Le amministrazioni sembrano impotenti e incapaci di modificare la situazione, di incedere in qualche maniera per invertire la tendenza.
Anzi.
Proliferano i progetti di ulteriore innalzamento della pressione ambientale.
Nuove fornaci che aziende spregiudicate propongono ovunque, spacciando i progetti come sistemi ambientalmente validi: si tratta a volte di sproporzionate centrali a biomassa, oppure enormi centrali a biogas, e spesso trovano terreno fertile nelle amministrazioni locali attirate da effimeri e limitati guadagni che magari potrebbero sanare parte dei debiti comunali.
Sull'orlo del disastro.
I dati sanitari sullo stato di salute delle popolazioni è la miglior cartina di tornasole di come stia dilagando la malattia.
Parma rimane la città con il tasso di tumori femminili più alto al mondo.
Qualcosa vorrà pur significare.
Ci trasciniamo con decisione verso un traguardo di non ritorno.




martedì 18 marzo 2014

15 mistero

All'indirizzo web http://www.irenambiente.it/attivita.php?id=205 sono riportati i dati di emissione dell'inceneritore di Parma, attivo dal 28 agosto 2013 e tuttora in fase di esercizio provvisorio, in attesa che finalmente, il 31 marzo, si passi all'esercizio definitivo.
Le misurazioni riguardano 9 inquinanti gassosi monitorati a camino attraverso sofisticati sistemi di controllo denominati Sme, con i parametri previsti dal Dlg 133/05 e dalla AIA, l'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata nel 2008 dalla Provincia.


Ossidi zolfo, ossidi di azoto, monossido di carbonio, carbonio organico totale, acido cloridrico, acido fluoridrico, pm10, polveri totali, ammoniaca.
Un menù ben poco rassicurante, che evidenzia come dal camino non esca propriamente aria fresca di montagna come sosteneva un competente personaggio qualche tempo fa.
Del resto sono molte di più le sostanze che fuoriescono da un impianto di combustione di rifiuti, oltre 200 quelle individuate e caratterizzate, ancora di più le molecole sconosciute: si parla di migliaia di aggregazioni chimiche che vengono liberate in atmosfera.
Lo schema del rapporto on line è impostato come misura in milligrammi per normal metro cubo di aria.
Da notare che il dato delle pm10 è sempre sullo zero, come anche il carbonio organico totale.
Non sappiamo se sia addebitabile alla eccessiva grandezza della misurazione (milligrammi) o da un settaggio ancora in via di regolazione. Lo sapremo con l'entrata in esercizio.
Il mistero del 15 riguarda per l'appunto la misurazione del 15 marzo.
Sul sito la pagina è tristemente vuota.
Non ci sono spiegazioni sulla mancanza di dati.
Non è ipotizzabile che l'impianto fosse spento, anche perché in quelle occasioni viene scritto in modo esplicito.
Cosa è successo il 15 marzo a Ugozzolo?





lunedì 17 marzo 2014

Pm 10, a Parma è nuovo allarme smog

Dopo una tregua di quasi un mese torna l'allarme smog in Emilia Romagna.
Ieri a Parma record di polveri sottili con la media schizzata a 101 microgrammi per metro cubo di aria, il dato peggiore del 2014 e ovviamente il record a livello regionale.
Fa riflettere che il livello 101 rappresenta solo la media nelle 24 ore, visto che a Parma non esistono dati in continuo che analizzino anche le medie orarie, come invece succede in altre città.
Da 6 giorni l'intera regione è tornata sotto assedio dallo smog, ma è dal 7 marzo che i livelli hanno superato la soglia di attenzione di 40 microgrammi.


Ieri media regionale a 77 µg/m3, sabato 66, venerdì 74, giovedì 60.
Parma regna sulla negativa classifica con una media da inizio anno a 44 microgrammi, la peggiore aria dell'Emilia Romagna.
Da notare che sono state ben 3 le centraline che nella giornata di domenica hanno superato i limiti emissivi fissati per legge: oltre alla solita centrale di via Montebello, anche Cittadella e Colorno hanno sforato, 92 in Cittadella, 86 a Colorno.
Ma domenica è stata davvero una giornata nera.
Anche le postazioni mobili hanno registrato lo strike.
Il laboratorio del Paip ha registrato una media di 87 microgrammi, 89 quello di Mezzani, 79 quello di Paradigna, 84 quello di Sorbolo, sempre per le pm 10.
Ma i dati sono negativi anche sui Pm 2,5: 69 al Paip, 65 a Mezzani, Paradigna e Sorbolo.
Anche sabato i valori di inquinamento hanno sforato i limiti in città e nelle centraline mobili (58 microgrammi quella del Paip), così come venerdì (64).
E' tornato il bel tempo e l'alta pressione e subito torniamo in emergenza ambientale, con l'aria che diventa una miscela irrespirabile e pericolosa per la salute.
Parma ha così già superato i limiti da inizio anno per ben 27 volte, bruciandosi quasi tutto il bonus annuale, che prevede la possibilità di superare i limiti emissivi per 35 volte durante i 365 giorni dell'anno.


