venerdì 7 febbraio 2014

Pm10, gennaio diviso in due

Il meteo mese di Parma si è chiuso con un sostanziale pareggio.
Condizioni dell'aria pessime nella prima quindicina di gennaio.
Miglioramento netto nella seconda.
La media del mese in regione è di 39 microgrammi per metro cubi di polveri sottili, ad un passo dalla soglia di attenzione di 40.
L'aria di Parma si conferma la peggiore in regione con 45 microgrammi per metro cubo, seguita a stretto giro dall'aria di Rimini (media a 44 µg/m3).
A Parma sono stati 12 gli sforamenti, l'ultimo il 27 gennaio e 6 i valori oltre la soglia di attenzione di 40 microgrammi.


Insomma il clima, dal punto di vista dell'inquinamento, è stato per una volta clemente.
Cioè è piovuto molto, l'aria non è rimasta ferma, la dispersione è stata costante.
Ovviamente dal 15 gennaio in avanti. Dell'inizio dell'anno non parliamone.
Sono cambiate le condizioni strutturali che provocano inquinamento?
Certamente no.
Le industrie hanno emesso i loro fumi, le caldaie domestiche idem.
Lungo il loro percorso le marmitte hanno provveduto a irrorare l'aria circostante di particolato.
L'impronta pesante dell'uomo.
Poi diciamo la verità.
Lo smog non sparisce, nemmeno con la bacchetta magica del vento o della pioggia.
Si sposta, si deposita, si accumula altrove.
Non svanisce.
Impregnandosi di acqua acquista peso specifico e cade sul terreno.
Quando asciugherà riprenderà il suo volo.
I composti inquinanti non sono solubili e si mantengono inalterati nel tempo.
Il segno del loro passaggio rimane inciso.
I filtri finali saranno i nostri polmoni, gli alveoli bronchiali dove si depositeranno, iniziando il loro processo di irritazione dell'organo, che le eventuali pesanti conseguenze che potrebbe produrre.
Senza una effettiva riduzione delle quantità di veleni che produciamo ed immettiamo in atmosfera non sono in vista miglioramenti dello stato di salute di persone e ambienti.
Ridurre significa spegnere o comunque abbassare di molto la singola emissione, migliorandone l'efficienza, le performance, la qualità delle sostanze emesse.
Ma non c'è ancora consapevolezza di che cosa stiamo mettendo a rischio e l'ambiente è ancora considerato un ingrediente non indispensabile della nostra cosiddetta "civiltà".
Una civiltà che uccide.