martedì 18 febbraio 2014

La strada maestra del riciclo

Nubi nere in regione.
Non solo quelle dello smog che attanagliano il bacino padano.
Ma anche quelle della politica, che tentennano di fronte alla svolta possibile.
L'Emilia Romagna detiene il primato della raccolta differenziata, ma anche quello degli inceneritori, una dualismo che non può reggere,
Allora bisogna prendere la strada maestra, che è quella del riciclo.
E ridimensionare portata e numero di inceneritori, evidentemente in soprannumero: in Emilia come in Lombardia.


Ma il piano rifiuti regionale, in aperta discussione in queste settimane, tentenna.
In regione manca ormai da 6 mesi l'assessore all'ambiente, dopo la defenestrazione di Sabrina Freda, troppo ambientalista per i gusti della giunta Errani.
La situazione è in fibrillazione.
Parma ha scelto la strada corretta della raccolta porta a porta e chiede una profonda revisione del piano regionale rifiuti. Forlì condivide le posizioni della giunta pentastellata e fa quadrato con Reggio Emilia, che nel 2012 ha scelto la strada del futuro, cioè quella di sostituire all'incenerimento il trattamento meccanico biologico, inventandosi la “fabbrica dei materiali” ed impostato il piano provinciale con produzione di Cdr (combustibile da rifiuto) a zero.
E' la strada che a livello nazionale oltre 500 associazioni hanno indicato nella raccolta firme di presentazione della legge rifiuti zero, per dare finalmente una svolta al settore.
E' in atto una aspra lotta tra passato e futuro, fra mantenimento di posizioni di vantaggio, quelle delle multi utilities, e le sacrosante necessità per i comuni di spendere meno per lo smaltimento, di incassare di più dal riciclo dei materiali.
E' evidente che la visione rifiuti zero è ormai matura per essere concretizzata.
Il laboratorio più avanzato, quello di Reggio Emilia, sta stendendo un piano rifiuti senza inceneritore, sostenuto e difeso dall'assessore provinciale Mirko Tutino, esponente pd un po' fuori dagli schemi per la sua strenua visione anti inceneritorista.
Il rischio di cedere sul fronte del riciclo totale è evidente.
Aprirebbe la strada agli impianti attualmente attivi per accogliere rifiuti provenienti da tutta la regione e probabilmente da tutta Italia.
Sarebbe il business per i gestori di questi impianti, ma una grave sconfitta per chi ci ha creduto, primi fra tutti i cittadini, che con il loro impegno quotidiano sottraggono materia ai camini e permettono il loro reintegro nei cicli produttivi, con un vantaggio a tutto tondo, per le tasche, per la salute, per il futuro che stiamo progettando.