mercoledì 12 marzo 2014

Bardi, uno sguardo su Terzigno

Dall'appennino parmense alle terra dei fuochi, passando per l'Aquila
Il 28 marzo Alessandro Chiappanuvoli presenta a Bardi il suo libro-reportage

Promossa dall'associazione Il Cammino Val Ceno, si svolgerà a Bardi, al teatro Maria Luigia, ore 21, il prossimo 28 marzo la presentazione del libro-reportageLacrime di poveri Christi”, dell'autore aquilano Alessandro Chiappanuvoli.
Terzigno, comune di 17 mila abitanti in provincia di Napoli, alle falde del Vesuvio, l'area della Terra dei Fuochi, è salito ai (dis)onori della cronaca per lo scandalo rifiuti, che prima di ogni altra cosa è un dramma umanitario, che sta falcidiando vite umane in tutto il territorio campano.
La fotografia di una Italia perduta, suicidatasi con le proprie mani, martoriata fino allo sfinimento definitivo.


Nel parco Vesuvio la discarica voluta per risolvere i problemi dei rifiuti di Napoli, e dannare gli abitanti di Terzigno, famoso nel mondo proprio per quel vino, Lacrime Christi, ripreso in un gioco di parole dal titolo del libro.
Due gli ospiti della serata di Bardi dedicata al tema rifiuti e a come lo Stato affronta le emergenze, situazioni dove la Camorra non fa mai mancare la propria presenza.
L'autore del libro Alessandro Chiappanuvoli, L'Aquila, 1981, sociologo della multiculturalità, da sedici anni scrive per passione, trattando temi della quotidianità e dedicandosi con particolare attrazione alla poesia. Suoi articoli sono apparsi sul Messaggero, Il Manifesto, Abruzzo 24ore e sul blog di letteratura Nazione Indiana. Nel 2013 ha pubblicatoGolgota, vincitore del premio opera prima dell'Aquila.
Maria Rosaria Esposito, avvocato, terzignese, è attivista in temi ambientali su discariche, inceneritori e centrali a biomassa. E' nata a Benevento nel '65 ma risiede a Terzigno.
Lacrime di poveri ChristiTerzigno: cronache dal fondo del Vesuvio(Edizioni Arkhè 2011) racconta, anche con il prezioso contributo delle immagini di Janos, la crisi del 2010, quando la popolazione si barricò contro Stato e Forze di polizia che volevano aprire l'ennesima discarica.
Cronaca dal di dentro raccontata da uno sfollato del terremoto aquilano che si sente ormai abitante di Terzigno. Cronaca di un eterno conflitto fra le direttive romane e la quotidianità dei cittadini-sudditi.
Il contributo di Maria Rosaria Esposito sarà focalizzato sul baratro apertosi tra potere centrale e cittadinanza, tra doveri imposti e diritti negati.
Bardi, accoccolato sullo sperone di diaspro, parrebbe lontano anni luce dalla terra dei fuochi.
Eppure un filo rosso lega i due territori.
E' l'assalto alle finte energie verdi, come le enormi pale eoliche di cui si sta cercando di coprire gli appennini, o le centrali a biomassa, che stanno letteralmente invadendo il territorio, progetti contro i quali si sono attivati diversi comitati di cittadini, che lottano per la salvaguardia del proprio ambiente, come gli abitanti di Terzigno.

Camminare a Terzigno, camminare a Bardi: un orizzonte comune.

mercoledì 5 marzo 2014

Quant'è residuo il residuo

Quartiere Pablo.
Prima settimana con la differenziata spinta, i cassonetti sono solo un cattivo ricordo del recente passato.
Secondo appuntamento con il martedì di ritiro del rifiuto residuo.
La settimana scorsa, prima occasione di consegna, abbiamo dimenticato di esporre.
Stamattina quindi il bidoncino grigio scuro era in strada.
Ma dentro, a dire la verità, c'era davvero poco.
Due sacchetti di indifferenziato, il prodotto di due settimane.
Con piacere abbiamo conferma che davvero rimane pochissimo da smaltire, se la differenziata spinta è applicata con un minimo di accortezza.


