venerdì 28 febbraio 2014

La Regione contro i sindaci

Il mondo capovolto della gestione dei rifiuti

Ci sono i burocrati, che siedono sui loro alti scranni in regione.
E ci sono i sindaci, che ogni giorno affrontano la quotidianità.
Fatta di mille problemi e di milioni di ragioni.
In un mondo ideale l'organo superiore dovrebbe operare per far funzionare il sistema nel modo migliore, perché quella è la strada che porta giovamento a tutti i gangli vitali.
Un lavoro di squadra.


I territori segnalano un problema, si raccolgono tutti i dettagli, insieme si valutano le soluzioni possibili, infine si mettono sul piatto d'argento gli indirizzi ottimali per giungere al traguardo.
Così per i rifiuti.
Abbiamo una regione che grazie ai sindaci e ai loro amministrati, che saremmo noi, è all'avanguardia in Italia per la gestione dei materiali post utilizzo, un esempio lungimirante di come la raccolta differenziata sia in grado di rispondere pienamente alle tante domande che il settore si pone, in ogni borgo e metropoli dello Stivale.
Un fronte avanzato che ha saputo valorizzare le migliori capacità professionali e le esperienze italiane di buona amministrazione.
Il comune toscano di Capannori di Rossano Ercolini, il fuoriclasse Ponte nelle Alpi di Ezio Orzes, la Scuola Agraria di Monza fieramente rappresentata da Enzo Favoino, lo sguardo nitido della chimica libera di Federico Valerio, la scienza di Marco Caldiroli, la competenza schietta di Natale Belosi, l'esperienza sul campo di Patrizia Gentilini, la visione di Carla Poli, l'epidemiologia del presente e del futuro di Ernesto Burgio, la cesellatura di Gianni Tamino, la forza di Paul Connett, il futuro che è oggi di Michael Braungart e William Mcdonough, le alchimie di Luigi Campanella, l'infallibile progettualità di Massimo Cerani, la lettura scientifica di Stefano Raccanelli, la tenacia lungimirante di Massimo Piras.
Una squadra imbattibile.
Ma l'inciampo è a un passo.
Dall'altro lato c'è il Palazzo, che viaggia al contrario.
Che intende riorganizzare il comparto delle gestione dei rifiuti guardando al passato e infischiandosene dei risultati dei comuni, dei piani provinciali e delle loro progressioni.
Mantenendo inalterati i flussi agli inceneritori, bendandosi per non vedere che il residuo in regione è drasticamente calato e non c'è trippa per gatti, quindi con camini da chiudere per mancanza di carburante.
Una triste rappresentazione di un sistema che non c'è più, ma che qualcuno insiste per mantenerlo in vita. Un incubo fatto di accanimento terapeutico.
Oggi emerge chiaramente come questa imposizione strida ferocemente con i territori che macinano risultati virtuosi.
Stride con le condizioni ambientali in cui giace il bacino padano, che necessita di interventi immediati di riduzione e non certo di mantenimento.
Uno stridore che si sente a centinaia di chilometri da Bologna.
Fantasmi che faticano a evaporare.