Ovviamente nessun residuo alimentare entra nel grigio, la plastica e il barattolame prendono la strada del sacco giallo, il vetro entra nella campana verde stradale.
Rimane pochissimo.
Qualche carta lucida, qualche plastica composita (evidentemente un errore di progettazione).
Perché in fondo cosa c'è di non riciclabile?
Le plastiche dure?
In Toscana, alla Revet, le riciclano tutte, producendo materiali plastici di seconda scelta che vengono finalizzati a nuove produzioni, come componenti della Vespa Piaggio.
E' solo questione di tempo.
Anche a Parma dobbiamo fare questo ulteriore salto in avanti.
Riciclare cioè tutte quelle plastiche che non rientrano nel circuito Conai.
Plastiche per capirci che non sono imballaggio, sono oggetti di per sé, ma in definitiva sono sempre composti da plastica, ed altri oggetti in plastica possono diventare, senza andare a inquinare aria e ambiente con inutili fumi pericolosi.
E' una rivoluzione gentile, costruita con le mani dei cittadini, che possono cambiare completamente la prospettiva dei rifiuti con gesti semplici e non impegnativi.
Separare.
Un unico verbo, che tutti comprendono.
Viene naturale. Chi mangerebbe le patatine insieme al sacchetto? Oppure chi al ristorante insieme al risotto sgranocchia anche il piatto?
Separare i prodotti che non ci servono più in modo da renderli disponibili per un ulteriore utilizzo.
Oggi abbiamo mandato a smaltimento 500 grammi di residuo, con una famiglia di 4 persone, in 15 giorni.
I conti sono presto fatti. Un brivido per chi ancora crede di fare profitto con una gestione dei rifiuti ormai fuori tempo, come quella che brucia tutto dentro una caldaia, non sapendo poi come gestire gli scarti fatti di ceneri pesanti e leggere, queste ultime altamente tossiche e pericolose.
Con costi inauditi per cercare di arginare la massa di inquinanti che queste combustioni inevitabilmente producono.
E' il tramonto. Fatevene una ragione.


lunedì 3 marzo 2014

Inceneritore di Parma, primo sforamento ai limiti di emissione

Lo scorso 19 febbraio la linea di incenerimento numero 1 dell'inceneritore di Parma, dedicata ai rifiuti urbani, ha prodotto uno sforamento dei limiti di legge.
Si tratta del livello di emissione del monossido di carbonio, che ha raggiunto i 66,195 microgrammi contro i 50 consentiti dai limiti di legge.


Il gestore commenta lo sforamento indicando un problema occorso all'impianto elettrico.
“I dati di CO della linea 1 presentano valori elevati a causa di un blackout elettrico che ha prodotto una temporanea riduzione delle prestazioni di combustione che, in questa fase di esercizio provvisorio, ha consentito di verificare gli automatismi in condizioni di stress dell'impianto. Le emissioni di CO rilevate anche in queste condizioni, sono paragonabili alle emissioni di 30 veicoli in marcia per 90 chilometri”.
Massima attenzione quindi a rassicurare la cittadinanza.
Dal 18 febbraio l'inceneritore ha ripreso l'attività avviando entrambe le linee di incenerimento, da 65 mila tonnellate di rifiuti / anno.
Ogni ora dal camino di Ugozzolo escono 144 mila metri cubi di fumi derivanti dalla combustione, valore che a regime avrà una “costanza” di emissione visto che l'impianto opera 24 ore al giorno per 8 mila ore l'anno.
Si è ancora in attesa del passaggio dell'impianto all'esercizio definitivo dopo un periodo di avvio “provvisorio” che ormai dura da ben oltre 6 mesi.
Dal 28 agosto, data di avvio dell'impianto, l'inceneritore ha lavorato a circa un terzo delle sue capacità, con una linea quasi sempre spenta e qualche volta anche con l'intero impianto spento e alimentato a gas metano come ad esempio nel periodo di Natale.
Il Paip di Parma manca ancora del teleriscaldamento, che doveva essere collegato al suo avvio.
In questi giorni è forte lo scontro sul piano regionale rifiuti che apre le porte degli impianti di incenerimento dell'Emilia Romagna a rifiuti provenienti da altri territori, fatto che smentirebbe le rassicurazioni degli amministratori locali, la Provincia, che da sempre sostengono la provenienza solo nostrane del Cdr.